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“Il canto delle spose” di Karin Albou: ebrei o musulmani, comunque “maschilisti”

– Le ragioni di interesse di un film non sono sempre soltanto artistiche.
Per esempio “Il canto delle spose”, della regista francese Karin Albou ha anche il merito di raccontare una realtà storico-sociale dimenticata o ignota ai più.
Il suo film è ambientato a Tunisi, nel corso della seconda guerra mondiale,  e precisamente al momento dell’occupazione nazista della città. La Tunisia era allora una colonia francese. E in Francia era stato instaurato il governo collaborazionista del maresciallo Petain. Così anche a Tunisi soldati tedeschi e francesi “collaboravano”: per esempio, al rastrellamento degli ebrei. Nel contempo la Tunisia veniva bombardata dagli aerei statunitensi.

Tale contesto storico interessa la regista  in particolare per mettere in luce come la guerra abbia lacerato l’armonica convivenza, fino ad allora consolidata, tra ebrei e musulmani. Una convivenza conforme ad almeno un passo del Corano, citato nel film: quello che predica la concordia tra religioni monoteiste.

E invece, ecco che i nazisti fomentano l’antisemitismo degli arabi; inveiscono, già allora, contro gli intrusi ebrei in Palestina; additano gli ebrei come i responsabili della guerra e delle disuguaglianze sociali in Tunisia; e accusano gli americani di difenderli. Convincono così una parte della popolazione musulmana a collaborare con loro denunciando la presenza di ebrei sul territorio.

I collegamenti di questa pagina di storia con l’attualità sono evidenti; senza tuttavia che la regista ne tragga esplicite conclusioni. Le affida alla riflessione dello spettatore.
Di certo le sta a cuore un invito alla tolleranza, di cui è emblema nel film l’amicizia fra due ragazze, una ebrea, l’altra musulmana. Un’amicizia che – dopo qualche scossone – resiste alla propaganda nazista.
Non è un caso che le protagoniste siano proprio fra due ragazze; perché l’altro tema portante del racconto è l’oppressione della donna nella società dell’epoca, tanto fra i musulmani quanto fra gli ebrei.

Si parla dei matrimoni combinati, nei quali la ragazza veniva mercanteggiata dal futuro sposo con i suoi genitori (e il suo consenso non era determinante); e dell’obbligo per la donna di presentarsi vergine alla prima notte di nozze.
Si assiste a una scena molto cruda: la rasatura del pube della ragazza ebrea, richiesta dal marito, appunto per la prima notte di nozze (secondo l’uso orientale, viene detto).

Tale rasatura è praticata da una donna matura, evidentemente esperta in queste faccende, applicando sulla parte del corpo interessata, del caramello fuso. E’ un procedimento doloroso, che viene descritto nei dettagli e in tutte le fasi, finendo così per assumere il valore di un simbolo: il simbolo di una violenza contro le donne che è più generale e ha tante sfaccettature.
Ho anticipato che “Il canto delle spose” ha forse più ragioni di interesse storico-politico, che artistico. Ma beninteso, non è per nulla un brutto film.

Forse, come accade ai film dove l’interesse dell’autore per il contenuto prevale sul piacere di raccontare, i personaggi e i fatti sono a volte un po’ schematici; proprio perché in funzione di un messaggio da comunicare; di un male “civile” da denunciare.
Eppure il film annovera alcuni momenti senz’altro belli, fra gli altri quelli in cui si descrive la società femminile dell’epoca. Dico: “società femminile”, perché in un contesto così rigidamente maschilista, le donne hanno riti, costumi e spazi, separati da quelli degli uomini.

Che ci si trovi nella piscina dell’hammam (il bagno turco), o fuori dalla camera da letto dove si celebra il primo amplesso coniugale (nell’attesa che lo sposo ne esca esibendo il lenzuolo macchiato di sangue), le donne appaiono spesso ingenuamente festose, in maggioranza ancora non sfiorate dalla coscienza della propria oppressione; oppure rassegnate al dolore come se si trattasse di un destino naturale.
Nel bagno turco, poi, tra i balli e gli scherzi, prende corpo, soltanto allusa, tra i corpi delle donne, una tensione omosessuale; di quella particolare omosessualità che è incentivata dalla repressione dei rapporti eterosessuali.

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

6 Responses to ““Il canto delle spose” di Karin Albou: ebrei o musulmani, comunque “maschilisti””

  1. Gianluca Marco ADAMO ha detto:

    Spero che il Sig. Cercone abbia visto anche il servizio di “TV7” sulle giovani ragazze delinquenti che, in una città del meridione italiano “maschilista” come Napoli, nulla hanno a che invidiare alle bande giovanili e delinquenziali di sesso maschile.
    Spero che il Sig. Cercone, qualche volta, abbia visto films come “Thirteen – 13 anni” – giusto per osservare cosa porta alla società occidentale quel femminismo che da perfetto e *servile* “maschio pentito” difende – come “La città delle donne” di Federico Fellini e, soprattutto, come “Un gioco da ragazze” di Matteo Rovere.
    Quest’ultimo film, caro Sig. Cercone, chissà perchè è stato emarginato quasi come “Ipazia”.
    E visto che il Sig. Cercone nel suo articolo, degno del più misandrico e fliofemminista giornale *comunista*, parla di Hitler, mi piace ricordare a costui dell’enorme favore che un simile criminale riscuoteva fra le donne tedesche di quel periodo.
    Quello stesso Hitler che, alle donne del partito nazista, disse candidamente di “tornare a casa”, con esplicito riferimento al lavoro casalingo.
    Se preferisce, Mussolini, ricercato ed incensato dalle italiane, disse che la donna doveva essere “moglie, madre e portatrice di corna”.
    Invito il Sig. Cercone a visitare, con molta attenzione, il seguente link: http://violenza-donne.blogspot.com .

  2. Gianfranco Cercone ha detto:

    Gentile Sig. Adamo,
    Lei pone questioni che esulano in gran parte del cinema (e perchè no, del resto: il cinema non è solo il cinema). Per quanto mi riguardo sono, banalmente, tanto contrario alla violenza degli uomini sulle donne, quanto delle donne sugli uomini. (Ma va riconosciuto che la prima, storicamente, ha avuto più largo corso). Sono anche contrario al sostegno alle dittature, che provenga dalle donne o dagli uomini.

  3. Gianluca Marco ADAMO ha detto:

    Gentile Sig. Cercone,
    è proprio l’affermazione “Ma va riconosciuto che la prima, storicamente, ha avuto più largo corso” che in molti troviamo inaccettabile e strumentale.
    Sicuramente sono esistite assurdità come la negazione del diritto di voto o di certe carriere, ma che la vulgata femminista, fin troppo accettata dai media e dalla cultura accademica “ufficiale”, abbia abbondantemente e strumentalmente gonfiato certe situazioni, è di facile constatazione.
    Ho voluto citare Hitler e Mussolini proprio per richiamarLe il fatto di come il malvagio ed il violento riscuotano fin troppo successo presso il pubblico femminile.
    Di recente è apparso, sui media, lo studio di alcuni ricercatori che mostrava come gli uomini più malvagi abbiano il maggior successo fra le donne.
    Ha visto Lei, o qualche altro, una forte rivolta contro questo studio da parte di tutte le donne impegnate per la “parità dei sessi”?
    Temo di proprio di NO.
    Il più sincero Buon 2010, a Lei ed ai suoi cari.

  4. Gianluca Marco ADAMO ha detto:

    P.S. L’acredine del mio primo commento era soprattutto dovuta al fatto che i media occidentali evidenziano ed ingigantiscono ogni violenza subita dalle donne o ritenuta tale, ma sono fin troppo silenziosi su molte efferatezze che, in gran numero, le donne compiono a livello di violenza, sia su uomini, sia su donne e, purtroppo, su bambini.
    E non a caso Le ho evidenziato http://violenza-donne.blogspot.com .
    Rinnovo i miei migliori auguri per il 2010.

  5. Gianluca Marco ADAMO ha detto:

    P.S.bis Altro link da mettere sotto l’attenzione di tutti

    http://annamariamangia.splinder.com/post/21825249/Quando+la+violenza+%C3%A8+donna

  6. Gianfranco Cercone ha detto:

    La violenza non è esclusiva di nessuno. Ma dopo secoli di patriarcato, temo che le cifre non siano a nostro favore!

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