Le conseguenze politiche di Natale a Beverly Hills potrebbero essere di segno decisamente positivo.

Il fatto che il cinepanettone di Neri Parenti sia stato ammesso alla greppia di quel complesso sistema di finanziamenti e agevolazioni, che il Ministero della Cultura riconosce ai campioni della cinematografia nazionale, ha spinto il Ministro Bondi ad annunciare una revisione profonda dei meccanismi di co-finanziamento pubblico del cinema italiano.

Si cambia registro, a quanto pare. I contributi cash diverranno eccezione e non regola. I fallimenti nel mercato cinematografico di film baciati da sicuro insuccesso non saranno confusi con i “fallimenti di mercato” nella produzione culturale (che è un tema assai serio, ma non può servire per giustificare questa sorta di risarcimento preventivo ai film “incompresi”).

Poco importa che in tutto ciò, come ha giustamente notato Mario Seminerio, il Ministro Bondi si sia un po’ fantozzianamente infagottato in una serie di distinguo e giustificazioni contraddittorie, nel tentativo di salvare insieme la capra del presente (gli aiuti diretti) e i cavoli del futuro (il credito d’imposta). Rimane il dato che, pur riconoscendo meriti eccessivi alla politica di sostegno al cinema inaugurata cinquantanni fa da Andreotti, Bondi dice che occorre voltare pagina e premiare il rischio d’impresa di chi fa cinema, anziché mettersi impropriamente in società con produttori cordiali e politicamente amici.

Il co-finanziamento statale sarà riservato alle “opere prime”, non alle opere perse: come ha scritto infatti Alessandro De Nicoladei 59 film che hanno ricevuto decine di milioni di euro di finanziamenti nel 2008, a ottobre 2009 ancora 49 non erano riusciti a trovare nessuno che li distribuisse e quelli che sono stati proiettati hanno incassato meno in sala di quanto hanno ricevuto” .
Rimane da capire quando questa riforma, che non è il passaggio al “sussidi zero” che molti ragionevolmente auspicano, sarà davvero realizzata. E’ una riforma moderata e ci stupiremmo se servissero più mesi di quelli che sono serviti ad Obama per cambiare il sistema sanitario americano.

Tra i meccanismi perversi che Natale a Beverly Hills ha inopinatamente illuminato, non c’è solo quello dei finanziamenti al cinema. C’è anche quello che regola la competizione culturale del centro-destra e nel centro-destra, all’interno del mercato politico. L’ennesimo scontro tra le testate berlusconiane – Libero e il Giornale – e Fare Futuro ha evidenziato, una volta di più, la natura grottesca della “caccia a Fini”, che vede quotidianamente impegnati gli house organ del berlusconismo. Lo ha scritto bene Filippo Facci, e non vogliamo aggiungere altro.  Che le due corazzate della stampa berlusconiana abbiano iniziato una campagna anti-culturale, pur di porsi all’estremo opposto delle ambizioni culturali della fondazione finiana, non è una buona notizia, ma non è più una notizia. Non ci sono più equivoci ed è meglio così.

Anche su questo, però, avrebbe da meditare, non come Ministro, ma come coordinatore nazionale del Pdl, il senatore Bondi che, con le sue tenerezze poetiche e inquietudini culturali, sarebbe in teoria una vittima perfetta dei giornali che dettano l’agenda e delle trombe che suonano la carica alle truppe del Cavaliere.