– Fin dalla nascita degli Stati moderni l’identità nazionale è stata fondata su una lingua comune e su dei simboli costruiti artificialmente, come la bandiera, l’inno nazionale, le feste nazionali. Qualche anno fa, quando la Convenzione discuteva la Costituzione Europea, si trovò a dover affrontare un problema: che cos’è che ci fa sentire europei? I costituenti si adoperarono per cercare di trovare degli elementi che potessero dare ai cittadini europei una qualche sensazione di appartenenza, una identità non nazionale, ma comunitaria.
Non essendoci una lingua unica, alcuni costituenti hanno pensato bene di sostituirla con delle comuni radici culturali e, soprattutto, religiose, e chiesero l’introduzione nella Costituzione Europea di un richiamo a delle radici giudaico-cristiane. Quella proposta fu respinta e, col tempo, fu respinta anche la Costituzione Europea.

Ora che è stato in qualche modo approvato il Trattato di Lisbona ci troviamo di nuovo di fronte ad un tentativo di rafforzare il nostro senso di appartenenza all’Unione Europea. Ma è il peggiore tentativo possibile: una tassa europea. In questi giorni ne hanno parlato sia il Presidente della Commissione Barroso che il neoeletto Presidente dell’Unione Van Rompuy. Esultano i paesi che più di tutti sognano un’Europa Federale, mentre in teoria i paesi come la Gran Bretagna, da sempre contrari ad un’eccessiva cessione di sovranità in favore dell’Unione, dovrebbero essere contrari. Ma la tassa proposta potrebbe essere una Tobin Tax (dal nome del premio Nobel per l’economia James Tobin, che la propose nel 1972), cioè una tassa sulle transazioni finanziarie. Una tassa di questo tipo è stata proposta recentemente anche dal Premier inglese Gordon Brown, ma già nel 2006 la Presidenza di turno austriaca dell’Unione aveva proposto una Tobin Tax comunitaria, mentre in Italia il Ministro Tremonti aveva parlato di emissione di titoli del debito pubblico europeo. Ora sembra purtroppo che i tempi siano maturi: questa tassa infatti va a colpire proprio quel mondo della finanza che viene comunemente accusato di aver provocato la crisi. I proventi della tassa andrebbero inoltre a coprire i buchi creatisi con le misure anticrisi.

Noi non possiamo che dirci contrari ad una nuova tassa, ed in particolare ad una Tobin Tax, per diversi motivi. Innanzitutto perché sono i Governi, e non i mercati, a causare le crisi: con i loro programmi, con le loro nazionalizzazioni, con i loro “stimoli” e le loro sovvenzioni, movimentando masse enormi di risorse secondo logiche in larga misura arbitrarie.

In secondo luogo, perché una tassa anche contenuta sulle transazioni finanziarie potrebbe pesantemente distorcere la catena globale dei mercati azionari, e questo si tradurrebbe in una forte limitazione della libertà di movimento dei capitali nel mercato europeo. Inoltre, una tassa sulle transazioni farebbe diminuire il flusso di informazioni che il mercato finanziario trasmette agli operatori, quel flusso che consente di monitorare lo stato di salute delle imprese e le costringe a mantenere comportamenti virtuosi.

Un’Europa federale non la si fa con le tasse federali. E un’identità comune non la si costruisce con le tasse o con i debiti pubblici europei, ma al contrario dando ai cittadini garanzie di pace e di libertà. La pace tra gli Stati dell’Unione è garantita, ma le libertà, soprattutto le libertà economiche, sono continuamente minacciate e progressivamente limitate dai singoli Stati ed anche dall’Unione stessa.