– L’immagine di Benedetto XVI aggredito e barcollante è un segno dei tempi. Tempi difficili per la Chiesa Cattolica. Non è facile parlarne, tantomeno scriverne, e per tanti anni è stata la stessa Chiesa a non volerlo fare. Lasciamo da parte la crisi delle vocazioni e la secolarizzazione rampante dell’Europa. E’ la patata bollente della pedofilia ad esser ormai esplosa: non può esser più sottovalutata.
In primis, per coloro che hanno subito delle violenze, poi anche per la Chiesa stessa. Sono due i fronti più caldi di questa triste vicenda: l’Irlanda e gli Stati Uniti.
Per quel che riguarda l’Irlanda, subito dopo la pubblicazione del Ryan report (2600 pagine dove erano ampiamente documentati abusi sessuali su numerosi bambini), era stato lo stesso Benedetto XVI a chiedere di “stabilire la verità di ciò che è accaduto e perché; a garantire che venga fatta giustizia per tutti”. E così nel giro di pochi giorni ci sono state le prime dimissioni. Dopo James Moriarty e Donald Murray si sono dimessi anche i vescovi Eamonn Walsh e Raymond Field.

Ovviamente le dimissioni non bastano, ed in Irlanda procede il dibattito tutto interno alla Chiesa cattolica. I fedeli sono sconvolti, e durante le messe di Natale non si parlava d’altro. Alcuni vescovi hanno deciso di affrontare l’argomento direttamente durante l’omelia, invitando gli inquirenti ad andare avanti e la Chiesa a non nascondersi. Così i lavori della Child abuse Commission continuano a ritmo serrato.

E dall’Irlanda, dopo aver ammesso le molestie su un minore, era stato spostato a Chicago il prete Andrew Ronan, protagonista (ora deceduto) del caso Holy See v. John V. Doe. Anche negli Stati Uniti Ronan si rese protagonista di episodi di violenza sessuale, per le quali sono così iniziate le cause per i risarcimenti.
Circa un mese fa, la Corte Suprema ha deciso di richiedere ulteriori informazioni al Solicitor General sul caso. Non è roba da poco. Ad esser chiamata in causa dai ricorrenti è direttamente la Santa Sede che non avrebbe vigilato sui suoi dipendenti. Argomentazioni che se accolte finirebbero per dar luogo ad una Babele giuridica di non poco conto.

Ad oggi, dopo la richiesta della diocesi di Fairbanks, sono ben otto le diocesi ad aver aderito alla procedura di bancarotta prevista dal Chapter 11. Se l’onere per i risarcimenti dovesse spostarsi sulla Santa Sede allora lo scenario muterebbe improvvisamente. Su Youtube l’avvocato di Doe e la prof.ssa Marci Hamilton (ora alla Cardozo Univeristy) spiegano bene di cosa stiamo parlando. Perché, come sempre negli USA, la strategia processuale è anche mediatica.
Benedetto XVI ha capito che non c’è più tempo da perdere. E’ ora di fare pulizia. Per le vittime e per la Chiesa.