L’anno che vorrei nell’anno che verrà

Abbiamo chiesto ad alcuni dei nostri collaboratori di raccontarci quanto si attendono e augurano per i 365 giorni, che chiuderanno il primo decennio del nuovo millennio. Opinioni personali sulla vita pubblica, scommesse su di un futuro che si mostra, come sempre, incerto – e anche questo è il suo bello.

Proveremo insomma a guardare alla politica prossima ventura dal “privato” di chi vi si dedica con passione, studiandola, raccontandola o “facendola”. Questa rubrica, L’anno che vorrei nell’anno che verrà, ci accompagnerà per due settimane, fino alla riapertura dei palazzi e alla ripresa del tran tran della vita politico-istituzionale.

Il 2010 chiude gli “anni zero”,  quelli che un pregiudizio un po’ superstizioso e una serie di coincidenze storiche hanno rivestito di forza profetica. Ma anche gli “anni nove” (ultima cifra) degli ultimi decenni- il ’29, il ’39, l’89… – hanno segnato svolte profonde. E non sono i numeri degli anni a dettare i numeri della storia.

Il 2009 in Italia ci ha regalato sul finire botti di violenza e di follia e lo stesso clima freddo e incattivito, che ha accompagnato la politica in vacanza, l’attende per quando tornerà, tra una decina di giorni, al lavoro. Sembra inevitabile, ma non lo è. E il nostro augurio è che il nuovo anno insegni alla politica italiana – e a tutti i politici italiani –  a ragionare in modo più libero e avventuroso, visto che in politica quasi tutto è possibile e niente è obbligato.


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