– Nella discussione sul cosiddetto “processo breve”, la polemica sulla legge ad personam, ha finito per travolgere  qualunque considerazione di carattere tecnico e politico sul contenuto normativo del disegno di legge oggi all’esame del Senato. In questa analisi di Giuseppe Naimo, che pubblichiamo tra oggi e domani, sono esaminati in parallelo il cd. disegno di legge Gasparri e quello Brutti e altri, presentato dal Pd nella scorsa legislatura, che con la proposta del Pdl sul processo breve presenta più di un’analogia.  Parte seconda (Qui la parte prima)

Altro profilo di profonda differenza – già sopra solo accennato – riguarda l’applicabilità dell’istituto, generalizzata nel DDL Brutti (in analogia all’istituto della prescrizione sostanziale, salva la grave differenza in ordine ai reati sostanzialmente imprescrittibili), mentre nel DDL Gasparri vi sono esclusioni oggettive (soglia della pena; tipologie di reati) e soggettive (processi a carico di chi sia già stato condannato a pena detentiva per delitto, anche se riabilitato, ovvero di chi sia stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale).Sulla sostanziale irragionevolezza dell’esclusione “oggettiva” si è già avanzato sopra un rilievo; mete qui conto di esaminare le esclusioni soggettive.

Innanzi tutto, la riabilitazione (artt. 178 – 181 c.p.) estingue tutti gli effetti della condanna riportata: non si comprende quindi quale sia la ragione che giustifica l‘inapplicabilità della prescrizione processuale al soggetto riabilitato, e, peraltro, al solo riabilitato che abbia riportato condanna a pena detentiva per “delitto”, mentre il riabilitato che avesse riportato condanna a pena detentiva per contravvenzione potrebbe beneficiare di tale nuovo istituto.

Altra differenza deriva dalla dichiarazione dell’imputato come delinquente o contravventore abituale o professionale: si fa quindi riferimento a due dei tre tipi di “delinquente pericoloso” (il terzo riguarda il delinquente per tendenza) che il nostro codice penale prevede.

Deve in proposito evidenziarsi come l’art. 109 preveda che la riabilitazione estingua la dichiarazione di abitualità e professionalità nel reato: anche qui non si comprende quale sia il fondamento della previsione.

Infatti, pur rilevato che il codice penale prevede un’ipotesi nella quale, anche se intervenuta la riabilitazione, la precedente condanna per delitto, o la dichiarazione di abitualità o di professionalità, precludono l’applicazione di un determinato istituto, che è la sospensione condizionale della pena (art. 164 c.p.), deve evidenziarsi come la sospensione sia un beneficio (la migliore dottrina la inserisce tra le “cause di clemenza”) il cui scopo precipuo è attuare un processo di ravvedimento del reo, fondato appunto su una “prognosi di ravvedimento”, e quindi pare del tutto logico escluderlo quando tale prognosi venga “contraddetta e diverrebbe sempre meno plausibile una volta che si andasse oltre la recidiva primaria” (ex multis, Corte cost., ord. 16-11-1993, n. 393 ); l’istituto in esame, invece, non presenta alcun carattere di premialità, ma ricollega puramente e semplicemente al decorso del tempo la rinuncia della Stato alla pretesa punitiva.

Sul punto dell’irrilevanza di condizioni soggettive quanto alla quantificazione del termine prescrizionale, può essere utile legge quanto statuito dalla Consulta in relazione all’art. 157, per come riformulato dalla legge c.d. “Cirielli”: “Quanto alla recidiva reiterata infraquinquennale, sarebbe illogico ritenere che la sua ricorrenza nel caso concreto comporti, senza peraltro implicare variazioni qualitative o quantitative della previsione sanzionatoria, la configurazione di un’autonoma fattispecie di reato, caratterizzata in punto di prescrizione da un regime più mite di quello del reato semplice corrispondente” (Corte cost. 18-01-2008 , n. 2 ).

La norma, così come congegnata, pare quindi anch’essa destinata ad infrangersi – sul punto – sul rilievo dell’incostituzionalità, per violazione dell’art. 3 Cost.

Altra differenza sostanziale tra i due disegni di legge riguarda la disciplina transitoria: il DDL Brutti prevede che “Nei procedimenti in corso all’entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi le disposizioni previgenti, se piu` favorevoli all’imputato”, mentre il DDL Gasparri prevede che le norme sulla prescrizione processuale trovino applicazione anche ai processi in corso alla data di entrata in vigore della legge oggetto dell’iniziativa parlamentare in commento, salvo che gli stessi non siano già pendenti «avanti alla Corte d’appello o alla Corte di cassazione».

In concreto, entrambe paiono applicazioni diversificate degli artt. 3 Cost. e 2 c.p., stante la natura ibrida dell’istituto in commento: infatti, sempre in merito alla legge c.d. Cirielli, la Consulta ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 10, c. 3, di tale legge, in quanto, premesso che la locuzione «disposizioni più favorevoli al reo» si riferisce a tutte quelle norme che apportino modifiche in melius alla disciplina di una fattispecie criminosa, ivi comprese quelle che incidono sulla prescrizione del reato,  il riferimento ad un momento processuale (in quel caso l’apertura del dibattimento di primo grado) “introduce una deroga ingiustificata alla regola della retroattività della norma penale più favorevole al reo di cui all’art. 2, comma 4, c.p., poichè la scelta di individuare nel momento della dichiarazione di apertura del dibattimento il discrimine temporale per l’applicazione della nuova disciplina nei processi in corso di svolgimento in primo grado alla data di entrata in vigore della legge n. 251 del 2005 non è assistita da ragionevolezza: infatti, la dichiarazione di apertura del dibattimento non è idonea a correlarsi significativamente ad un istituto di carattere generale come la prescrizione, e al complesso delle ragioni che ne costituiscono il fondamento, poiché non connota indefettibilmente tutti i processi di primo grado, in particolare i riti alternativi, né è inclusa fra gli incombenti ai quali il legislatore attribuisce rilevanza ai fini dell’interruzione del decorso della prescrizione ex art. 160 c.p.” ( Corte cost. 23-11-2006 , n. 393).

Deve però evidenziarsi come la norma contenuta nel DDL Gasparri, seppur esente di rilevi di costituzionalità (per evidente bilanciamento tra la rinuncia alla potestà punitiva, da un lato,  e gli interessi all’efficienza del processo, alla salvaguardia dei diritti dei soggetti che, in vario modo, sono destinatari della funzione giurisdizionale, e quelli che coinvolgono interessi o esigenze dell’intera collettività nazionale connessi a valori costituzionali di primario rilievo, dall’altro), utilizzando il termine “pendenti” rischia di ingenerare confusione: infatti, il riferimento è alla pendenza “avanti” il Giudice  di appello o di legittimità, e non alla semplice pendenza, determinata dalla presentazione del gravame, ma questo è problema che potrà trovare agevole soluzione in sede di esame.

In conclusione, chi scrive non pensa che la soluzione del problema della durata dei processi penali (a proposito, dei processi civili, amministrativi e tributari importa qualcosa a qualcuno?) verrà garantita dalle disposizioni in commento, ma questa è questione di merito; sul metodo, trova francamente censurabile l’approccio “ a gambero” del Partito Democratico.