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Punti per i concorsi agli stagisti negli enti pubblici. Una proposta per Brunetta

La redazione di Libertiamo.it pubblica volentieri la proposta di Eleonora Voltolina de La Repubblica degli Stagisti e la inoltra, per competenza, al ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta. Discutiamone.

– Gli stagisti negli enti pubblici italiani sono almeno 100mila ogni anno. Vanno in comuni, province, regioni, ministeri, musei, università, agenzie ambientali, istituti previdenziali, comunità montane. Vanno in aziende sanitarie, istituti di ricerca, camere di commercio, tribunali, questure, aziende municipalizzate. Mediamente gli stage durano 3 o 6 mesi, e capita che vengano prorogati: per chi li fa, sono un vero e proprio investimento in termini di tempo, di energie e di soldi.
Un investimento che troppo spesso rischia di trasformarsi in fallimento. Gli stagisti “pubblici” infatti sono il più delle volte cornuti e mazziati: nel senso che non prendono un rimborso spese per il periodo di tirocinio, e alla fine non possono nemmeno sperare in un contratto – perchè negli enti pubblici le assunzioni avvengono tramite concorso.
Sul primo punto si può far poco. La normativa italiana non prevede l’obbligo di remunerare lo stagista (come invece avviene in Francia, dove tutti gli stage lunghi più di due mesi devono essere retribuiti con almeno 400 euro al mese, ora anche negli uffici pubblici), e quindi chi prende uno stagista può decidere in completa autonomia se riconoscere o meno un rimborso spese. Gli enti italiani, salvo rare eccezioni, sono compatti sul fronte del “gratis”: nel senso che agli stagisti non danno un euro.
Apparentemente anche il secondo punto è un vicolo cieco: i posti pubblici vengono assegnati per concorso, e quindi anche se uno stagista ha dato il meglio di sè, il suo dirigente non potrà mai dirgli “Bravo, ti assumo”. Ma ci sarebbe la possibilità di donare a questi 100mila tirocinanti una prospettiva in più: prevedere che aver fatto uno stage in un ente comporti, alla fine, una “dote” di qualche punto. Da far valere qualora quel dato ente presso cui lo stage viene effettuato apra un concorso per assumere personale.

A quel punto, a parità di requisiti e di meriti, tra due candidati vincerebbe chi in quell’ufficio ci ha già trascorso qualche mese come stagista, imparando a conoscerne i meccanismi di funzionamento, le persone, le gerarchie, i modelli operativi. Assumere quel candidato, piuttosto che un altro che nell’ente magari non ci ha nemmeno mai messo piede, sarebbe tra l’altro un vantaggio per l’ente stesso, che dovrebbe poi investire molto meno tempo per formare il nuovo assunto.

La testata online Repubblica degli Stagisti e il blog Cambiamento nelle organizzazioni hanno lanciato questa proposta (per sostenerla basta mettere il proprio nome e cognome nel Forum della Repubblica degli Stagisti).
L’invito ai lettori di Libertiamo è naturalmente quello di sostenere la proposta, con l’obiettivo di migliorare – per quanto possibile – le condizioni degli stagisti degli enti pubblici.


Autore: Eleonora Voltolina

Nata a Roma nel 1978, creatrice e direttore responsabile della Repubblica degli Stagisti. Giornalista professionista, ha alle spalle 5 stage: il primo a 23 anni e l’ultimo a 28. E’ laureata in Scienze della Comunicazione all’università La Sapienza di Roma.

2 Responses to “Punti per i concorsi agli stagisti negli enti pubblici. Una proposta per Brunetta”

  1. DM ha detto:

    Iniziativa lodevole, complimenti Eleonora. Sono convinto che il Min.Brunetta prenderà in considerazione la cosa in quanto persona responsabile e attenta.

    Mi auguro una risposta di questo tipo anche da parte del mondo della imprenditoria privata. Una diffusa volontà a garantire almeno un rimborso spese minimo per quest’orda di studenti, neo-diplomati e laureati con master al seguito. Incautamente (mal-)trattati tutti allo stesso modo.

  2. alessia ha detto:

    perchè già non funziona così?io sapevo che si aveva qualche punto in più per un eventuale concorso, altrimenti non lo farebbe nessuno di lavorare gratis

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