Inciucio e riforme, quando una parola sbagliata nasconde una cosa giusta

– D’Alema riesce a dire cose sbagliate (succede quasi sempre) anche quando fa la cosa giusta (non succede quasi mai).

L’apertura sulle riforme non è una concessione, ma una necessità, per un partito come il PD, che ha bisogno come il pane che la discussione politica si muova su di un piano “costruttivo” e lasci quello meramente “distruttivo”, che favorisce chiaramente Di Pietro e la sua variegata area giustizialista. In termini più strategici, poi, l’apertura sulle riforme non è una digressione dal fuoco della lotta politica, ma il suo esatto contrario. Nella mancata modernizzazione sociale, politica, e istituzionale del Paese si è consumato il vero fallimento delle classi dirigenti italiane.

Se il Pd fosse un partito nuovo, non legato alle diatribe e alle antipatie maturate nella FGCI romana degli anni 70, quello delle riforme dovrebbe essere il “suo” tema. Invece ad una parte della classe dirigente democratica continua ad apparire (anche al di là delle leggi ad personam) un tema troppo “berlusconiano” per essere affrontato in modo aperto e non ostruzionistico.
D’Alema poteva dire in modo normale che il PD deve accettare di discutere al tavolo delle riforme perché le riforme sono necessarie? Ovviamente no. E quindi ha scelto di parlare della cosa in modo tale che, anziché sulla cosa, il dibattito politico si accendesse sulle sue parole.

Un uno-due micidiale. Prima ha classificato le riforme nella sputtanatissima categoria dell’inciucio, e quindi del pasticcio e dell’imbroglio. Poi ha indicato come antesignano del compromesso istituzionale il Togliatti dell’articolo 7 della Costituzione, come se gli escamotage tattici del mandatario del Cominform rispondessero unicamente ad una visione “patriottica” e il PCI fosse allora una semplice forza politica “nazionale”.

Quindi, anziché incalzare il PdL, il PD ha trascorso il weekend e trascorrerà sicuramente parte delle vacanze natalizie a dirimere le appassionanti controversie tra dalemiani e veltroniani, tra togliattiani e anti-togliattiani, tra realisti e laicisti, tra comunisti e azionisti. Vedremo se dopo Natale questa appassionata discussione sul futuro dell’Italia arriverà dentro il PD ad uno scontro sanguinoso sull’interpretazione della scissione di Livorno, oppure tornerà, più modestamente, a occuparsi anche delle cose presenti.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Inciucio e riforme, quando una parola sbagliata nasconde una cosa giusta”

  1. impietosamente realista, ottimo così

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