– “Facebook è più pericoloso dei gruppi degli anni 70”. Pare non avere dubbi il Presidente del Senato, Renato Schifani, durante la cerimonia di auguri a Palazzo Giustiniani: “Si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Negli anni 70, che pure furono pericolosi, non c’erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange“.

Le preoccupazioni del presidente del Senato riflettono una realtà che non esiste, banalmente perché Facebook non è ciò che Schifani pensa che sia. Facebook non è un “altrove” virtuale rispetto alla realtà, ciò che la gente scrive sul social network non è diverso – nel bene e nel male – da ciò che pensa e dice nei bar, nelle strade, nelle piazze, nei luoghi di lavoro. Ci sono tante parole sul web, molte cose intelligenti e molte cose stupide, ma sono sempre e soltanto parole, che tutti possono leggere e che tutti possono segnalare alle autorità, se si ritiene che rappresentino un’istigazione alla violenza o un’apologia di reato. Dire che Facebook (non alcuni gruppi di Facebook, ma proprio Facebook!) è pericoloso significa sostenere che è pericolosa la libertà di comunicare e scambiarsi idee. A ritenere pericolosi i social network sono i regimi totalitari, non le democrazie come la nostra.