– L’aggressore di Silvio Berlusconi era in cura psichiatrica da un decennio. Ma la malattia che ha portato all’aggressione in Piazza Duomo a Milano è collettiva e molto diffusa. E’ soprattutto per questo che non si può considerare quel singolo gesto come un atto unico ed eccezionale, ma come parte di un trend ben visibile in Italia da almeno due anni.

Tartaglia, a detta di suo padre, non si è mai impegnato in politica. Ma il clima che lo circondava, in quel momento, in Piazza Duomo, era carico di odio politico, era impregnato di una nube intossicante di ideologia che avrebbe spinto chiunque, soprattutto se influenzabile, a impugnare un’arma e ad usarla. Paradossalmente non hanno tutti i torti Antonio Di Pietro e Rosy Bindi quando, a botta calda, hanno dichiarato che Berlusconi ha creato un clima di odio. La loro diagnosi va semplicemente letta alla rovescia: sono i nemici di Berlusconi che stanno creando un clima di odio, sistematicamente, su tutti i fronti, da quando ha vinto le elezioni nel 2008. E questo fenomeno non è che l’ultima tappa di un crescendo di paranoia nei confronti del nostro sistema politico ed economico occidentale che sta montando da almeno mezzo secolo.

Questa paranoia è condivisa da persone di tutti i ceti sociali. Stiamo parlando di gente con un livello di istruzione molto alto, che non è in cura psichiatrica, che è clinicamente sana, ma vive in una realtà differente rispetto a quella che possiamo vedere e toccare con mano tutti i giorni. Ideologicamente sono più trasversali di quanto non si pensi: non solo sono comunisti, non sono solo cattocomunisti, né solo fascisti, perché molti di loro si sono sempre professati democratici. Però… l’Italia è una democrazia dal 1946, ma loro credono che, da allora ad oggi, viviamo in una dittatura mascherata. Credono che la democrazia sia solo una facciata formale, mentre i poteri reali sono nelle mani di poteri occulti, mafiosi, massonici, piduisti, militari. In Italia abbiamo un sistema sociale di mercato, caratterizzato da un forte interventismo statale e da concertazioni fra governo, sindacati e ordini professionali. Ma loro credono che pochi grandi capitalisti, sia stranieri che italiani, controllino tutti i nostri destini economici e che lo Stato sia solo una piccola rappresentazione formale di questi poteri finanziari. In Italia c’è una certa libertà di contratto, anche se imbrigliata da regole statali concordate, nel corso dei decenni, da governo e sindacati. Ma loro credono che una classe di “padroni” detti le proprie regole e crei una massa di precari indifesi per meglio controllare le masse. “Padroni” che, in base alle teorie economiche marxiste che studiamo sin dalle superiori, guadagnano il plusvalore alle nostre spalle, sfruttando il nostro lavoro. In Italia c’è libertà di espressione da quando, nel 1945, ci siamo liberati dal regime fascista. Ma loro credono che, con la nascita di televisioni private (che, dalla fine degli anni ‘70, hanno spezzato il monopolio di Stato) tutti noi italiani stiamo subendo un sistematico lavaggio del cervello da parte di una classe dirigente che ci vuole dominare, rendendoci degli imbecilli capaci solo di guardare le donnine nude. Sì, perché per questa gente l’uomo non è dotato di libero arbitrio: è solo una spugna che assorbe tutto quello che viene propinato dal video. Per loro non esistono persone che guardano la Tv per informarsi e divertirsi (e poi continuare a fare la propria vita e compiere le proprie scelte), ma solo gente che viene comandata a bacchetta dai programmi televisivi. In Italia abbiamo avuto un grosso problema di terrorismo, alimentato da gruppi rivoluzionari di estrema destra, di estrema sinistra e dalla criminalità organizzata. Ma loro credono che in Italia non ci sia mai stato terrorismo, bensì una precisa strategia di Stato: uccidere cittadini innocenti per seminare panico e giustificare l’affermazione di un regime autoritario. La chiamano “strategia del terrore”. L’Italia, dopo la liberazione dal dominio tedesco nel 1945, è uno Stato unito, indipendente e sovrano. Ma per buona parte di questa gente, l’Italia è una colonia degli Stati Uniti. Tutti costoro credono che l’Italia non sia entrata nella Nato per difendersi dall’Unione Sovietica e dal Patto di Varsavia, ma per obbedire a un sistema imperiale che vuole espandersi e sfruttare le risorse del pianeta. Molto spesso sono gli stessi che pensano che l’attacco dell’11 settembre a Washington e New York sia un complotto dei servizi segreti americani e israeliani per giustificare una nuova spinta imperiale.

Ripetiamo: non stiamo parlando di “malati”, sono persone clinicamente sanissime. Scrivono, lavorano, insegnano. Quando si sentono minacciati sparano o invitano altri a sparare. Semplicemente non credono a niente di quello che vedono, sentono, leggono. Credono solo alla loro ideologia, che ha già tutte le risposte pronte. Per tutti costoro, Berlusconi non è un leader scelto liberamente dalla maggioranza degli italiani, bensì l’incarnazione (o meglio: l’epifenomeno) dei poteri occulti che starebbero strangolando l’Italia dal dopoguerra ad oggi. Per loro è il responsabile del lavaggio del cervello televisivo, è artefice della “strategia del terrore” (nella fase delle stragi di mafia), è il rappresentante dei “padroni” ed è un imperialista convinto agli ordini di Washington. Ed è per questo che ignorano la realtà della democrazia: più Berlusconi vince le elezioni, più è popolare fra gli italiani, più loro si sentiranno minacciati. Per ora vivono in pace assieme a noi, al massimo organizzano manifestazioni pittoresche e predicano scenari apocalittici. Finché qualcuno di loro non si sentirà in dovere di “difendersi”.