L’A400M, il pragmatismo di Martino e gli europeisti immaginari

Merito ad Oscar Giannino per aver tirato fuori la questione e merito soprattutto ad Antonio Martino di aver tenuto fuori l’Italia dal programma A400M, il velivolo da trasporto militare costruito dal consorzio Airbus-Eads che nei giorni scorsi ha effettuato il primo volo di prova. Il programma marcia con diversi anni di ritardo rispetto alle stime iniziali, se pensiamo che l’entrata in servizio dell’aereo era inizialmente fissata al 2007, poi al 2009, al 2010 ed ora ancora più in là: si dovrà probabilmente aspettare il 2014 per le prime consegne del velivolo ai Paesi aderenti al programma (Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Regno Unito e Turchia). Con i ritardi, sono lievitati anche i costi, passati da circa 20 miliardi di euro agli attuali 25.

Insomma, si può davvero parlare di “bidone”, come fa Giannino? “La mia opinionescrive su Epistemes.org Andrea Gilli, ricercatore di Relazioni Internazionali presso lo European University Institute di Fiesole – è che l’A400M non sia un bidone, ma che l’Italia abbia fatto bene a non farvi parte”.

Intervistato da Libertiamo.it, il ricercatore argomenta così la sua posizione: “Martino ha fatto una scelta corretta, ma non per i motivi elencati da Giannino. Di programmi d’arma che rispettano i costi e i tempi ce ne sono davvero pochi e in questo l’A400M è in buona compagnia: pensiamo all’Eurofighter o al F-35/22 Lightning JSF, due programmi cui partecipa anche l’Italia, entrambi fuori tempo e fuori costo”. La scelta dell’allora ministro della Difesa, continua Gilli, “fu dettata principalmente da tre fattori: primo, i nostri C27J dovranno essere rimpiazzati solo fra 10 o 15 anni e l’A400M sarebbe quindi arrivato, anche calcolando i ritardi, troppo presto rispetto ai piani di ammortamento della nostra flotta; secondo, la situazione di bilancio non consentiva molta fantasia; infine, l’accordo industriale non era dei più vantaggiosi per l’Italia, sia in termini di work-sharing che rispetto al ruolo che il nostro Paese avrebbe avuto nel consorzio”. In poche parole, l’Italia avrebbe partecipato ai costi del programma, ma le leve decisionali del consorzio sarebbero state sostanzialmente precluse al nostro Paese. Uno schema classico cui molti “europeisti immaginari”, per usare un’espressione di Martino, amano soggiacere.

Rispetto alla dotazione delle forze armate italiane, nel suo articolo su Epistemes.org Gilli specifica la sua posizione: “Le nostre forze armate erano già dotate di un adeguato mix di C27J prodotti da Alenia e di C130 Hercules prodotti dalla Lockheed Martin. Seppur di dimensioni minori, erano comunque recenti (specie i C27J), e dunque non vi era l’impellenza di sostituirli. Dunque quell’acquisto, sebbene importante per le capacità europee, era in contraddizione con le nostre necessità operative. La stessa cosa non si può dire per i francesi e i tedeschi, che dovevano sostituire i loro (vecchissimi) Transall C-160, e gli inglesi (con i loro C17 Globmaster)”.

Con la sua decisione, sottolinea Daniele Sfregola, giurista ed esperto di relazioni internazionali, “Martino ha sicuramente tutelato l’interesse nazionale, il principio-base di ogni decisione assunta da un ministro della Difesa. Certo, ha anche accentuato la debolezza intrinseca dell’Europa unita come giocatore nello scacchiere politico-militare…”.  Accentuato o semplicemente evidenziato? “Dipende dai punti di vista – continua Sfregola – ma i fatti, anche se allarghiamo la visuale e inglobiamo lo stato dell’arte del processo d’integrazione europea, sembrano aver dato ragione a Martino”. Non è certo su quel programma d’arma che si giocava e si gioca il futuro della costruzione europea.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

6 Responses to “L’A400M, il pragmatismo di Martino e gli europeisti immaginari”

  1. roberto ha detto:

    Da una indagine su Internet ho tuttavia appurato che il C27J è da considerare più una “Panda superaccessoriata” che un veivolo da traporto moderno adatto alle nostre esigenze (vedi Afganistan).
    Inoltre il programma A400M ha subito un duro colpo proprio dall’abbandono dell’Italia, la quale si strova senza una linea di traporto strategico adeguata.
    Infatti nè il C-130J nè tantomeno il C27j sono in gradi di trasportare materiali da combattimento pesanti (vedi Centauro o Ariete). Queste considerazioni vanao prese in considerazione.

  2. roberto ha detto:

    Aggiungo poi che la nostra linea di traposto militare attuale, compresi gli stessi C-130J, è inadeguata in considerazione del fatto che anche questi aerei sono considerati più un traposto medio che un trasporto strategico medio-pesante, quindi fuori dalle reali esigenze di una forza armata.
    Sarebbe forse il caso che anche queste valutazioni tecnico-militari siano prese in considerazione dagli analisti.

  3. agilli ha detto:

    Come l’articolo su epistemes, e l’intervista che ho rilasciato a PF spiega, i nostri mezzi di trasporto sono più piccoli dell’A400M. Poichè però si parla di commesse totali da diversi miliardi di euro, non si può annullare un programma dalla mattina alla sera, per poter andare in Afghanistan.

    Rilevo, poi, che la scelta di abbandonare l’A400M venne PRIMA dell’attentato dell’11 settembre. In ogni caso, come rilevo sempre nell’intervista, anche l’A400M non è il più grande aereo a disposizione. Gli Antonov AN 24 sono molto più grandi. Inoltre, TUTTI i Paesi europei li hanno utilizzati – facendo ricorso ad una compagnia ucraina – per mandare il loro materiale in Afghanistan.

    Che poi l’Italia abbia dato un colpo micidiale al programma A400M mi pare inverosimile. Visto che il nostro era uno degli ordini minori (proprio perchè non ne avevamo così bisogno).

  4. roberto ha detto:

    Rispondo ad Agilli:
    credo che ti riferissi all’Antonov 124 perchè il 24 è davvero piccolino! In più di questi aerei non ce ne sono molti in servizio tanto è vero che notizie recenti confermano l’intenzione di una linea di trasporto europea basata sul C-17 Globmaster III, questo si vero aereo da trasporto strategico.
    In ogni caso una linea A400M/C-17, quest’ultimo con partecipazione europea, sarebbe stata adeguata ad una nazione come l’Italia la quale, lo ripeto, è sempre più impegnata in missioni all’estero.
    Per il resto quello dell’Italia era uno degli ordini più importanti.
    Grazie comunque per la risposta e invito ad approfondire la questione.

  5. agilli ha detto:

    Chiaramente mi è saltato l’1, del 124.

    Sui numeri dell’A400M. Ho cercato dei dati precisi, ma non sono riuscito ad arrivarci. In ogni caso, la scorsa settimana parlavo con un manager del campo, il quale mi ha ricordato che l’italia doveva inizialmente comprare 24 A400m. Facendo un cross-checking, mi pare che il numero sia corretto (non sono riuscito a trovare documenti ufficiali). Bene, la commessa finale dell’A400M è pari a 196. 24 aerei rappresentano circa il 15%. Parlare di colpo mortale mi sembra esagerato: anche se chiaramente ha avuto un peso importante.

    grazie cmq degli interventi. Saluti, ag.

  6. roberto ha detto:

    Rispondo ad Agilli: Grazie per la risposta, ciao.

Trackbacks/Pingbacks