Servirebbero i pompieri, arrivano i piromani. Meglio la ‘diplomazia del capezzale’

– Era fin troppo prevedibile che nell’incendio politico-mediatico seguito all’aggressione di Berlusconi i piromani avrebbero sopravanzato i pompieri. E’ puntualmente accaduto.

Nell’immediato, l’incentivo a incattivire la contesa, a ficcarsi nel piatto ricco dell’ostilità e dell’indignazione, diventa obiettivamente irresistibile. A lungo andare, una discussione in cui Tartaglia assurga a simbolo della lotta politica, non serve al Pd, che dopo essere stato a rimorchio delle piazze del No-B Day, rischia ora di apparire a rimorchio dell’ “eroismo” di uno psicolabile. Ma non serve neppure al PdL, che non ha in prospettiva alcun interesse a coltivare un modello bipolare costruito sullo schema della “guerra civile”.

Invece Di Pietro e Bossi, che nella retorica bellica e resistenziale ci sguazzano, hanno tutto da guadagnare da questo casino permanente, in cui l’uno può predicare la “legalità” razzolando nel linguaggio ambiguo dell’intimidazione, e l’altro chiamare a raccolta il fronte “anti-terrorista”, continuando a serbare nel cassetto i fucili, le pallottole e il resto del suo inarrivabile armamentario retorico.

Il monito del Presidente della Repubblica non è un semplice invito al bon ton istituzionale, ma un allarme sugli esisti sistemici di un dibattito politico malato d’odio e di delegittimazione.

Il PdL non ha problemi né di unità né di tenuta elettorale. Il Presidente del Consiglio uscirà da questa vicenda fisicamente ammaccato ma politicamente rafforzato, in termini di legittimità e di consenso. Né il leader né il suo partito hanno granché da guadagnare dal seguire, su questo come sul resto, la “linea” da minoranza tifosa, incazzata e rivoltosa che il Giornale suggerisce quotidianamente loro. Come spiega giustamente Stefano Folli sul Sole 24 Ore, un quindicennio costruito sulle eterne tensioni tra berlusconiani e antiberlusconiani e su di un “conflitto perenne ed estenuante” rischia di segnare il fallimento della Seconda Repubblica, sia sul piano politico che istituzionale.

Come racconta Ugo Magri sulla Stampa dalla sua stanza del San Raffaele (con le visite di Fini e Bersani e le chiamate di Casini e Napolitano), il premier ha ricominciato a tessere la tela di una politica “normale”. La “diplomazia del capezzale” può servire a Berlusconi assai più degli inviti a vendicarsi di quelli che il Giornale chiama i “mandanti costituzionali” della sua aggressione.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

8 Responses to “Servirebbero i pompieri, arrivano i piromani. Meglio la ‘diplomazia del capezzale’”

  1. Silvana Bononcini ha detto:

    D’accordissimo!

    ( che squadra ragazzi a ” Libertiamo ” !!!! )

  2. Andrea ha detto:

    Tu dici che Di Pietro e Bossi ci sguazzano, giusto. Io però vedo un Pdl che non resta a guardare, non cito nomi o casi perchè sarebbe noioso, ma ce ne sono, anche ad alti livelli diciamo, che rincorrono questo filone di campagna elettorale continua. Io sarò pessimista ma mi pare che il Giornale sia sempre più sventolato come bandiera del Pdl. Legittimo, ci mancherebbe.

  3. grano ha detto:

    In questo caso verrebbe quasi da dire “Meno male che Silvio c’è”. Frasi come “Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L’amore vincerà sempre sull’invidia e sull’odio” suoneranno magari eccessivamente enfatiche, in linea con il personaggio, ma sono di sicuro ben più responsabili delle posizioni incendiarie di Feltri e co. ed anche di quelle di qualche ministro della Cultura o di qualcun altro che manda gli articoli a Libero.
    Ci si chiede perché la stessa responsabilità Berlusconi non l’abbia manifestata anche a Bonn…

  4. Polìscor ha detto:

    Perché aveva ragione da vendere, come chiunque può vedere. ;-)

  5. Luca Cesana ha detto:

    nulla da aggiungere, Carmelo: perfetto:)

  6. m29768 ha detto:

    Mi chiedo se possa essere credibile che Feltri e co. continuino a sparare a zero contro un crescente fronte dell’odio, senza che questo sia loro consentito dal placet di Berlusconi: è la solita storia del bastone e della carota. Sarebbe auspicabile smetterla di inventarsi responsabilità politiche avversarie (finchè le indagini non ne stabiliranno l’esistenza, ove ci fossero) e ripartire da un reale dialogo o anche meglio da un dignitoso silenzio dei contendenti. Viceversa ogni giorno che passa si sentono e si leggono testimonianze di persone che erano presenti in Piazza Duomo e tutti vicini a questo poverino, con il solo intento di dare ad un gesto isolato di un folle o psicolabile (come accaduto decine di volte nella storia a uomini politici)un significato politico. Non finirà qui, per le prossime settimane saremo subissati sui media da testimonianze varie che diranno, per un attimo di celebrità, che c’erano anche loro facendo sorgere il dubbio se erano lì per vedere Berlusconi o uno sconosciuto tra la folla (come ce ne sono migliaia nei comizi)?

  7. Luca Cesana ha detto:

    m29768: darei per certo che non è credibile Feltri, abile tanto nel vendere giornali (è un complimento) qunato nelle operazioni di killeraggio (questo evidentemente non è uncomplimento);
    francamente penso che una buona parte sia farina esclusiva del suo sacco colomo di veleno pronto ad ogni uso

  8. Lucio Scudiero ha detto:

    Secondo me per “normalizzare” il Paese Berlusconi, prima di tutto, deve cacciare Feltri da “Il Giornale”. Quell’uomo ha sbagliato carriera, doveva entrare in qualche corpo speciale militare e fare il tiratore scelto.

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