– Assistiamo in modo sostanzialmente passivo a un progressivo declino del dibattito politico degenerato in uno scontro dai toni sempre più alti tra opposte tifoserie scevre da ogni ragionevolezza, dubbio e laicità.
Le imprevedibili (quanto numericamente impressionati) avanzate della Lega da una parte e dei Di Pietri dall’altra rappresentano un segnale preoccupante dei rischi che corre la parvenza di democrazia liberale che resta in Italia.
Paradossalmente i leader dei due grossi partiti, in un continuo folle inseguimento delle derive più becere e xeno-fascistoidi dell’opinione pubblica, ottengono l’unico risultato di perdere consensi in favore degli estremismi che non fanno parte del loro DNA, ma dei quali hanno paura.
Per chiarire. Il Pd non riesce o non sa liberarsi dell’abbraccio mortale del giustizialismo e, nel timore di vedersi scavalcato e perdere consensi, ottiene un risultato esattamente opposto, per un motivo abbastanza ovvio: chi preferisce cento innocenti in galera che un criminale in libertà… perché dovrebbe dare il proprio voto a un tentennante Pd piuttosto che a un “duro e puro” sostenitore della manetta facile?
Allo stesso modo, chi ritiene gli immigrati un pericolo da combattere a ogni costo per quale ragione dovrebbe votare PdL e non Lega?

La leadership, intesa come capacità di (con)vincere, non esiste più. La politica che dovrebbe comportare l’assunzione di responsabilità e guardare oltre l’immediato si è ridotta ad un acritico adeguarsi agli ondivaghi e istintivi umori della “ggente” fotografati dai sondaggi, assurti al livello di testi sacri.
L’effetto perverso è quello di accrescere la forza ricattatoria di chi si intendeva depotenziare.
Nessuno oggi ha più il “coraggio di essere impopolare per non essere antipopolare“, per dirla con Pannella.
La politica del cavalcare gli istinti più animaleschi prodotti dal ventre molle delle masse, non solo porta a risultati perdenti, ma sottovaluta irresponsabilmente le potenziali drammatiche conseguenze.
Può apparire iperbolico il paragone, ma chi scrive intravede il rischio di nuova Pace di Monaco dove, per scongiurare il pericolo Hitler, si scelse di neutralizzarlo con qualche “bocconcino”, nella miope illusione che sarebbe stato sufficiente a sfamare la belva. “Potevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra“; l’amaro commento dell’inascoltata Cassandra Winston Churchill pare quanto mai attuale.

Esagerato? Forse pessimista. Ma se date uno sguardo all’intervista di Gian Antonio Stella su Ffwebmagazine i miei timori assumono una veste meno paranoica.
«Ho cominciato a scrivere il mio nuovo libro preoccupato e l’ho finito spaventato», confessa l’editorialista e inviato del Corriere della Sera. Il giornalista racconta di essersi dedicato alla stesura di Negri froci giudei & Co. L’eterna guerra contro l’altro (Rizzoli), mosso anche dalla constatazione che in Europa “tira un’aria pessima, c’è un’ondata razzista e xenofoba terribile. Figurarsi che nella Repubblica ceca c’è un partito che propone la soluzione finale del problema degli zingari“. L’episodio cui si riferisce fa pensare a una rimozione dei drammi provocati dal razzismo che hanno attraversato la storia. Si è persa la memoria di tutto ciò?
Stiamo correndo il rischio che avvenga, credo che si stia esaurendo il senso di colpa collettivo per l’olocausto degli ebrei, per l’uccisione degli omosessuali. Invece, non si può dimenticare per non ricadere in alcuni errori, anche in Italia. In un paese che ha avuto le leggi razziali, per esempio, non ci si può permettere di usare parole come quelle del sindaco Gentilini che – a Treviso, dove le cronache antiche raccontano di omosessuali trucidati  – parla di ‘pulizia etnica dei culattoni’-”.
Quindi, paranoico pure Stella? Paranoico pure Israele che vede in Amhadinejad l’Hitler del XXI secolo. Paranoici tutti come Churchill ottant’anni orsono.

Ma torniamo alle vicende nazionali: come allontanarci dalla china cui ci stiamo avvicinando con la medesima superficiale allegria dei passeggeri del Titanic che continuavano a danzare incuranti della nave che affondava?
Riesco a immaginare una sola soluzione: difficile, brutta (per chi come il sottoscritto ha sempre detestato il cosiddetto “arco costituzionale”), forse necessaria.
Un patto in cui PdL e Pd s’impegnino solennemente e reciprocamente a rompere ogni alleanza (a tutti i livelli, nazionale e territoriale) con Lega, Idv e antagonisti vari.
Sono assolutamente consapevole che il medesimo risultato si otterrebbe in modo più limpido ed efficace con una semplice modifica del sistema elettorale in senso uninomimale secco di modello anglosassone.
Ma viviamo nel paese dei tecnicismi e ne prendo pragmaticamente atto.