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Gli orti, i ghetti e le storie di Pannella

– “Non siamo mai stati ‘contro’. Noi siamo sempre stati portatori di una proposta”, è così che Marco Pannella sintetizza la sua politica del dialogo, di incontri e scontri con tutti, di contraddittorio e di contraddizioni con gli avversari o con i compagni di viaggio. E’ la politica dei Radicali sviscerata in un recente e prezioso libro realizzato sotto forma di intervista con Stefano Rolando. “Di errori ne ho fatti diversi. Errori di analisi o di gestione politica. Sicuramente. Nel senso che un ‘meglio’ era certamente in agguato. Ma credo che il filo della storia, della nostra storia, sia lineare”. Quello che è difficile, nel rapporto politico con Marco Pannella, è aiutarci reciprocamente a non sbagliare perché a sbagliare ciascuno è capace da sé. Eppure resta una impresa convincerlo che sta sbagliando ogni qual volta tale rischio si presenta.
E’ anche per questa ragione che il libro/intervista di Marco Pannella e Stefano Rolando, Le nostre storie sono i nostri orti, ma anche i nostri ghetti (Bompiani, pp. 201, euro 15,00), uscito nei giorni scorsi nelle librerie, andrebbe riletto anche dallo stesso Pannella. Perché lì vi sono scritti non i suoi errori passati, ma quelli presenti. Comunque, consiglio vivamente tutti di regalarlo per le feste natalizie e, davvero, come i buoni propositi, leggerlo in profondità.
Non passa inosservato il sincero sentire del tempo, che si materializza nelle pagine per sfuggire alla catalogazione del calendario, fino a divenire il protagonista del volume. Ovviamente, insieme alle lotte e alle conquiste del più antico e longevo partito italiano. Si tratta, infatti, di oltre cinquanta anni di storia radicale, liberale, riformatrice. “Ai tempi di Ernesto Rossi e Panfilo Gentile non ho remore a dire che ero stato degasperiano”. Chi conosce i Radicali al di là dei falsi stereotipi con cui sono ritratti, comprende quanto tale dichiarazione valga ancora adesso. Forse addirittura più di prima. E l’idea che i Radicali siano degasperiani ci viene confermata dalle scelte di sempre, basta andarle a rivedere, a riscoprire, a rileggerle. Una ulteriore conferma, per esempio, ci viene dallo stesso Pannella quando, proprio nello svelamento graduale del libro, afferma: “Croce esprimeva al tempo stesso inclinazioni di sinistra liberale e di destra storica. Grosso modo è la posizione che continuiamo a seguire oggi”. Eppure, la bellezza della intervista con Rolando sta nel continuo incontrarsi del lettore con Marco Pannella, cioè l’incontro di persone comuni fuori dai luoghi comuni. Per conoscersi e ri-conoscersi.
“Credo a una forma della conoscenza nella durata di un rapporto, appunto una cosa che si fa ri-conoscenza. Quando conoscendo hai la sensazione di ri-conoscere e ri-conoscerti. Attorno a una idea, un obiettivo, un principio, una persona”, casomai “è la nozione di ‘nemico’ che considero vecchia. La politica ha bisogno di dialogo. Il dialogo è motivato e appassionato nella diversità”. Infatti, insiste il leader radicale “il Partito Radicale è stato il primo a esprimere l’idea di associarsi senza perdere altre connotazioni e altre appartenenze. Cioè, contro l’idea che i partiti siano una setta. Anzi, un’etnia. Per noi l’etnos diventa etos. Quindi non ci sono nemici. E soprattutto non c’è il dito puntato contro”. E queste idee non sono né di destra né di sinistra: sono semplicemente idee ragionevoli della cultura laica, liberale e libertaria. Ma la domanda è: perché ritengo importantissimo leggere questo libro? La risposta sembra darla lo stesso Pannella: “Perché nelle cose bisogna vedere i dettagli”.


Autore: Pier Paolo Segneri

Nato a Frosinone nel 1973, è laureato in Lettere Moderne presso l’Università La Sapienza, con una tesi su Leonardo Sciascia e la mafia. Scrittore, regista e autore teatrale, scrive editoriali per riviste e quotidiani. Nel 1997 è stato consigliere comunale di Frosinone. Diplomato presso la Scuola di Liberalismo di Roma, ideatore del progetto politico della Rosa nel Pugno, che ha anticipato nel 2004 con il suo pamphlet intitolato "La rosa è nel pugno". Dal 2000 è iscritto e militante dell'area radicale.

5 Responses to “Gli orti, i ghetti e le storie di Pannella”

  1. stefano martufi ha detto:

    Conosco Pier Paolo Segneri da circa nove anni. Abbiamo avuto una frequentazione assidua i primi mesi. Poi il lavoro, la vita, gli eventi ci hanno separato. Ma ho potuto seguirlo ancora grazie ai suoi numerosi editoriali sparsi qua e là; sempre pronto a scrivere e a mettersi in gioco ovunque ci fosse bisogno di raccontare al popolo bue l’anima radicale. Penso di non sbagliare se lo definisco “l’ultimo romantico in un mare di guai”. Quello che mi sorprende è che Segneri, a conoscerlo, assomiglia addirittura a quello che scrive. Non abbellisce, non lima, non ammicca. Non cerca la frase a effetto. Non a caso somiglia addirittura alla sua foto sul passaporto.

  2. mario ha detto:

    Devo dire che non è il primo articolo che leggo di P.P.Segneri….Grande sensibilità e coraggio, con una sincera quanto tagliente penetrazione che mira dritto al cuore di qualsiasi questione si tratti.Complimenti. Poi…di errori anche il Grande Marco ne ha fatti tanti…l’ultimo a mio avviso è stato quello di mandare un ragazzo (radicale…tut…tut…)a “porta a porta” che sembrava uscito da collettivi scolastici del liceo tanto era impreparato…

  3. Marco Maiocco ha detto:

    Speriamo che il libro aiuti qualche ex a rinsavire… Vero Benedetto?

  4. DM ha detto:

    La “scuola radicale”, un punto di partenza e formazione per molti.

  5. stefano martufi ha detto:

    L’undici dicembre in un mio precedente commento avevo definito Segneri “l’ultimo romantico in un mare di guai”. Ma durante una comunicazione privata il buon Pier Paolo mi ha comunicato di non riconoscersi nel termine “romantico”. Allora mi affretto a correggere. “L’ultimo pre-romantico in un mare di guai”. Spero vada bene, adesso. Non se ne parli più…

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