Contrordine compagni: Obama non è un messia, ma un presidente che arranca

– Oggi ad Oslo sarà consegnato ad Obama il Premio Nobel per la pace. Due eventi possono essere utili più di qualsiasi analisi teorica a spiegare il mio rifiuto per l’Obamismo, quello strano misto di perbenismo e di attesa messianica del redentore politico.

1. Londra, 6 novembre 2008. Obama è stato eletto da poco. L’appuntamento settimanale è con la lezione di Philippe Sands, barrister di grido della famosissima Matrix Chamber, protagonista davanti a molte altre giurisdizioni internazionali (ICJ, ICSID). Non solo. Philippe Sands è anche autore di due bestseller: Lawless World e Torture Team.In modo dettagliato e preciso ha svelato i misfatti delle amministrazioni Bush e Blair.

I pochi minuti di ritardo valgono lo spettacolo. Quando Sands entra in classe, non ha la solita camicia. Al suo posto la t-shirt warholiana di Obama. Dopo qualche secondo di incredulità, scatta l’ora della festa. Una ragazza spagnola addirittura piange. Ancora non si capacita dell’elezione. Pensa che cambierà tutto. Da subito. In una classe di trenta persone siamo solo in due a guardarci esterrefatti, io ed un ragazzo tedesco. Le due ore passeranno così: venite adoremus. Nulla può fermare gli obamisti.
Provo ad insinuare qualche piccolo dubbio. Il potere corrompe, possibile che nessuno abbia qualche perplessità? Provo a reagire indignato, dopo tutto ho pagato per una lezione, non per ascoltare il panegirico sul nuovo presidente. Nulla, neanche un cedimento. Provo a ribattere, ma mi hanno ormai catalogato. Sono il solito bacchettone, non appartengo alla nuova civiltà delle buone maniere, non capisco le novità, non riesco a comprendere che bisogna far la guerra per vincere il Nobel per la pace.

2. Salt Lake City, Utah, terra di mormoni. Siamo a marzo 2009, pochi mesi dopo l’insediamento di Obama. Sono stato invitato ad una conferenza sul ruolo della religione civile in Europa e negli Stati Unti. Gli organizzatori mi hanno chiesto un commento ad un paper sulla Francia da una prospettiva italo-americana. Eseguo il mio compito e mi riaccomodo al posto assegnatomi. Quando comincia il dibattito non si può non parlare del nuovo corso. Altro che Bush ed il suo utilizzo strumentale della religione. Quella di Obama, sì che è una fede sincera. Quasi tutti d’accordo, sono pur sempre nella law school più conservatrice d’America. Anche qui mi sento in minoranza, ma provo a dissentire. Mi limito a segnalare come l’amministrazione Obama sia l’unica ad aver introdotto una anomala consuetudine: ogni evento pubblico si apre con una preghiera che deve esser precedentemente approvata dagli sherpa del presidente. Preghiere di Stato!!! Vogliamo parlarne? Pare di no. Sono ancora una volta il solito bacchettone, c’è O-B-A-M-A, “Dreams of my father”. Capisci?

E siamo ai giorni nostri, sembrava tutto già scritto, ed invece… Gli ultimi sondaggi parlano di un consenso in picchiata. Sottozero. Nessuno mai così in basso . Come ha scritto di recente Dana Milbank sul Washington Post: “Questo è quello che accade quando un mortale è scambiato per un messia”.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

2 Responses to “Contrordine compagni: Obama non è un messia, ma un presidente che arranca”

  1. Lucio Scudiero ha detto:

    Gran bel pezzo. Ma resti il solito bacchettone. ;)

  2. Euro Perozzi ha detto:

    si è vero sei bravo e hai ragione però dimenticihi che il bilancio energetico di OB è sempre positivo. O in altre parole Bush comunque era energeticamente scarso, non sapeva trasmettere energia al suo popolo e tantomeno all’umanità. OB ha innegabilmente generato un circolo energetico probabilmente esagerato ed i media, grandi pompieri, cavalcandolo hanno creato turbolenze e altro.
    Raccogliamo le energie positive prodotte o facciamo i pompieri?

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