Il perimetro ideale e politico del PdL non può essere quello della Lega

Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del PdL

Il Governo, dal suo insediamento ad oggi, è riuscito a governare il problema dell’immigrazione in modo responsabile, senza troppo concedere ai niet del Carroccio. Dovrebbe guardare con altrettanta responsabilità alle forme in cui è possibile assicurare la migliore e più rapida integrazione di milioni di stranieri che vivono e lavorano in Italia, a partire dalle proposte sulla cittadinanza, che tutto possono apparire fuorché ispirate ad un lassismo buonista.
Soprattutto sarebbe il caso di ricordare che il perimetro ideale e politico del PdL coincide con quello dei partiti popolari e liberali europei, e non ha molto senso accettare che proposte, sull’immigrazione e su altri temi, che sarebbero sottoscritte da Westerwelle o dalla Merkel, siano bocciate o addirittura “vietate” da Bossi e Calderoli.
Roma, 8 dicembre 2009


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

4 Responses to “Il perimetro ideale e politico del PdL non può essere quello della Lega”

  1. Claudio ha detto:

    Francamente non capisco tutta questa voglia di scimmiottare i partiti del centro o del centro-destra europeo, qualsiasi proposta merita di essere analizzata e discussa, ma poi sul da farsi dobbiamo decidere noi italiani, chissenefrega di quello che fanno all’estero, di ciò che farebbe la Merkel!

  2. pietro ha detto:

    Il discorso però è che un partito come la Lega rappresenta il 6 % dell’elettorato, quindi non può imporre le proprie idee a tutta la popolazione.
    la Lega con i suoi 60 deputati può minacciare un ribaltone come quello del 1995 dato che PD-CCD-Lega avrebbero la maggioranza in entrambi i rami del parlamento e quindi tiene per i testicoli Berlusconi, e gle lo ricorda abbastanza spesso, tutto qui.
    Dire che devono decider gli italiani è giusto, dire che deve decidere la Lega è abbastanza diverso.

  3. Claudio ha detto:

    Ovvio che non spetta alla Lega decidere la linea politica del governo, tuttavia in materia di immigrazione, pur respingendo i toni rozzi della Lega, Forza Italia e AN non hanno mai avuto posizioni poi così tanto dissimili, il reato di clandestinità è sempre stato per esempio un cavallo di battaglia della ex AN e FI contro il disegno di legge (molto simile al ddl “Granata – Sarubbi”) sulla “cittadinanza facile” di Amato, che prevedeva il dimezzamento dei tempi per l’ottenimento della cittadinanza ed introduceva uno ius soli temperato, tre anni fa raccoglieva le firme; quindi non è vero come si sente dire di continuo che il PDL in materia di immigrazione è ostaggio della Lega, semmai sono i finiani ad essersi distaccati da ciò che hanno sostenuto fino alle elezioni dell’anno scorso.
    Per rinfrescare la memoria linko il documento di An elaborato in vista della Conferenza nazionale di Milano del 14, 15 e 16 marzo 2008, un programma incentrato sull’identità nazionale ed in cui si proponeva di modificare in senso restrittivo la Bossi-Fini: http://www.alleanzanazionale.it/Notizie.aspx?id=341

  4. brikko89 ha detto:

    La cittadinaza agli stranieri si può dare
    1°se la richiedono esplicitamente loro
    2°Dopo 10 anni che vivono e lavorano ONESTAMENTE in italia
    3°Si devono sottoporre ad un esame molto più severo a quello prposto dal disegno di cittadinanza breve
    4°Se il neo-cittadino si comporta male in seguito all’ottenimento della cittadinanza come gli è stata data gli deve essere tolta

    Fini sbaglia nel suo pensiero in quanto parte dal discorso che un immigrato viene qui solo per lavorare e non và via e allora diamoli la cittadinaza anche se non gliene frega niente dell’italia se non per un mero tornaconto economico…ma a questa maniera lo straniero diventa solo un arrivista che quando arriverà alla cittadinaza non avrà alcun senso di interesse nazionale

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