Il popolo viola e l’uomo nero. Con tutto il rispetto, non c’è partita.

Probabilmente quella di Bersani è stata una scelta saggia. “Imbucarsi” al No B Day avrebbe sancito la subalternità del PD alla piattaforma della rete antagonista e ne avrebbe allineato le ambizioni a quelle di un movimento d’opinione (diffuso, radicale e minoritario) che pensa che l’anomalia e i problemi del Paese siano – per la parte essenziale – rappresentati da Silvio Berlusconi. 

Ciò non toglie che Bersani debba fare i conti con la spinta centrifuga che trascina una parte dell’elettorato e della classe dirigente del PD a identificarsi più con il “popolo viola” e con le sue parole d’ordine ingenue e apocalittiche che con il lavoro noioso, “normale” e  complicato per la costruzione di un’alternativa politica di governo.

La manifestazione di sabato ha dimostrato che la rete è un moltiplicatore potente di umori e malumori e un’infrastruttura efficiente per trasformare in fenomeno di massa un insieme di indignazioni individuali, unite più dall’odio per il nemico che dal progetto di una missione comune. Ma nessun dirigente politico responsabile affiderebbe alla piazza del “chi non salta Berlusconi è!” le speranze di riscossa e di alternativa di un’opposizione divisa.

Il paradosso della “piazza viola” è che la convinzione radicata, e addirittura ostentata, di rappresentare il “Paese migliore” (di cui ciascuno dei partecipanti alla manifestazione si faceva forte e soddisfatto) si specchia in modo imbarazzante in quella della “piazza berlusconiana”, che non affida al Cav.  il compito di riformare il Paese e di governarlo, ma di resistere, lungo la frontiera antropologica che separa gli italiani per-bene da quelli per-male,  all’assalto degli “infedeli”. Che i nemici siano condannati a somigliarsi assai più degli avversari, d’altra parte, è una costante della storia politica italiana.

Nella lotta tra “la piazza viola” e “l’uomo nero”, non c’è francamente partita. C’è una tale sproporzione di forze, di risorse, di legittimità e di argomenti che non è neppure possibile concepire questi oppositori come una vera e propria opposizione politica. Anche per questo al PD conviene resistere alla tentazione di fare casino e rassegnarsi alla fatica di mettere ordine nelle proprie fila.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “Il popolo viola e l’uomo nero. Con tutto il rispetto, non c’è partita.”

  1. Bravo Carmelo: bell’articolo!
    Tutto quanto accadde, e continua ad accadere, dal 2° dopoguerra ad oggi, potrebbe infatti riassumersi nella più recente applicazione pratica del sempre valido ed efficace “divide et impera”, non credi?
    Naturalmente, meno ci si crede, e più funziona, ahinoi…

  2. Marco Maiocco ha detto:

    Beh, quella piazza è vero che non è il paese migliore; però è oggettivamente un paese migliore di quello che vota Lega per razzismo ed odio verso i poveracci, Berlusconi perchè non gli fà pagare le tasse, e che se ne frega se quest’ultimo fa solo gli affaracci suoi e sputtana il paese di fronte all’Europa come sta succedendo in queste ore.

  3. Fabio ha detto:

    Vorrei chiedere a Marco Maiocco da dove prende questa certezza di superiorità antropologica. Come se razzismo (di altro tipo magari) pregiudizi, difesa di interessi particolari non fossero altrettanto diffusi nel “paese migliore” di cui parla.

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