Anche il caso Cielo spiega perché è necessaria la privatizzazione delle frequenze

– La decisione del Ministero per lo Sviluppo economico di rinviare la concessione dell’autorizzazione alla trasmissione in digitale terrestre al canale televisivo “Cielo” di proprietà del gruppo News Corporation deve essere valutata con attenzione non solo dal punto di vista tecnico ma anche per le sue inevitabili implicazioni politiche.
Alla posizione di Gary Davey , direttore del nuovo canale di Murdoch, ha replicato il Ministero con un comunicato nel quale illustra le ragioni che hanno portato a non concedere l’autorizzazione in tempi compatibili con il previsto lancio dell’emittente.

Considerando quanto nel nostro paese la questione dell’emittenza rappresenti un nervo scoperto, la posizione del Ministero, pur motivata, si presta a scontate dietrologie. Il PD Paolo Gentiloni è già intervenuto sul’argomento ma ben più esplicite sono state le reazioni su molti forum telematici e blog che già vedono il “complotto”.
E’ prevedibile, del resto, che a sinistra si interpreti la mancata autorizzazione secondo le tradizionali chiavi di lettura del “conflitto di interessi” e della volontà di Silvio Berlusconi di rendere più difficile l’accesso al mercato a soggetti che possano sfidare la posizione dominante di Mediaset nella televisione commerciale in chiaro.
Se l’autorizzazione a Cielo dovesse venire definitivamente rifiutata, molti da quelle parti grideranno allo scandalo per il fatto che dall’alto si possa tappare la bocca ad un’emittente televisiva, contestandole il diritto a trasmettere.
E’ un peccato che queste persone siano in gran parte le medesime che in questi anni hanno difeso a  spada tratta le leggi e le sentenze che pretendevano di negare a Rete 4 la concessione e chiesto a gran voce di mandare “Emilio Fede sul satellite”.
Evidentemente la loro posizione è profondamente contraddittoria, anche perché l’eventuale rifiuto dell’autorizzazione a Cielo, sarebbe ammantato nei fatti delle stesse “robuste” argomentazioni giuridiche e politiche in base alle quali si voleva oscurare Rete 4 – in una parola “antitrust”.

In realtà osservare la vicenda Cielo attraverso il prisma delle opposte tifoserie pro o contro Berlusconi e di conseguenza a favore di Mediaset o dei concorrenti di Mediaset non consente di cogliere l’essenza della questione dell’emittenza radiotelevisiva in Italia.
Il vero problema, infatti, non è il merito della decisione che sarà assunta dal Ministero su Cielo, bensì è la questione della supremazia della decisione politica sulle scelte imprenditoriali e sulla libertà di mercato.

Nel centro-sinistra, in funzione pregiudizialmente antiberlusconiana, si osteggia Mediaset e si guarda invece con imprevista simpatia allo “squalo” Murdoch.
Allo stesso tempo nel centro-destra si sono difesi con coerenza Rete 4 e il diritto di Berlusconi di fare impresa in campo televisivo, ma al tempo stesso quasi per un riflesso condizionato si ha oggi qualche “legittimo sospetto” sulla posizione di Cielo.
Chi scrive pensa che si debba essere contemporaneamente dalla parte di Cielo e dalla parte di Rete 4, perché affermare il diritto di Cielo e di Rete 4 ad esistere ed ad operare nella tv terrestre significa affermare che l’intrapresa privata nel settore delle piccolo schermo non debba sottostare alla variabilità e all’arbitrarietà degli “ordini superiori”.

Non è accettabile, infatti, che gli operatori televisivi si trovino a lavorare in un quadro di incertezza del diritto – in cui da un momento all’altro una legge, un decreto, una sentenza, un “parere” possono cambiare le carte in tavola.
C’è un solo modo di portare certezza nel settore radiotelevisivo sottraendolo al potere discrezionale estemporaneo di giudici e politici. E’ quello di portare l’etere fuori dalla sfera di decisione pubblica e di affermare un quadro giuridico effettivamente fondato sui diritti di proprietà e sulla libertà contrattuale.
In quest’ottica la via maestra è quella di abolire l’attuale meccanismo delle concessioni e delle autorizzazioni e di transire verso un regime effettivamente privatistico per le frequenze televisive.
Non deve essere lo Stato nelle sue varie articolazioni – né un ministero, né una commissione, né un’authority – a concedere graziosamente la possibilità di trasmettere che, invece, deve discendere semplicemente dal legittimo possesso di frequenze televisive acquistate o affittate sul mercato.

Se Rete A possiede determinate frequenze e se News Corporation ha affittato capacità trasmissiva su uno dei MUX di Rete A, questo deve essere sufficiente perché Cielo possa comparire sui nostri schermi.
Occorre riconoscere una volta per tutte diritti di proprietà inequivoci ai vari soggetti televisivi sulle frequenze che hanno nel tempo acquisito, senza quei paletti normativi che attualmente ne condizionano le scelte strategiche, a cominciare da quelle fondamentali relative alla piattaforma trasmissiva.

Per il mercato televisivo, peraltro, l’indipendenza da decisioni dirigiste è ancora più importante che per altri mercati di beni e di servizi, in virtù della stretta correlazione che lega la “libertà di emittenza” con la “libertà di espressione”.
Inevitabilmente qualunque decisione top-down venga presa nel campo delle tv questa attenua alcune “voci” e – va da sé – ne amplifica altre. Conseguentemente alimenta malcontenti, genera interpretazioni e sospetti e consegna la questione ad un dibattito politico polarizzato ed esacerbato.

Liberare l’emittenza televisiva dal potere dello Stato di autorizzare e di inibire e restituirla alla dinamiche del mercato consentirebbe di depoliticizzare finalmente questo argomento così sensibile – cosa di cui si avverte quanto mai il bisogno. Si tratterebbe, in definitiva, di togliere allo Stato ed ai politici il telecomando per restituirlo ai telespettatori.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

One Response to “Anche il caso Cielo spiega perché è necessaria la privatizzazione delle frequenze”

  1. Alessandro Vaccari ha detto:

    Concordo solo in parte con l’articolo.
    CIELO avrebbe dovuto presentare prima la richiesta, in modo che il 61º giorno cadesse almeno con il 1º dicembre e non dopo.
    Bene ha fatto il Ministero a chiedere il parere agli organi competenti della Comunità Europea, poiché questa ha sancito che SKY potrà trasmettere sul terrestre solo dal 2012 a causa del suo monopolio satellitare.
    Che poi il governo su tutto ciò ci sguazzi è scontato e comprensibile (non giustificabile), visto il gigantesco conflitto di interessi in capo al Presidente del Consiglio dei Ministri.
    Detto ciò, la situazione dell’informazione televisiva italiana è grave ed è questa:
    – RAI (3 canali senza contare RAINEWS24 etc.) pubblica controllata dai partiti – a quando la privatizzazione?
    – MEDIASET (3 canali) di proprietà del Presidente del Consiglio dei Ministri – a quando la vendita dell’azienda o le dimissioni del concessionario dalla carica pubblica?
    – LA7 unica vera informazione alternativa? – un po’ poco 6 contro 1.
    … per cui, con CIELO, prima aggiungeremo SKY TG24 anche sui canali free e meglio sarà.

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