Dal fondo comune alla perequazione per trasferimenti incrociati, l’autonomia delle authorities resta in bilico

– Finisce nel voluminoso maxiemendamento alla finanziaria del relatore, presentato in tarda serata alla commissione bilancio, la misura perequativa delle autorità amministrative (furono) indipendenti.
La proposta riprende, negli intenti, un emendamento della maggioranza, a firma Antonio Pepe, Leo, Moffa, Lamorte, che istituiva un fondo perequativo ove avrebbero dovuto confluire le entrate proprie (diverse quindi dagli stanziamenti a carico dello Stato) di nove amministrazioni, tra cui alcune authorities. Si prevedeva poi una ripartizione del fondo volta a ripianare i disavanzi dei soggetti in perdita (da ciascuno secondo le proprie possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni!).
Il maxiemendamento è più puntuale, dettando analiticamente chi deve dare quanto a chi.
Ad esempio, l’Isvap verserà 2,2 milioni di euro direttamente all’Antitrust, 1,6 milioni al Garante della Privacy, 100 mila euro alla Commissione di garanzia degli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Più pesante il conto per l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, che dovrà girare le fee corrisposte dagli operatori del settore energetico per un ammontare pari a 11,9 milioni di euro.
Perplessità in merito sono già state sollevate dai soggetti interessati ed esaustivamente esposte su Chicago-Blog da Carlo Stagnaro che torna oggi a commentare le ultime novità.
La norma avrebbe il paradossale effetto di far gravare sugli operatori di un settore il finanziamento di autorità che vigilano un altro comparto dell’economia.
Ma, ciò che è più grave, i delicati equilibri che ora garantiscono l’indipendenza finanziaria di alcune autorità, anziché rappresentare un modello per altri comparti, verrebbero stravolti. Un’autorità le cui fonti di finanziamento sono alla mercé del Governo e del Parlamento vive una condizione di soggezione che non si addice alla neutralità e all’autonomia necessarie a porla al di sopra di ogni interesse, sia esso politico od economico.

Infine, andrebbe valutato il disincentivo per i regolatori a svolgere in economia e in modo efficiente le proprie funzioni, nella consapevolezza che il legislatore o il Governo potrebbe facilmente intervenire nuovamente a correggere i canali di finanziamento. Peggiorativo, sotto questo profilo, il meccanismo introdotto con il maxiemendamento, che prevede misure reintegrative a favore delle autorità contribuenti se le autorità percepenti riuscissero, nel tempo, a migliorare il proprio saldo e restituire le somme ricevute. Di fatto le autorità che oggi beneficerebbero dei trasferimenti sono incoraggiate a non provvedere a se stesse neanche in un domani, pena l’obbligo di restituire i soldi alle autorità virtuose.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

One Response to “Dal fondo comune alla perequazione per trasferimenti incrociati, l’autonomia delle authorities resta in bilico”

  1. nicola scrive:

    Leggendo l’articolo mi sembra di capire che le authority più ricche se la sono vista brutta

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