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“La prima linea” di Renato De Maria: terrorismo e sovvenzioni statali

– La chiave per comprendere un film la si cerca di solito fra le sue immagini.
Nel caso di “La prima linea”, il film che Renato De Maria ha dedicato all’omonimo gruppo terroristico attivo in Italia negli anni Settanta, la chiave la si può trovare già nella voce del protagonista. E’ un personaggio ispirato a Sergio Segio, uno dei leader del gruppo, dal cui libro autobiografico il film è tratto.

Lo interpreta Riccardo Scamarcio. E la sua voce – che racconta in prima persona la sua vicenda, anche a commento delle immagini – è, intenzionalmente e rigorosamente, monotona, spenta di ogni emozione; preoccupata soltanto, si direbbe, di scandire con esattezza e con neutralità, tutte le parole che pronuncia.
Vi affiora forse, a volte, una sfumatura di amarezza.

E si capisce: il suo racconto avviene quando è ormai in carcere, e l’avventura terroristica è data definitivamente per fallita. Ma anche quando si svolgeva, nella sua fase conclusiva, era ormai condotta come per inerzia, senza più credere alla possibilità di una vittoria rivoluzionaria.
Le caratteristiche di questa voce, quasi del tutto devitalizzata, si ritrovano nelle immagini.

“La prima linea” è anche un film d’azione. Ma anche quando l’azione potrebbe essere “incandescente” – quando viene incendiata, con una decisione estemporanea e quasi estrosa, la macchina di un operaio “crumiro”; o quando viene gambizzato l’ingegnere di un’industria – l’azione risulta come spenta, perché assume i caratteri psicologici del protagonista, che appare costantemente introvertito in una cupa malinconia.
E’ forse questo un modo per togliere spettacolarità a vicende tragiche.
Ma anche la vicenda d’amore del protagonista con una sua compagna di lotta è avvolta da questo uniforme grigiore.

Lo spettatore si chiede, senza trovare risposte: cosa sarà mai capitato a quest’uomo per farlo cadere in questa specie di catatonia? E’ possibile che non conosca mai un momento di accensione emotiva? Magari soltanto di più intensa disperazione? Gli uomini possono vivere di una sola tonalità emotiva?

E’ vero che a un certo punto Sergio ha un momento di crisi, e dichiara alla sua compagna di volerla far finita con il terrorismo, di non poterne più di far del male a tante persone. Ma queste parole, poiché non ci è dato partecipare del percorso psicologico da cui sono scaturite, suonano un po’ artificiose; come messe per forza in bocca al personaggio.

Il regista De Maria ha dichiarato di aver fatto questo film per comprendere le ragioni che hanno indotto alcuni giovani ad abbracciare il terrorismo.
Ora, il suo film inserisce la vicenda di Prima Linea, attraverso brani di repertorio, nel contesto delle cosiddette stragi di Stato. Ricostruisce con chiarezza alcuni episodi dell’attività del gruppo (sull’esattezza storica dovrebbero pronunciarsi storici o giornalisti). Descrive le abitudini di vita dei suoi componenti – le riunioni clandestine, gli appartamenti adibiti a dormitori, l’assunzione di un’apparenza di normalità agli occhi del mondo esterno.
Ma delle ragioni intime dei terroristi non ci fa comprendere nulla o quasi nulla.

A proposito del film, si sono lette polemiche sull’opportunità che lo Stato finanzi un’opera su un tema così “delicato”. E’ intervenuto nella discussione anche il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, il quale ha rilevato che il film non fa l’apologia del terrorismo; ma che, soprattutto per rispetto della sensibilità delle vittime del terrorismo, sarebbe stato bene che lo Stato non lo sovvenzionasse. E il coproduttore italiano, Andrea Occhipinti, ha rinunciato a quei finanziamenti che già la commissione ministeriale preposta gli aveva assegnato.

Ora, chi scrive è convinto che a sostegno dello spettacolo lo Stato possa fare d’altro e di meglio che finanziare direttamente singoli film o singoli spettacoli teatrali. E ai microfoni di Radio Radicale, lo hanno sostenuto autorevolmente il produttore Riccardo Tozzi e il giornalista e sceneggiatore Andrea Purgatori.

Ma credo anche che, finché vige l’attuale legge sul cinema, vada rispettata. La legge recita che i film di interesse culturale nazionale, dunque meritevoli di sovvenzioni pubbliche, sono semplicemente quelli che presentano “significative qualità culturali e artistiche”. E l’arte e la cultura non possono forse occuparsi – e non si sono forse mai occupate – del fenomeno del terrorismo? Ma di più: un film di valore artistico non potrebbe perfino sostenere le ragioni del terrorismo? L’arte deve forse rispettare il senso comune, o anche il buon senso? O non può essere anche portatrice di scandalose e irragionevoli contraddizioni?

Ma sono dubbi che suggeriscono quanto sarebbe opportuno che il cinema e il teatro trovassero un modo per liberarsi definitivamente dalla dipendenza dallo Stato.


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

7 Responses to ““La prima linea” di Renato De Maria: terrorismo e sovvenzioni statali”

  1. Andrea de Liberato ha detto:

    Ma certo: perché l’arte dovrebbe rispettare forzatamente il senso comune o il buon senso? Vengono subito alle mente capolavori partoriti da ideologie aberranti: Thriump des Willens di Leni Riefenstahl, i capolavori sovietici di Ejzenstein, Pudovkin, Dovzenko…
    Quanto al film, professionale e ben realizzato, trovo sia impossibile restituire la verità di quegli anni col senno del poi: credo che questo sia particolarmente vero per un’arte fatalmente falsificatrice come il cinema.
    Solo la fotografia, con la sua natura istantanea, può resitituire almeno in parte una verità oggettiva, nuda e cruda. Quest’ultima considerazione è di Sergio D’Elia, al quale mi ero rivolto per un parare su La Prima Linea (che, al momento del nostro colloquio, non aveva ancora visto).

  2. Gianfranco Cercone ha detto:

    Grazie Andrea dell’ottimo commento.
    “La prima linea” è certo, da un punto di vista professionale, ben realizzato.
    Per quanto mi riguarda, però, non gli rimprovero di non aver fornito un’impossibile verità oggettiva; ma di mancare di verità artistica.
    Mi spiego: Amleto è un personaggio che storicamente, per quanto ne so, non è esistito. Ma Shakespeare lo racconta talmente bene, che risulta come vero, ci può sembrare quasi di averlo conosciuto.
    Dico Amleto perchè è l’esempio per eccellenza. Ma potrei dire altrettanto di tanti personaggi cinematografici.
    Ora, il Sergio della “Prima linea” mi sembra troppo monocorde e tutto d’un pezzo, reso in modo troppo esteriore e rudimentale, per risultare vero. (Che poi somigli o no a Sergio Segio non saprei dirlo e non mi interessa!).
    Il film di De Maria rispetta forse la cronaca degli avvenimenti, ma non approfondisce a sufficienza i personaggi, nemmeno il protagonista (figuriamoci gli altri).

    Troverei interessante un commento sul film di Sergio D’Elia.

  3. Marianna Mascioletti ha detto:

    Gianfranco, da assoluta profana, e senza voler offendere nessuno, ti chiedo: non è che il fatto che (per citarti) “il Sergio della “Prima linea” mi sembra troppo monocorde e tutto d’un pezzo, reso in modo troppo esteriore e rudimentale, per risultare vero” è dovuto soprattutto al non essere Scamarcio precisamente un Laurence Olivier?

  4. Gianfranco Cercone ha detto:

    Ah ah ah! Sempre spiritosa e caustica Marianna!
    Però, l’autore del film è quantomeno un corresponsabile!

  5. Marianna Mascioletti ha detto:

    Ho un po’ cercato la battuta, effettivamente, però, al di là di questo, io il fatto che Scamarcio abbia proprio una recitazione “monocorde” l’ho notato anche vedendolo in altri film.

    Probabilmente è vero anche quello che dici tu, l’impostazione del regista c’entra di sicuro, però secondo me il ragazzo ci mette del suo. :-)

  6. Andrea de Liberato ha detto:

    Caro Gianfranco, il giudizio critico lo lascio a te, è il tuo ruolo e lo svolgi, oltre che con competenza estrema, con un’onestà intellettuale che, purtroppo, non appartiene a tutti i tuoi colleghi. Per quanto mi riguarda, mi sono discostato dal cinema italiano ormai da qualche anno (producendo un anno fa un film in Giappone e l’anno prossimo uno in America), resto quindi un caldo tifoso “a prescindere” della produzione di casa nostra (e di qualsiasi attore che, come Scamarcio, più o meno bravo, porti un po’ di pubblico nelle sale).

  7. Gianfranco Cercone ha detto:

    @Marianna: :))

    @Andrea: Grazie di cuore, troppo gentile! A presto!

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