Da Fini molte differenze, ma nessun tradimento – AUDIO

– Il fuori onda di Fini ha dato adito a troppi commenti  fuori luogo. Il contenuto è passato in cavalleria: la vera notizia è divenuta il fuori onda in sé, il fatto stesso di poter ascoltare una conversazione rubata.
C’è qualcosa di paradossale nel fatto che la polemica sulle velenose dichiarazioni di Spatuzza (e sui sospetti che questi diffonde a piene mani contro il premier), alle quali – è stato detto – occorre dare un riscontro accurato proprio per disinnescare un’ altrimenti devastante bomba atomica istituzionale,  abbia finito per degenerare fino ad alimentare il sospetto sui complotti,  sulle manovre, e sui tradimenti di cui il Presidente della Camera si sarebbe reso colpevole.
Il sospetto non è mai, a differenza di quanto pensava  Leoluca Orlando, “l’anticamera della verità”. Un’accusa ripetuta all’infinito non può surrogare un fatto indimostrato, neppure quando l’addebito è politico. Sul processo breve e sul lodo costituzionale che dovrebbe, più coerentemente, porre al riparo il premier dall’assedio processuale, l’accordo di Fini è stato dichiarato in modo pubblico e politicamente impegnativo. Sulla difesa della dignità e dell’immagine di Berlusconi dalle accuse di quanti, a quanto è dato di capire, lo vorrebbero da oltre 30 anni, improbabile terminale strategico della strategia mafiosa (sia sul versante economico, sia su quello politico), Fini è stato altrettanto esplicito.  Continuare a chiedergli ragione di quanto ha detto o fatto (come se avesse detto o fatto il contrario di quello che ciascuno ha potuto sentire o vedere), non è solo inutile, ma dannoso.
L’energico “massaggio” a cui i più diffusi giornali di centrodestra si dedicano quotidianamente da mesi per indicare al pubblico ludibrio l’estraneità politica di Fini al centrodestra (sic!), è tanto infondato quanto destabilizzante. Sembra che qualcuno voglia scommettere sulla classica “profezia che si autoadempie”. Ma così si gioca allo sfascio.
Servirebbe, al contrario, che ciascuno si muovesse in modo da svelenire e non da avvelenare una situazione che il gioco degli equivoci può solo ulteriormente complicare. Giuliano Ferrara, mi pare, ha capito che sarebbe anche nell’interesse del suo amato Cav. valorizzare il percorso finiano piuttosto che – magari per semplice pigrizia mentale – archiviarlo superficialmente nel faldone dei “fuori dai ranghi”.
Non si può, soprattutto, ossessivamente parlare delle differenze che non ci sono, per non parlare di quelle che ci sono e che Fini (e non solo Fini) non ha mancato di sollevare, chiedendo che su queste iniziasse una discussione libera e aperta. La discussione, non soffocata dalla deterrenza della “disciplina di partito”, potrebbe spaziare su di un’ampia pluralità di temi: su di un processo riformatore, che abbia un respiro strutturale e non congiunturale, a partire dal consolidamento di un sistema bipolare competitivo e non “bellico”, presidenziale, ma non “monarchico”; sui temi dell’identità  e dell’etica della cittadinanza, all’insegna di un patriottismo costituzionale fondato su solidi valori civili e non su di un pericoloso revanscismo etnico-religioso; sull’ancoraggio della cultura economica e sociale del Pdl alla moderazione della tradizione popolare europea, e proprio per questo – rispetto alla realtà italiana –  ad un coraggio riformatore, che, sempre più spesso, nel Pdl viene descritto come un pericolo o un azzardo; sull’esigenza di affrontare le questioni biopolitiche con un senso realistico della modernità, rifuggendo dall’idea che il “ritorno al passato” possa mettere al riparo la società da problemi e contraddizioni morali… E si potrebbe continuare.
Di tutto questo – e di molto altro che è stato oggetto delle “provocazioni” finiane – occorrerebbe discutere, prima che per capire quale sia la “linea”, per chiarire quale debba essere la meta di un partito inedito per la storia italiana, che, anche per questo, non può dividersi in modo così scontato e burocratico, tra guerriglie, sospetti e accuse di tradimento.

Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

10 Responses to “Da Fini molte differenze, ma nessun tradimento – AUDIO”

  1. alce ha detto:

    i francesi dicono”cherchez la femme” e capirete chi ha trasformato Fini in un personaggio sconosciuto, che dice in pubblico parole volgari ai bambini, che fa la fronda a chi l’ha sdoganato, che parla un linguaggio politico più vicino a chi ha combattuto per 30 anni che non a chi ha rappresentato e guidato, fa sorridere pensare ad un Fini segretario di Alleanza Nazionale che parla il linguaggio che gli è proprio da un pò di tempo, diciamo da quando ha una compagna di sinistra

  2. Liberale ha detto:

    Un bell’articolo Benedetto e onestamente ammiro il tuo difendere Il Presidente Fini in maniera del tutto avulsa da interessi di parte ma sinceramente motivata da una fiducia nella sua buonafede.

    Tuttavia, se pur ammirandoti non condivido per nulla la visione aurea che intendi dare alle mosse politiche di colui che non più tardi di 2 anni fa considerava l’ipotesi PDL alla stregua non più di una barzelletta detta dal cabarettista milanese a 4 amici sopra un predellino 8 mentre in questo stesso forum e nn solo cercavi di convincere gli scettici “salmoni” della bontà di questo progetto )…e nei fatti tutto faceva quando era a capo di AN, tranne che accettare il dibattito interno ( chiedasi a chi di quel partito faceva parte, da Storace a Gasparri, Matteoli a La Russa, Mantovano, Alemanno , Mussolini etc etc. ).

  3. Francesco Felloni ha detto:

    Leggetevi Federico Punzi di oggi. Da un liberale radicale qualcosa di saggio e condivisibile.

  4. alessio ha detto:

    Il Presidente Fini può fare tutte le affermazioni che vuole ma dovrebbe ricordarsi anche degli incarichi che ricopre:mentre non fa passare giorno senza ricordarci che il suo ruolo istituzionale di Presidente della Camera gli impone neutralità(e siamo d’accordo) dovrebbe, allo stesso modo e con la stessa solerzia,ricordarsi che è co-fondatore del Pdl, nonchè suo vice presidente.

    Questo impone il rispetto innanzitutto del programma presentato ma soprattutto la difesa del suo-nostro Presidente di partito(Berlusconi)dagli attacchi di un piccolo ed eversivo gruppo di magistrati che cerca da 15 anni di farlo arrestare.

    Oltre ad un problema di mancanza di gratitudine(che certamente non impone la possibilità di esprimere differenti opinioni) il Presidente Fini sembra aver dimenticato che egli stesso in passato affermava che ci fosse una persecuzione da parte di certa magistratura nei confronti del suo alleato.

    E allora se come sembra Fini non è più di questa opinione e quindi trova giusto e legittimo sbeffeggiare e criticare(nell’ombra)Berlusconi con il primo “sconosciuto”che incontra per smarcarsi da Lui e dimostrare di essere una valida e migliore alternativa allora il Presidente Fini dovrebbe andare fino in fondo e lasciare il Pdl.

  5. Antonluca Cuoco ha detto:

    LIBERTIAMO IL PDL

  6. Silvana Bononcini ha detto:

    Bella l’idea per cui la rubo…..

    LIBERTIAMO il PDL!

  7. DM ha detto:

    libertiamo il PDL!

  8. Paolo Luchessa ha detto:

    Onorevole della Vedova a Milano c’é un detto che suona cosí: “È il tono che fa’ la musica”. Quando leggo quanto Lei scrive tendo a concordare con Lei. Quando leggo i resoconti (non ho e non guardo la TV) di ció che dice Fini mi scappa un violento vaffffffa! La stessa cosa mi capitava (sono un elettore storico prima del MSI, poi di AN, alle ultime politiche ho votato Lega, alle europee Berlusconi) quando leggevo ció che diceva il compianto Tatarella e ció che diceva il solito Fini. Ha ragione Tremonti: “Dire cose giuste col tono sbagliato, nel momento sbagliato, é peggio che che dire cose sbagliate”.

    Chiudo con una domanda volutamente provocatoria: é sicuro che Fini La meriti?

    Con stima e simpatia

    Paolo Luchessa – MI

  9. merkwuerdigliebe ha detto:

    Secondo me c’è un errore di fondo che i liberali di Della Vedova e i Finiani fanno. Trascurano di considerare il programma con cui il centro destra ha vinto le elezioni. Non sto riferendomi al programma scritto che quasi nessuno legge. Sto parlando del messaggio mediatico che gli elettori hanno percepito e tradotto in consenso. Questo messaggio è molto breve. La campagna elettorale fatta da Berlusconi, Tremonti e la Lega si fondava su pochi punti base: le tasse non saranno alzate; esse saranno ridotte se possibile; sicurezza; lotta all’immigrazione clandestina. Un programma striminzito, minimalista. Quello di Veltroni sembrava traboccare di promesse al confronto. Ma il centro destra vinse comunque. Faccio notare che la campagna elettorale è stata portata avanti per lo più da Berlusconi, da Tremonti e dalla Lega. Fini in quel periodo sembrava essersi eclissato. E’ saltato fuori a vittoria conseguita. Inoltre dire che Fini è un cofondatore del PdL mi sembra alquanto improprio. I veri cofondatori dell’attuale maggioranza sono Berlusconi, Tremonti e Bossi perchè costoro sono i veri artefici della vittoria elettorale. E il contratto programmatico è quello del messaggio mediatico che ho già indicato. Io sono convinto che l’agenda economica liberista di Della Vedova sarebbe un’utilissima aggiunta a quel programma. Porterebbe consenso e aumenterebbe il benessere economico dei cittadini italiani. Ma quell’agenda purtroppo non fa parte del “contratto”. Pertanto deve essere accettata dagli elettori o più praticamente dovrebbe avere l’approvazione dei tre triumviri da me già indicati: Berlusconi, Tremonti, Bossi. Lo stesso dicasi per tutte quelle iniziative che passano sotto la qualifica di innovazioni liberali, come i diritti civili e quant’altro. E possibilmente dovrebbero evitare di collidere col famoso messaggio mediatico vincitore delle elezioni. Per esempio la questione finiana volta ad ottenere una cittadinanza con tempi brevi per gli immigrati non mi sembra molto in sintonia con lo spirito che ha animato la campagna elettorale del centro destra. Direi anzi che fa a pugni con esso. Quindi cosa fanno i finiani per raccogliere consenso politico sulle loro iniziative? Parlano con Berlusconi, Tremonti e Bossi? Si sforzano di convincere gli elettori? Per nulla. Anzi si mettono a criminalizzare l’elettorato leghista grazie anche ai voti del quale essi siedono in parlamento. E alimentano di continuo le polemiche con discorsi e iniziative. Ricevono entusiastici applausi dalla sinistra e dipietristi. Quelli che hanno iniziato questo stillicidio sono proprio i finiani. Se volessero veramente traguardare quelle riforme che stanno loro a cuore, essi farebbero bene ad armarsi di pazienza e di umiltà per mediare e raccogliere le adesioni delle varie parti in gioco. La guerriglia continua sta sortendo l’effetto contrario di irrigidire le parti. Inoltre i finiani si stanno attirando gli strali dell’elettorato. Perchè mai? Ma è ovvio. I finiani stanno proponendo a giochi fatti programmi che non rientrano in quello che l’immaginario collettivo considera il programma del centro destra. E’ chiaro che la gente reagisce dicendo: “Ma chi sono costoro che in campagna elettorale se ne stavano nascosti nei buchi e che adesso vengono a farci la lezione?”

  10. Giordano Masini ha detto:

    Vorrei rivolgermi a tutti coloro che, soprattutto commentando un precedente intervento, hanno accusato Fini di tradimento e auspicato una sua cacciata dal PdL. Premetto che, soprattutto all’inizio, l’atteggiamento di Fini aveva suscitato anche in me non poche perplessità. Non per questioni di appartenenza, poiché non sono mai stato un fan di Berlusconi, ma perchè mi chiedevo se, dietro le sue esternazioni, oggettivamente inattese, non si nascondesse un tentativo di “normalizzazione” del PdL, soprattutto in chiave antiliberale e conservatrice nel senso più deteriore del termine (la tradizione politica da cui proviene Fini è, in Italia, corporativistica per antonomasia). Oggi sinceramente non credo che sia così. Posso sbagliare, ma non è questo il punto.
    Pensate davvero che un partito che ambisce a raccogliere il consenso del 51% (almeno) dell’elettorato non possa esprimere, al suo interno, posizioni differenti?
    Pensate che in un partito del genere non vi possa essere una competizione per la leadership (soprattutto quando avviene evidenziando le differenze alla luce del sole piuttosto che attraverso i soliti sotterfugi democristiani)?
    Pensate che nel PdL una personalità come quella di Gianfranco Fini (che piaccia o meno) possa essere relegata a un ruolo di comprimario, se non di ossequioso portavoce?
    Pensate che la presenza e la visibilità di un esponente di rilievo nel PdL in grado di attrarre consensi anche tra gli elettori del centrosinistra non sia a tutto vantaggio del PdL stesso?
    E per andare più nel merito, pensate che una riforma della giustizia (che per me, e lo ho scritto su queste pagine, è la madre di tutte le riforme) anche se derivasse da un compromesso con l’opposizione non sarebbe più efficace e profonda del ddl sul processo breve?
    E non credete che la maggioranza di cui dispone questo governo sia più che sufficiente per avviare una seria azione riformatrice in campo fiscale, di mercato del lavoro, ecc., e che qualcuno possa sentirsi deluso dal fatto che queste riforme ancora non si vedono?
    E, per finire, non pensate che sia a tutto vantaggio del PdL la presenza al suo interno di almeno un altra personalità di rilievo? Oppure pensate che tutto dovrà finire con Berlusconi?
    Discutere del fatto che oggi Fini esprima posizioni diverse (in qualche ambito) da quelle che sosteneva in passato mi sembra discutere di lana caprina. Qualcuno potrà sostenere che sia per interessi meschini, altri sosterranno la grandezza di un uomo che ha il coraggio di cambiare idea. Nessuno, credo, sarà mai in grado di dimostrare una cosa o l’altra, e accanirsi su questo mi sembra una clamorosa perdita di tempo. Questo atteggiamento “o con noi o contro di noi” non porta da nessuna parte e non cambia la realtà delle cose, e sostenere che qualsiasi posizione più o meno indipendente sia uno sputo nel piatto in cui si mangia non fa che rafforzare l’idea, non a caso molto diffusa, che il PdL non sia altro che il giocattolo del suo fondatore.
    Non è un immagine molto attraente.

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