Quanti rimangono appesi alle parole dell’oracolo Spatuzza, un collaborante di cui al momento è chiara solo la mafiosità del collaborare, non è la “verità”, con ogni evidenza, che stanno cercando.
Non è il culto intransigente della legalità quello che sta portando un pezzo d’Italia a rovistare furiosamente nelle mafioserie di questo diavolo di Brancaccio, a cui la sinistra sta vendendo l’anima, non per sapere cosa ha davvero fatto il Caimano, ma per scoprire se nei veleni della famiglia Graviano c’è qualcosa che lo possa ammazzare.

Dei messaggi in codice, degli avvertimenti, e delle rivelazioni a rate e per conto terzi, la magistratura deve certo occuparsi. E deve farlo innanzitutto per quanti da Spatuzza sono accusati ed esigono che ne siano sbugiardate le accuse. A Palermo, Milano, Firenze e ovunque abbia recapitato i suoi pizzini, i magistrati devono indagare seguendo le piste e i depistaggi lungo cui Spatuzza si sta portando appresso metà dell’informazione italiana.

Ma di tutta questa materia, in cui, se c’è del vero, è di sicuro mischiato a molto di falso, e se c’è del bene a troppo di male, si potrà politicamente parlare a bocce ferme o quando sarà chiaro quali e di chi siano le bocce che sono in movimento.
Ma non si può – da parte dell’opinione pubblica, dei media, del sistema politico –  apprezzare preventivamente per vero o verosimile il contenuto delle confidenze del mafioso di lungo corso, prima di avere compreso se servono ad altro che ad avvelenare i pozzi della verità giudiziaria e a inquinare le fonti della verità storica.

Per chiunque altro non fosse Berlusconi, le tardive e spettacolari rivelazioni di Spatuzza sarebbero valutate come probabili diffamazioni, millanterie destinate a trovare assai più smentite che riscontri. Se così non sarà, non lo dimostreranno certo gli impazienti tentativi di fiaccare il buon umore e la resistenza del Cavaliere, dando voce e credito alle parole dell’assassino di Don Puglisi e del piccolo Giuseppe Di Matteo.  Berlusconi va difeso non perché è Berlusconi (o perché questa è la “linea” del Pdl, come va dicendo comicamente qualcuno), ma perché chiunque fosse al suo posto, pur senza incarichi istituzionali, dovrebbe trovare una scontata “protezione”, salvo prova contraria, dalle parole di piombo di un professionista della violenza e forse anche della delazione.