Cielo non atterra sul digitale. Manca il timbro del Ministero

Cielo, il nuovo canale gratuito di Sky, che avrebbe dovuto debuttare ieri sul digitale terrestre, è ancora fermo ai nastri di partenza.  Il Dipartimento delle Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo ha chiesto a Sky di non procedere alla messa in onda delle trasmissioni di questo canale generalista, con un target più giovane di quello dei concorrenti Rai e Mediaset (“l’età media di un telespettatore Rai è di 58 anni, quello di uno spettatore di Canale 5 di 49. Noi puntiamo al pubblico dai 18 ai 49 anni” ha detto il direttore di Cielo, Gary Davey), una programmazione smart (programmi corti e pubblicità brevi) e un obiettivo di share “vicino a quello dei due principali canali in chiaro che operano sul Dtt, ovvero Boing e Rai 4”.

Visto il ritardo sul digitale, Cielo non ha debuttato neppure sul satellite, malgrado in questo caso fosse giunta tempestivamente l’autorizzazione dell’Agcom. Il Ministero dello Sviluppo, che avrebbe dovuto fornire il via libera alla trasmissione sul Ddt, ritiene invece che la pratica necessiti di “approfondimenti”. Non è chiaro su cosa. Forse sul fatto che il gruppo Murdoch, di cui la normativa antitrust limita le possibilità di investimento diretto sulla rete terrestre, per Cielo ha affittato le frequenze disponibili del Gruppo l’Espresso. Il Wall Street Journal aveva previsto che il noleggio delle banda sarebbe stato interpretato, in chiave politico-mediatica, come un’alleanza tra Murdoch e De Benedetti in funzione anti-Cav. Rimane il fatto che il Ministero dello Sviluppo economico non può avere imposto lo stop su questa base.

Forse invece l’ostacolo è puramente burocratico. In base al regolamento relativo alla radiodiffusione terrestre in tecnica digitale “il Ministero delle comunicazioni provvede al rilascio dell’autorizzazione, entro 60 giorni dalla presentazione della domanda” (art.2, comma 9). I 60 giorni non sono ancora trascorsi, anche se ci si poteva aspettare che, visto il momento (lo switch-off in Campania), il Ministero fosse più collaborativo e tempestivo.

Peccato per il ritardo, arrivato un po’ troppo puntuale, date le previsioni. Anche perché l’ingresso nel free-to-air di Murdoch confermerebbe (contro l’opinione di quanti ritenevano che la legge Gasparri avrebbe consolidato il duopolio Rai-Mediaset) che, anche senza “espropriare” il Cav., il digitale porta più offerta, concorrenza e contenuti nel mercato televisivo.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Cielo non atterra sul digitale. Manca il timbro del Ministero”

  1. Cosa non si farebbe, pur di fermare…IL MOLOCH! *_^

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