Berlusconi e Lukashenko: quanto costa e quanto rende la politica dello scambio coi dittatori?

– Fedele all’impegno di fare della politica estera una piattaforma di lancio delle imprese italiane, Berlusconi ha scelto una spregiudicata e rischiosa “politica dello scambio” con regimi politici ed autocrati più o meno impresentabili. Se loro aprono il portafoglio delle commesse pubbliche alle imprese italiane (o, come è il caso libico, promettono di aprire pure i forzieri dei fondi sovrani per le necessità di alcuni campioni nazionali), allora Berlusconi se ne fa complimentoso garante sul piano internazionale, senza lesinare apprezzamenti né lodi.

Da questo punto di vista non possono stupire gli sperticati riconoscimenti ieri riservati ad Aleksandr Lukashenko, il dittatore bielorusso, che non aveva mai ricevuto a Minsk leader politici occidentali e a cui fino allo scorso anno era interdetto l’ingresso nei confini dell’Unione Europea. Berlusconi è sinceramente convinto di servire in questo modo gli interessi del Paese. E altrettanto sinceramente noi pensiamo che queste parti non gli piacciano, addirittura gli pesino, ma che le assolva come un doveroso sacrificio.

Quello che occorrerebbe comprendere, però, è quale sia il saldo economico e politico della nouvelle vague diplomatica, che sembra tagliata su misura per i rapporti con despoti che possono discrezionalmente aprire o chiudere i forzieri dello Stato, ma non ci pare possa funzionare quando gli interlocutori sono governi – o leader di governo –  che non comprano né vendono contratti pubblici e privati e comunque non hanno bisogno della “legittimazione” italiana.

La nonchalance con cui Berlusconi ha “depoliticizzato” la politica estera italiana costa o rende? L’assoluto “relativismo” della nostra diplomazia e la totale disponibilità del nostro governo a difendere l’indifendibile ci rende interlocutori più smart o partner meno affidabili sui più delicati dossier strategici?
Occorrerebbe discuterne senza acrimonia, senza moralismi e senza cinismi. Ma forse sarebbe il caso di iniziare a discuterne.


Autore: Carmelo Palma e Piercamillo Falasca

Carmelo Palma - 42 anni, torinese, pubblicista. E' stato dirigente politico radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Tra i fondatori dei Riformatori Liberali. Direttore dell’Associazione Libertiamo. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Piercamillo Falasca - Nato a Sarno nel 1980, laureato in Economia alla Bocconi, è fellow dell’Istituto Bruno Leoni, per il quale si occupa di fisco, politiche di apertura del mercato e di Mezzogiorno. È stato tra gli ideatori di Epistemes.org. E’ vicepresidente dell’associazione Libertiamo.

10 Responses to “Berlusconi e Lukashenko: quanto costa e quanto rende la politica dello scambio coi dittatori?”

  1. Giuseppe Naimo ha detto:

    Costa sicuramente più di quanto possa rendere economicamente. che vergogna.

  2. Marco Faraci ha detto:

    Comunque in questi casi un pensierino va anche al centro-sinistra e ai “salotti bene” che negli anni hanno sempre sbeffeggiato la “principled foreign politics” considerandola nella migliore delle ipotesi una politica ingenua, imprudente ed incapace di confrontarsi con la complessità del mondo reale e più frequentemente una politica di subordinazione ai (loschi) interessi geostrategici degli Stati Uniti.

  3. Carmelo Palma ha detto:

    @Marco, hai perfettamente ragione.
    Ma che D’Alema, ad esempio, da Ministro degli esteri confezioni un arrendevole accordo di amicizia con la Libia, non mi fa specie, nè impressione: infatti sui temi della politica internazionale l’ho sempre giudicato un avversario politico.
    Che lo stesso accordo di amicizia venga poi concluso e blindato con un sovrappiù di complimenti, scuse e riconoscimenti al Colonnello da parte del governo di centro-destra e del suo leader… beh mi fa assai più impressione, perchè quello è in teoria il governo che io dovrei sostenere e che ho votato anche perchè non facesse come D’Alema…:-)

    Poi non ne faccio solo una questione di principio, ma anche di fatto. Quali sono i risultati di questo sdoganamento seriale di autocrati impresentabili? Lo facciamo un bilancio?

  4. Giordano Masini ha detto:

    Io non credo che il punto sia se certe cose le fa D’Alema o Berlusconi. La politica e la diplomazia si muovono sempre su terreni spinosi, ed è probabilmente giusto che sia così. La questione sono certi salamelecchi di cui, francamente, non si sente proprio la necessità.
    Obama, nel suo discusso viaggio in Cina, ha portato avanti la politica che credeva più opportuna, ma ha trovato comunque il modo di fare qualche accenno (seppur tiepido) ai diritti umani e non si è sognato di fare certi scappellamenti. E neanche D’Alema si è mai spinto a tanto.
    Berlusconi ha la pretesa che ogni dichiarazione di oggi può essere lavata da una, uguale e contraria, di domani. Che un capo di stato può rivolgersi ad un altro (davanti al mondo) con le stesse parole che un venditore di tappeti rivolgerebbe (in privato) ad un suo ingenuo cliente. Ma non è così.
    Su un piano di costi e benefici, se è questo di cui parliamo, il sistema di valori a cui la nostra democrazia fa riferimento non può essere messo continuamente sul tavolo da gioco.

  5. Luca Cesana ha detto:

    D’Alema, a mio modesto parere il peggior Ministro degli Esteri da almeno vent’anni in qua, era la pallida controfigura dell’andreottismo.
    Berlusconi, dopo l’amico Vladimir e gli inchini a Gheddafi sdogana il dittatore bielorusso (primo e speriamo ultimo tra i leader occidentali).
    Non vorrei che questa “esclusiva” venisse inclusa nell’elenco dei trionfi berlusconiani insieme alle Coppe del Milan, al Governo più lungo della Repubblica, al suo auto-proclamarsi maggior Statista del dopoguerra e così via

  6. Marco Maiocco ha detto:

    Non vi capisco. Continuate a criticare le politiche singole, non rendendovi conto che il problema cero è dato da Berlusconi + Lega. Come alcuni comunisti quando criticavano gli esiti illiberali della rivoluzione, non rendendosi conto che tutto era già scritto nei presupposti della rivoluzione….

  7. Carmelo Palma ha detto:

    @Marco: no, non penso che la parabola del centro-destra fosse inscritta nella sua natura. lo slittamento (sui temi internazionali e su quelli economici, in particolare) è stato recente e molto rapido. Non so se c’è uno o vari perchè, ma la contraddizione tra Berlusconi oggi e il berlusconismo come fenomeno politico – dal 1994 al 2006 – mi pare di una certa evidenza.

  8. Fabrizio ha detto:

    Posso capire che in politica certe posizioni siano dettate da necessità oggettive (economiche prima di tutto), ma appoggiare in modo così eclatante un dittatore “ripudiato” da tutte le democrazie occidentali mi pare inconcepibile. Berlusconi ormai fa e disfa e pare convinto che chi osserva non ne avrà poi memoria. Andreotti -ha scritto qualcuno- parlava con il diavolo, ma almeno lo faceva con discrezione. ”La gente vi ama, lo dimostrano le elezioni” è la frase rivolta da Berlusconi al dittatore. Su questo sito, che ho sempre apprezzato e continuo ad apprezzare in quanto radicale e liberale, ho visto grandi titoli -giustamenti critici- rivolti a chi rifiutava l’accoglienza al Dalai Lama. Il “caso” Lukashenko è speculare: invece di non-difendere il diritto di un popolo non violento (quello tibetano), ci si spertica in adulazioni (proprio così, non metaforicamente!) verso un dittaore violento. Critichiamo il fatto, senza acrimonia nè senza moralismi certo, ma allo stesso modo in cui abbiamo difeso i diritti del Tibet.

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