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Un endorsement per un socialista croato, in nome della legalità

– “In Croazia non c’è giustizia. Regna la giustizia per privilegiati e ricchi. L’arricchimento senza lavoro basato sulla corruzione, la criminalità che resta impunita, i potenti incapaci che occupano alte posizioni e che governano le nostre vite, gli agganci politici e famigliari elevati a sommo criterio di successo personale, tutto questo caratterizza la vita pubblica e politica croata. Io non posso rassegnarmene, non posso alzare le spalle e continuare a vivere la mia vita come se tutto ciò non mi riguardasse. Non posso accettare l’umiliante ingiustizia… È per questo che offro alla Croazia una nuova giustizia, fiducia nelle proprie forze, morale, onestà. Offro l’ottimismo e la risolutezza necessari per uscire dalla crisi morale ed economica”.
Con queste parole si apre il programma elettorale di Ivo Josipovic, secondo gli attuali sondaggi il candidato favorito per le prossime elezioni presidenziali in Croazia. Il via alla corsa per l’elezione del terzo presidente della Croazia dalla sua indipendenza è stato dato dalla pubblicazione ufficiale da parte della Commissione elettorale statale (DIP) della lista dei 12 candidati presidenziali, dopo aver raccolto le firme di sostegno alla loro candidatura. Sarà tra questi dodici che i cittadini della Croazia sceglieranno il prossimo 27 dicembre il nuovo inquilino del palazzo presidenziale di Pantovcak.

Secondo i sondaggi, il candidato del Partito socialdemocratico, Ivo Josipovic, deputato e autorevole professore di diritto internazionale presso l’Università di giurisprudenza di Zagabria (nonchè noto musicista e compositore di musica classica contemporanea), è in vantaggio rispetto al suo principale rivale, il dissidente socialdemocratico e primo cittadino di Zagabria, Milan Bandic.
Per lungo tempo, Bandic ha civettato con l’opinione pubblica sulla propria candidatura, lasciando spazio a numerose speculazioni, tutte accompagnate dalla domanda: “si candida o non si candida?” Ma è dalla scorsa estate che l’uomo forte di Zagabria, eletto di recente al suo secondo mandato di sindaco, ha iniziato a percorrere in lungo ed in largo la Croazia e l’estero (Russia, Germania, Italia) per cercare sostegno alla sua futura candidatura. Solo quando il Governo di Jadranka Kosor ha deciso la data delle elezioni, però, Milan Bandic si è recato, da uomo sportivo qual è, sul monte Sljeme, nei pressi di Zagabria, per annunciare la decisione di candidarsi alle presidenziali, affermando di voler svolgere l’eventuale incarico di presidente “libero dalle catene di obblighi di partito e libero come un uccello”. Allusione questa al fatto che, nel momento in cui ha deciso di correre per lo scranno presidenziale, è stato espulso dal Partito socialdemocratico. Il quale a grande maggioranza aveva scelto Ivo Josipovic come candidato ufficiale.

Mi sto preparando da dieci anni e se non fossi convinto di vincere, non mi sarei nemmeno candidato… lavorerò come un cavallo per la Croazia!” ha detto il sindaco Milan Bandic, usando parole che caratterizzano la sua immagine di “rappresentante delle persone semplici e diligenti”.

E’ presto per dire se sarà veramente lui il principale sfidante di Josipivic. Nella gara ci sono anche altri concorrenti dal potenziale interessante: Andria Hebrang, candidato ufficiale della Comunità democratica croata (HDZ), deputato del partito governativo e già ministro della Difesa (appoggiato dalla premier Jadranka Kosor, si è presentato alla Commissione elettorale con scatoloni contenenti oltre 140.000 firme di sostegno per la candidatura). Tra i big, va ricordato Nadan Vidosevic, presidente della Camera di commercio croata, ritenuto il candidato degli imprenditori, e come Bandic dissidente dell’HDZ. Ancora, un terzo ex esponente dell’HDZ, già ministro dell’istruzione pubblica, il giovane Dragan Primorac, entrato nella campagna elettorale grazie a fondi di finanziamento statunitensi, che si vanta di essere l’Obama croato. Non manca Miroslav Tudjman, candidato indipendente e figlio del defunto primo presidente della Croazia indipendente, Franjo Tudjman. E va infine segnalata Vesna Pusic, vicepresidente del Parlamento croato e vicepresidente dei liberali europei.

Perchè, tra questi, è preferibile il socialdemocratico Josipovic? Perchè al di là delle mere posizioni politiche, oggi la Crozia ha bisogno di ritrovare le fondamenta di una democrazia compiuta e della legalità, attraverso una robusta lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, che minano il sistema istituzionale e rappresentano il principale ostacolo all’integrazione del Paese nell’Unione Europea. La Croazia ha bisogno di diventare “un vero Stato di diritto” e Ivo Josipovic è il candidato che pare offrire le migliori garanzie di commitment.
La corruzione è diventato il metodo per governare, per fare affari, per ricevere l’istruzione e le cure mediche ed in questo senso anche il freno di un più veloce cammino della Croazia nell’Ue” afferma Josipovic, che punta i dito contro il “comitato esecutivo del Fondo per la privatizzazione, direttori delle aziende pubbliche, ministri ed altri politici a tutti i livelli, alcuni giudici, medici corrotti, poliziotti, professori, tutti loro sono coinvolti e collegati, tutti loro si stanno impossessando di enormi quantità di denaro in una marea di illegalità, avidità e latrocinio. Le cose sono andate così lontano che anche le leggi vengono emanate solo affinchè sia possibile per qualcuno accumulare enormi ricchezze”.
A braccetto con la corruzione vi è anche il crimine organizzato che, avverte Josipovic, minaccia notevolmente la sicurezza dei cittadini e la possibilità di affermare una società onesta e democratica. “Non può la malavita essere più forte dello Stato, non si può tollerare il suo coinvolgimento nella politica e nella giustizia. Non permetterò che il denaro sporco compri la proprietà croata e conquisti le risorse economiche, renda possibili le lauree false, i privilegi e le ricchezze non meritate. I soldi sequestrati alla criminalità li farò investire nello sviluppo economico, in pensioni, scuole, asili, educazione e sicurezza sociale” promette Josipovic.

La crisi dell’economia croata non è soltanto il risultato della crisi finanziaria globale e della recessione , sostiene Josipovic, ma ha profonde radici. “La nuova giustizia in economia – è questa l’opinione di Josipovic – significa un nuovo approccio in cui finalmente bisogna capire che senza mosse radicali nell’economia croata e senza un forte impulso alla produzione, soprattutto quella orientata all’esportazione, non è possibile risolvere i problemi croati”.
Tra le priorità del candidato socialdemocratico, anche la difesa e la politica estera della Craozia europea. Con l’ingresso della Croazia nella Nato, la costruzione di un sistema di difesa e sicurezza unico ed efficace nonchè l’adempimento permanente di tutti i criteri militari dell’alleanza atlantica richiedono un impegno molto preciso da parte del futuro Governo e del Presidente della Repubblica, in quanto comandante supremo delle forze armate. L’organizzazione e lo svilupppo dell’esercito croato come una forza militare efficace, professionale e ben equipaggiata, che possa garantire l’adempimento di tutti gli obblighi cosituzionali e legislativi, non ha alternative.

La politica estera della Croazia europea deve essere credibile e “non si può affermare a livello internazionale una cosa e fare tutt’altro in casa” avverte Josipovic, che aggiunge che l’obiettivo principale della politica estera croata è la piena membership nell’Ue. Ma per realizzare questo obiettivo, bisogna che vi entri una Croazia diversa da quella di oggi: “Va bene ed è importante che la Croazia entri nell’Ue, ma per me è ancora meglio e ancora più importante che l’Europa entri in Croazia. Per questo io non chiederò soltanto l’alleanza dei partiti politici – dice Josipovic – ma innanzitutto l’alleanza di ogni singolo cittadino croato per preparare l’ingresso della Croazia nell’Ue. Mi aspetto dal Governo che nelle riforme e nei negoziati di adesione si parta dal fatto che è molto più importante soddisfare le aspettative dei cittadini croati, che le aspettative dei negoziatori europei. Dobbiamo essere più forti nei negoziati, più decisi nelle riforme e più attivi nella comunicazione dell’Europa con i cittadini. Nelle questioni aperte bilaterali con i Paesi vicini, non permetterò che essi influenzino il contesto multilaterale dell’allargamento dell’Ue, come nemmeno che vadano risolti fuori dalla cornice del diritto internazionale”, è deciso Josipovic. Promette che si “impegnerà per il proseguimento e conclusione del processo di allargamento dell’Ue in Europa sudorientale. È interesse della Croazia che i nostri vicini nella regione vengano al più presto inclusi nell’Ue. Questa è la migliore via per stabilire relazioni stabili e di prosperità nella regione dell’Europa sudorientale che finora è stata una regione tragicamente instabile. Buone relazioni con i vicini sono la garanzia di pace e prosperità economica. La Croazia deve essere il paese leader della regione e questo non è possibile se vi sono costanti contenziosi con i vicini. Ma la soluzione delle questioni bilaterali ancora aperte deve muoversi esclusivamente nel pieno rispetto del diritto internazionale e non può minacciare la sovranità croata e i suoi confini”.

Un commento, nel suo programma, Josipovic lo dedica alla questione giovanile: “i giovani non sono soltanto il futuro ma anche il nostro presente… non si può chiamare una società giusta la comunità che a tutti i suoi membri non offre uguali possibilità. Il sistema scolastico in Croazia è però tale che un’educazione di qualità è negata a coloro i cui genitori non hanno sufficienti mezzi finanziari per la loro educazione…“. E ancora: “Anche se a livello di principio il maggior numero di giovani vuole far parte delle vicende sociali, influenzare la politica e partecipare nel processo decisionale, le strutture politiche non hanno trovato modi adeguati per il loro inserimento. La nuova giustizia significa anche trasferire sui giovani una parte dello spazio politico e governativo”.

La qualità dell’acqua croata è per il candidato presidente un’importante opportunità di business per il Paese: “la Croazia deve saper utilizzare con cautela la sua ricchezza più preziosa, l’acqua potabile perchè solo così potremmo posizionare il nostro Paese come un brand di acqua mondiale”.
La moral suasion elevata a metodo di governo: “La mia firma sulle leggi approvate nel Sabor (in Parlamento, ndr) non sarà una mera formalità. Una parte del mio ufficio lavorerà sulla valutazione dell’impatto di ogni nuova legge sui cittadini croati. Così, ancora in tempo, ancora durante il dibattito, potrò mandare le analisi e tentare di impedire l’approvazione di leggi che ritengo dannose, come l’attuale legge sulla tasse o quella sulla fecondazione medicalmente assistita”.

L’Ufficio del Presidente continuerà ad essere il luogo di incontri costanti con i cittadini perchè è questo il modo migliore affinchè il presidente della Repubblica venga a conoscenza dei problemi dei cittadini che lo hanno eletto a questo più alto incarico”.
Se quelle di Josipovic per la Croazia son rose, fioriranno.


Autore: Marina Szikora

50 anni, croata, nata a Zagabria, vive a Budapest (Ungheria), laureata alla Facolta’ di Filosofia dell’Universita’ di Zagabria in lingua e letteratura italiana e letteratura comparata. E’ consigliere generale del PRT e corrispondente di Radio Radicale. E’ stata rappresentante del PRT per le attivita’ politiche in Europa centrale e sudorientale nonche’ rappresentante radicale alla Commissione per i diritti umani alle Nazioni Unite di Ginevra.

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