La chiamano riforma, ma è un attacco allo spirito del Popolo della Libertà

– E la chiamano riforma. Ma il nuovo ordinamento forense in discussione presso la Commissione Giustizia del Senato è definibile come tale? La Treccani definisce il termine riforma come “modificazione sostanziale, ma attuata con metodo non violento, di uno stato di cose, un’istituzione, un ordinamento, ecc., rispondente a varie necessità ma soprattutto a esigenze di rinnovamento e di adeguamento ai tempi(…)”. Non ho dubbi che l’impianto legislativo dell’ex ddl Mugnai (ma si scrive Mugnai e si legge Cnf) intercetti la prima parte della definizione. Esso è una modificazione sostanziale (per quanto in peius), attuata con metodo non violento, di uno stato di cose, di un’istituzione, un ordinamento. Qualche perplessità maggiore la nutro sulla sua aderenza alla seconda parte della definizione: “rispondente a varie necessità, ma soprattutto a esigenze di rinnovamento e adeguamento ai tempi”. Bene. Qui c’è da mettersi d’accordo sull’interpretazione della “natura dei tempi” che stiamo vivendo e su cosa voglia dire adeguarvisi. E, quindi, se sia opportuno, da un punto di vista politico, dal punto di vista politico del PdL, adeguarvisi nel modo in cui vi si sta adeguando nel caso di specie degli avvocati. Qual è dunque la natura dei tempi che stiamo attraversando? Sono tempi di crisi, e crisi, dal greco, vuol dire cambiamento. Qual è la risposta dell’ordine forense (diventata indirizzo politico del PdL) agli interrogativi posti dalla crisi? L’arroccamento, il controllo delle nascite (di nuovi professionisti), la creazione di un mercato dei servizi legali amministrato dalla corporazione (cui lo Stato presta il beneficio della protezione legale), in un’ottica squisitamente provinciale, da strapaese. Ad esempio, il divieto di costituire società tra professionisti con soci di mero capitale produrrà due conseguenze: fermo restando che il tasso di interconnessione globale delle economie, dei servizi, degli scambi commerciali e di quelli di informazioni non si arresteranno solo perché Tremonti ha deciso che il mercatismo low cost è il nuovo comunismo e che il mercato è sano se va piano e neanche troppo lontano, ci ritroveremo colonizzati dalle grandi law firm di provenienza anglosassone, che risponderanno alla domanda italiana di servizi legali su scala internazionale. In più i nostri giuristi perderanno progressivamente grip sul mercato nazionale e su quelli internazionali, perché privi di strumenti organizzativi e scientifici per rispondere alle issues emergenti dall’economia mondiale. Lo scontro, niente affatto indolore per l’Italia, è tra due diverse visioni del futuro del nostro Paese. Secondo la prima, l’Italia deve mettersi in testa che soltanto correndo col resto del mondo e aprendosi ad esso potrà pensare di garantire benessere e ricchezza anche alle future generazioni, magari accettando qualche piccolo/grande sacrificio nell’immediato; secondo l’altra, il Paese vive bene sotto i campanili e non c’è bisogno del pepe della competizione quanto, piuttosto, della tranquillità della protezione, riassumibile nel trittico Dio, posto fisso e famiglia. Per queste ragioni sull’ordinamento forense si gioca oggi una partita culturale di ampio respiro dalla quale emergerà la linea del centro destra sulla propria idea di sviluppo per il Paese. Nelle dichiarazioni programmatiche del governo è scritto quanto segue:

per crescere dobbiamo (…) colpire i corporativismi e le chiusure difensive che in passato hanno tutelato soltanto i bisogni castali di un sistema assistenziale e dirigista che non ha fiducia nella libertà e nell’autonomia della società (fonte governo.it).

Lo scarto tra questa dichiarazione di principio e il contenuto della proposta sull’ordinamento forense è evidente. Perciò, cui prodest? Siamo sicuri che al PdL convenga portare a casa una legge che piace alla corporazione forense (e neanche unanimemente) ma distrugge le premesse ideali e riformiste del berlusconismo classico, quello che ha allevato una generazione di autonomi e partite Iva, baldanzosi in doppio petto e con quella sicumera individualista che tanto fa incazzare i pii sacerdoti dell’ortodossia sociale di sinistra e tanto bene fa, invece, al dinamismo e al Pil italiano? La constituency pidiellina è un materiale composito, stratificato, il cui trait d’union è, però, la richiesta di opportunità, di libertà e di spazi di autonomia individuale, nel lavoro come nella vita privata, passando dalla concezione del rapporto tra il singolo e la società. E se alcuni tratti di quest’anarchia dell’io sociale berlusconiano possono essere anche oggetto di un aggiustamento in chiave costituzionale, l’anelito marcatamente libertario che ne ispira la richiesta di opportunità resta ancora l’elemento più dirompente del panorama politico italiano. Per questa ragione oggi pomeriggio Libertiamo parteciperà alla manifestazione di protesta organizzata dall’Unione dei Giovani Avvocati Italiani contro la contro – riforma della professione forense in discussione al Senato. “La manifestazione di oggi – spiega Gaetano Romano, presidente di UGAI – servirà a dar voce ai cittadini ed alla base della classe forense chiedendo unanimemente il ritiro in toto della controriforma forense. Non c’è spazio di discussione su un testo inaccettabile e contenutisticamente, a nostro parere, di ispirazione quasi fascista. La base dell’avvocatura, colpita dalla riforma, deciderà oggi anche eventuali ulteriori clamorose iniziative di protesta democratica”. PdL, cui prodest?


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

8 Responses to “La chiamano riforma, ma è un attacco allo spirito del Popolo della Libertà”

  1. Piero Sampiero scrive:

    Vorrei sottolineare come in molte Università,anche nelle facoltà di legge, sono stati istituiti corsi di sostengo ed alfabetizzazione per evitare di commettere grossolani errori di grammatica e di sintassi.

  2. Piero Sampiero scrive:

    Non credo si tratti di corporativismo…

  3. Ed in spirito partecipiamo tutti, anche coloro che avvocati non sono, ma liberali – e nel profondo – si. Bravissimo Lucio Scudiero e brava la redazione a pubblicare testi intelligenti, consapevoli e pieni di passione civile quale quello che ho avuto la gioia di leggere poc’anzi.

    @ Lucio Scudiero: vedi come tutto ruoti attorno al “valore legale” del titolo di studio e come, senza la sua preventiva abolizione, nulla potrà esservi di veramente liberatorio sia nelle professioni che nella PA?

  4. dave scrive:

    Questa antiriforma forense dimostra cos’e’ il PDL veramente: un partito corporativista conservatore, antiliberale ed antiliberista.

    La cosa assurda e’ che c’e’ ancora della gente in giro che crede che ‘sto governo cialtrone abbia qualcosa di liberale… APRITE GLI OCCHI!

  5. Lucio Scudiero scrive:

    @pier carlo de cesaris. Hai ragione sul valore legale del titolo di studio. Andrebbe abolito. E proseguendo su questa strada ti direi che le università andrebbero privatizzate, che gli ordini professionali andrebbero sciolti, che gli avvocati non sono diversi dagli idraulici ecc. ecc. Ma siamo in Italia e queste idee presupporrebbero un paese diverso dal nostro, con un dibattito pubblico e una vita civile maturi. Perciò, al momento, restano fantapolitica. Mentre il richiamo alla (s)convenienza elettorale, per il PdL, di questa serrata dei ranghi sugli avvocati è argomento che può anche solleticare gli interessi elettorali spiccioli di questa improvvisata bottega di politicanti. Ti ringrazio molto dei complimenti.

  6. @ grazie a te. Intanto si potrebbe operare mirando dritto al cuore del problema? Penso sia doveroso per chi si professa liberale. certo hai ragione a battere il tasto della convenienza immediata ma la vera azione riformatrice mira diritto e lontano.

  7. Renzino l'Europeo scrive:

    Peccato che si continui a trattare la questione in maniera ideologica.
    Vanno divisi gli aspetti relativi alla garanzia di qualità per la professione (abilitazione, deontologia) da quelli relativi agli aspetti economici, e sulla concorrenza.
    Gli Albi e egli Ordini professionali esistono in tutto il mondo, a beneficio di certi interessi pubblici da tutelare, e di valorizzazione della professione.

  8. @Renzino l’Europeo. Albi ed Ordini dipendenti dal Ministero di Giustizia? Elenco, grazie.

Trackbacks/Pingbacks