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La scimmia della libertà contro la nuova censura

– Il presidente Barack Obama ha appena graziato il tacchino del Giorno del Ringraziamento. Ma guai a parlargli di scimmie. Se ne era accorto Rupert Murdoch, quando sul New York Post (testata edita dal suo gruppo) era apparsa una vignetta in cui due poliziotti, dopo aver abbattuto a fucilate un primate, si chiedevano: “E adesso chi scrive la legge per il piano di stimolo dell’economia?”. Era settembre, il piano sullo “stimulus” era appena stato lanciato con il sostegno di Obama. Facendo 2+2 si poteva capire che la scimmia si riferiva al presidente afro-americano. E dipingere un afro-americano come un primate è razzismo.

Quindi, dopo un vespaio di violente polemiche, la scimmia abbattuta è costata a Murdoch scuse pubbliche per iscritto. Mentre il vignettista, Sean Delonas e il direttore del NY Post Col Allan sono stati bersaglio di una raccolta firme per ottenere il loro licenziamento promossa dal regista Spike Lee e dalla Nacp, l’associazione per i diritti degli afro-americani. A nulla è valsa la spiegazione che la vignetta intendeva prendere in giro il piano di stimolo (che avrebbe potuto essere scritto anche da una scimmia): per la Nacp era “un invito ad assassinare Barack Obama”. Dando per scontato che la scimmia era lui.

A nemmeno un anno di distanza dalla “bomba” del New York Post, un anonimo utente di Internet, sicuramente appassionato di computer graphic, ha mandato online una caricatura di Michelle Obama, con il volto trasformato in quello di una scimpanzé, simile a quelle del film “Il pianeta delle scimmie”. Quell’immagine è stata talmente tanto cliccata che è finita nella prima pagina nelle ricerche su “Michelle Obama” su Google. Non potendo risalire all’autore, la rabbia si è abbattuta direttamente sul motore di ricerca e sui suoi responsabili. A nulla sono valse le spiegazioni tecniche: che la posizione di un’immagine nel motore di ricerca dipende da quante volte è cliccata, che il motore di ricerca non fa selezioni in base all’etica, ma si basa su complicati algoritmi matematici. Niente. Si è aperta una nuova campagna in difesa dei diritti civili per far rimuovere l’immagine di Michelle-scimmia, giudicata “razzista” e “offensiva”. Alla fine Google ha dovuto aggiungere una spiegazione e le sue scuse: cliccando sull’immagine incriminata si legge che “certe ricerche, anche se innocue, portano a risultati che possono provocare turbamento”. Il giorno dopo, ieri, si è scoperta l’origine: il gestore del blog Hot Girls che l’aveva pubblicata, ha ritirato la foto, commentando il gesto con un piccolo avviso, in cui  auspica che “la discussione non diventi troppo violenta”. Ma prima di terminare la caccia al blogger “razzista”, la discussione, in rete e sui quotidiani americani, verteva addirittura sull’introduzione della censura per Google, come già avviene in Paesi notoriamente liberi come l’Iran, Cuba e la Repubblica Popolare Cinese. Non male per la difesa di un’amministrazione che, giusto la settimana scorsa, esortava il regime di Pechino di abbattere le barriere della libertà nel web.

E’ soprattutto interessante dare un’occhiata al forum della Bbc: mentre dalla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti e dall’Europa, un coro unanime di “no” si oppone all’introduzione di filtri nel motore di ricerca, dall’Africa, dai Paesi arabi e dalla quasi-europea Turchia arrivano inviti a rimuovere la caricatura di Michelle Obama e a dare più peso al “rispetto” che non alla libertà. Un kuwaitiano, bontà sua, afferma che: “Non censuriamo nessuno”, ma: “Non dobbiamo permettere che qualcuno posti cose del genere mantenendo l’anonimato”. Negli emirati e nelle dittature delle sue parti, in effetti, nessuno può restare anonimo: il governo deve essere sempre in grado di rintracciarti e di incarcerarti se pubblichi qualcosa di blasfemo. Un uomo chiamato Makungwa, dal Malawi, invita invece direttamente a rimuovere le immagini su Google, perché: “Non dobbiamo dimenticare che viviamo in un mondo di diritti umani”. Che non comprendono quello della libertà di espressione e satira, evidentemente.

E’ questo il nuovo volto della censura. Nel mondo globale, popoli che non hanno mai conosciuto la libertà di espressione pretendono di estenderla anche nel mondo libero. Non lo fanno nel nome dei loro governi, ma si nascondono (consciamente o inconsciamente) dietro alla difesa del multiculturalismo, del rispetto delle diversità e degli stessi “diritti umani”. E’ stato così anche all’epoca delle “Vignette sataniche” su Maometto. Nessun Paese musulmano ha condannato i disegnatori danesi per “blasfemia” (per quello ci avevano già pensato gli imam radicali e le organizzazioni islamiche), in compenso tutti hanno preteso “rispetto”. La nuova censura ha sempre il volto umanitario dell’anti-razzismo.

Ma la reazione di popoli non liberi alla presunta “arroganza” occidentale non deve stupire più di tanto. Semmai lascia assolutamente perplessi che la protesta contro un innocuo blog parta in difesa del presidente della più grande potenza mondiale, oltre che della nazione leader del mondo libero. La satira contro la massima carica dello Stato americano è sempre stata permessa. Basta andare su Google e digitare la ricerca per “George Bush” per iniziare a vedere ogni tipo di caricatura, fotomontaggio e vignetta, spesso e volentieri offensiva. Anche Bush è stato paragonato ad una scimmia: è famosa la sequenza di foto con tutte le sue espressioni affiancate a quelle, molto simili, di un primate. Nessuno però ha mai pensato di dare la caccia al blogger che l’ha messa in rete. Obama ha il vantaggio di essere afro-americano. Di usare i mezzi e la potenza di un presidente e, allo stesso tempo, sfruttare il vittimismo di una minoranza etnica. Nessuno difenderebbe dalla satira un texano, bianco e cristiano, come Bush. Gli intellettuali e l’opinione pubblica impegnata, al contrario, sono pronti a fare quadrato attorno a un presidente progressista figlio di un immigrato kenyota. Fino a invocare la censura. Il nuovo presidente, in questo, ha un potere senza precedenti nel controllo sui media. E lo usa. O per lo meno, sta iniziando ad usarlo: lo ha dimostrato direttamente con il network televisivo Fox News, critico nei suoi confronti e considerato, per questo, non un legittimo servizio di informazione, ma “un avversario politico”. Il suo gioco, finora, è molto facile: Michelle e Barack Obama sono i beniamini della stampa, stanno conquistando un numero spropositato di copertine, approfondimenti e cronache rosa.

Di Michelle sappiamo anche quando va a mangiarsi un hamburger. E sempre e comunque dobbiamo esserne deliziati. I pochi deviazionisti, siano essi Fox News o un blogger sconosciuto, sono molto facili da reprimere, perché i loro pareri contrari e la loro satira dissacrante è considerata “out”. Le loro scimmie, disegnate o composte con lavorini di computer graphic, oltre che “volgari”, sono fuori moda.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

4 Responses to “La scimmia della libertà contro la nuova censura”

  1. alepuzio ha detto:

    Il razzismo non c’entra granchè, visto che anche Condoleezza Rice (afroamericana che l’ha subito veramente il razzismo, a Birmingham) ha al suo attivo parecchie caricature, fotomontaggi, etc per essere stata vicina alle posizioni di Bush.

    E’ semplicemente la versione “star & stripes” del diritto di satira che è molto diffuso qui in Italia: sei con noi o contro di noi?

  2. Appunto, la bolla demagogica colpisce in ogni dove e sotto ogni cielo. Se avessero rappresentato Bush come il dr Stranamore a cavalcioni della atomica che sventola, precipitando, il suo Stetson, nessuno avrebbe fatto nemmeno un forum piccolo così.

  3. Stefano Magni ha detto:

    Bush come il dottor Stranamore? Ci hanno già pensato: http://www.ecn.org/coord.rsu/images/stranamore.gif

  4. hhhhhh ha detto:

    se sono scimmies con scimmie c’è poco da fare. Infatti quando li si distrugge ll’illusione di essere umani se la prendono .

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