La riforma anti-giovani della professione forense ed Il deserto dei Tartari: opere a confronto

– “Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione[…]. Era quello il giorno atteso da anni, il principio della sua vera vita. Pensava alle giornate squallide all’Accademia militare, si ricordò delle amare sere di studio quando sentiva fuori nelle vie passare la gente libera e presumibilmente felice […]Adesso era finalmente ufficiale, non aveva più da consumarsi sui libri né da tremare alla voce del sergente[…]”.

Sin dall’incipit dell’opera di Dino Buzzati è facile cogliere un certo parallelismo tra la figura di Drogo e quella dei “giovani laureati in Giurisprudenza”, antagonisti dell’opera fortunatamente incompiuta sulla riforma della professione forense. Ci si laurea dopo anni ed anni di studio, in cinque adesso e non più in quattro come invece era previsto dal Regio Decreto del ’34 – una bella involuzione! – e animati da altrettante belle speranze, una volta “dottori” si provvede ad iscriversi prontamente al Registro Praticanti; attenzione però: è necessario portare a termine le pratiche e versare qualche centinaio di euro all’Ordine entro e non oltre i primi di novembre, giacché, in caso contrario, si allontanerebbe di un anno la possibilità di tentare il terno a lotto dell’esame d’avvocato.
Ma torniamo all’opera di Buzzati ed al suo protagonista.

Sì, adesso egli era ufficiale, avrebbe avuto soldi, le belle donne lo avrebbero forse guardato, ma in fondosi accorse Giovanni Drogo – il tempo migliore , la prima giovinezza, era probabilmente finito”.

Soldi? Belle donne? A differenza del caro Drogo, i giovani laureati non aspirano a tanto, quantomeno nell’immediato post laurea, ma sperano di poter competere nel libero mercato del lavoro, utilizzando finalmente gli strumenti che si sono procurati attraverso anni di studio e pronti ad imparare ed a studiare ancora. Speranze che ben presto s’infrangono contro il muro della realtà, costruito mattone dopo mattone dalle lobby di chi sembra aver paura della concorrenza. L’unica certezza che rimane è che la prima giovinezza è oramai andata e con essa scorrerà veloce anche l’età adulta; passeranno gli anni e saranno vissuti con la stessa incertezza di un naufrago che dalla zattera non riesce a scorgere alcun approdo e con la medesima amarezza che si avverte quando leggendo il romanzo di Buzzati si scopre che Drogo, giunto giovanissimo alla Fortezza e ivi rimasto per tutta la vita, non riuscirà mai a realizzare ciò per cui si era sacrificato: lo scontro con i Tartari.

Questo lo scenario – ancor più desolante di quello attuale – che vedrebbe la luce, qualora il disegno di legge approvato in Commissione Giustizia al Senato divenisse realtà. L’esclusione dei giovani avvocati dalla figura di mediatore, perno della recente riforma del processo civile che introduce la conciliazione obbligatoria per determinate controversie, non pare bastare agli autori del capolavoro sulla riforma della professione forense, no: il colpo di grazia alla “Generazione Futuro” va dato. Ed ecco prontamente rispolverate e reintrodotte le tariffe minime “inderogabili e vincolanti” per gli avvocati ma nessun compenso è invece previsto per i praticanti; la pubblicità viene fortemente regolamentata, l’esame di abilitazione diviene più oneroso, il divieto di esercitare l’attività organizzandosi in società di capitali viene ribadito con forza.

Poco importa che ad echeggiare vi sia persino l’autorevole grido del presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, il quale bolla la riforma come “peggiore di quella del ’39 sulle libere professioni”; poco importa che il presidente della Camera Gianfranco Fini abbia dedicato un intero capitolo al “patto generazionale” nel suo libro “Il futuro della libertà”. L’Italia non è un paese per liberalizzatori, né per giovani. Non esiste Indice delle liberalizzazioni dell’ IBL che tenga e che possa ivi porre le proprie radici, né in un contesto simile Angela Padrone, autrice de “La sfida degli outsider”, potrà mai sperare che si riesca a superare la barriera invalicabile del “soffitto di vetro”. L’Italia non è un paese per liberalizzatori, né per giovani, dicono. Ma non ci si accorge che oramai i tempi per una inversione di tendenza radicale sono maturi. Una politica che si tappa le orecchie e tura il naso ha vita breve. Una società che esclude i giovani, anche. Il rischio? Alto, altissimo. Lasciare una intera generazione nel deserto, ad aspettare nel deserto, in una fortezza nel deserto. Nel deserto sì: quello dei Tartari.


Autore: Rosita Romano

Nata nel 1984. Dottoressa con lode in Giurisprudenza e fondatrice del movimento Rompiamo il Muro, la lobby della Generazione F. E’ Cultore della materia di Diritto Commerciale e collaboratrice di cattedra presso la LUISS Guido Carli. Ha lavorato agli Affari Istituzionali di UniCredit Group, alla Camera dei Deputati e presso la Commissione Industria Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo a Bruxelles. Il suo programma elettorale da rappresentante degli studenti è divenuto riforma universitaria. E’ stata primo membro studentesco donna eletto in Commissione Diritto allo Studio della LUISS. E’ membro del Comitato di Direzione di Scelgo l’Italia.

28 Responses to “La riforma anti-giovani della professione forense ed Il deserto dei Tartari: opere a confronto”

  1. Stefano ha detto:

    Bravissima. Ho trovato questo articolo davvero efficace, anche se purtroppo intriso di tristezza… ultimamente mi sto scoraggiando: credo che parole come merito, concorrenza, libertà siano sempre meno importanti in questo paese. La maggioranza è conservatrice, nel senso che non vuole modificare nulla (se non in peggio) per conservare tutto ciò che ha e che considera intangibile. In nome di una supposta “pace sociale” si fanno accordi con tutte le lobby del settore, chi ci rimette poi sono quelli che non sono garantiti, per lo più giovani. Perchè con qualsiasi “vera” riforma vedremmo sindacati, associazioni e altro pronti a scendere in piazza a bloccare l’Italia… a difendere i propri privilegi.

  2. Piercamillo Falasca ha detto:

    Buona la stoccata di Rosita a Fini.
    Se c’è, il presidente della Camera batta un colpo su questa vicenda, che mi sembra paradigmatica di come qualcuno stia purtroppo cercando la “chiusura” generazionle e non il “patto”…

  3. Matteo Petrucci ha detto:

    Da collega alla Luiss posso dire che Rosita ha colto nel segno e che per queste idee si è battuta anche da noi quando è stata rappresentante.
    (Pagandone le conseguenze)
    Ai giovani di oggi non solo non si prospetta un futuro roseo ma la classe politica(oggi la Destra,in passato la Sinistra& Co.)a poco a poco sta levando anche la sola “idea” di futuro con delle riforme che hanno del ridicolo e che a tutto portano tranne che(nel caso particolare) a creare un qualche avvenire alle nuove leve forensi.
    Probabilmente siano noi stessi I Tartari e chi difende la Fortezza Bastiani sono i politici e imprenditori che temono il nuovo e che pur decantando fino alla nausea cambiamenti di rotta finiscono per far passare anni e decenni senza che nulla cambi.

  4. Marianna Mascioletti ha detto:

    Non sono una collega di Rosita alla Luiss ma sono una sua “collega di deserto” :-) , nel senso che sono della stessa generazione e trovo molto calzante il paragone della nostra situazione con quella di Giovanni Drogo.
    Mi è piaciuto molto leggere il suo articolo e spero che ne seguiranno altri!

  5. Luigi Russo ha detto:

    Complimenti dott.ssa Romano per l’articolo!!! Questo pensiero è molto realistico, anche perchè da come si può capire hai potuto costatare alcune esperienze da vicino. Purtroppo questa è la realtà cruda e apatica dei giorni attuali, anche se sarà proprio questo scenario statico ed egoistico che deve spingere a far riflettere ed a perseverare di più, credendo nella rinnovazione e nel evoluzione. Buona serata

  6. angelo ha detto:

    potete scrivere quanto volete, ma questi fanno le leggi. dovrebbe farsi una seria rimeditazione dello spirito liberale della cdl che ormai è ricettacolo dei più convinti feudatari

  7. Alessandro Cascone ha detto:

    Lord Huntington si era solo sbagliato (secondo alcuni) nei soggetti attori del suo “Scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale”. Gli attori sono rappresentati da due diverse generazioni: da un lato i giovani e dall’altro i vecchi. Ma badate, il riferimento all’età è solo apparente, l’elemento discriminante tra i due schieramenti è basato sul grado di inserimento nel mondo del lavoro: basso per i primi, alto per i secondi.

    Bene ha detto alcune settimane fa Catricalà a Ballarò quando riferendosi al mondo delle professioni ammonì di stare in guardia perchè le volpi dal pelo brizzolato stanno tramando nel buio dei consigli per fare la pelle ai giovani agnelli.

    La questione non investe solo gli avvocati ma un po’ tutte le professioni.

    Io sono un geologo, libero professionista, e vi assicuro che nel mio “ambiente” sono in atto due grossi attacchi ai giovani di cui sopra, uno diretto e l’altro per interposte persone. Il primo (il diretto) di questi è rappresentato dalla questione dell’aggiornamento professionale coatto ma non per legge a cui, con il permesso di Carmelo e degli altri di Libertiamo, vi rimando con l’invito a leggerlo con attenzione al seguente link:

    http://alessandrocascone.blogspot.com/2009/11/laggiornamento-professionale-coatto-ma.html

    Il secondo atto è ancora più meschino perchè ha sfruttato meschinamente la tragedia del terremoto di Abruzzo e del quale vi parlero’, eventualmente in un post dedicato ad hoc, ma non prima di aver mandato qualche “letterina” a chi di dovere. Rimanete sintonizzati sul canale di Libertiamo.

  8. ernesto ha detto:

    E’ chiaro che una volta entrati a far parte della corporazione, magari dopo anni di fatica, gli avvocati non hanno nessuna voglia di vedere l’apertura della professione alla concorrenza.
    Il problema è uno solo: non possono certo essere gli avvocati a fare la riforma del loro sistema…

  9. Giovanni Turini ha detto:

    Domanda all’autore: tutte queste belle parole vanno bene, ma poi quando il Pdl approverà anche alla Camera la legge, voi che farete? Lascerete il Pdl, come dovrebbe fare ogni liberale onesto?
    Della Vedova voterà contro o dopo aver fatto sbraitare i suoi scagnozzi, voterà fedelmente SI???

  10. Lucio Scudiero ha detto:

    @ernesto: hai pienamente ragione. Come ebbe a dire qualche settimana fa un arguto commentatore la riforma dell’ordinamento forense fatta dagli avvocati è come la festa del ringraziamento organizzata dai tacchini. Non si farebbe mai!”.

  11. pernologos84 ha detto:

    La pratica gratuita è davvero un’idiozia. Posso capire che uno stage per scrivere una tesi, che io, da ingegnere, ho affrontato, sia gratuito, ma che una pratica pluriennale presso uno studio possa anche non essere retribuita è solo uno dei tanti privilegi di casta.
    Come ho avuto a discutere con miei amici laureati in giurisprudenza, questa Gilda di idioti fa il seguente ragionamento:
    a) se io prendo il praticante e gli insegno qualcosa lui poi sfrutterà questa conoscenza per sé e a vantaggio di qualcun altro.
    invece di fare quello più redditizio:
    b) se formo bene questo studente poi me lo posso tenere ed utilizzarlo per ampliare la mia attività e aumentare i miei profitti.

    Poi sulla pubblicità e concorrenza: altra stupida idea che la professione forense sia qualcosa di aulico e troppo elevato per poter essere sottoposto alle leggi del mercato, dove inevitabilmente le posizioni di rendita sarebbero spazzate via. Come se gli avvocati lavorassero per la gloria, e non si facessero pagare laute somme da chi per necessità o per mancanza di conoscenza fa a loro ricorso.

  12. Piero Sampiero ha detto:

    L’accademia frequentata dall’ufficiale Drogo non è l’università dei nostri giorni, dove la meritocrazia è stata bandita, consentendo a sciami di laureati, con il sistema tre più due,o degli esami di abilitazione alla spagnola, di transitare nelle file già numerose di praticanti ed avvocati, che si trovano ad affrontare una delle professioni più difficili e deontologicamente più complesse, senza un’adeguata preparazione ed un’appropriata selezione per offrire un servizio, se non eccellente, almeno buono,ai cittadini.

    Prima della liberalizzazione, che non può uniformarsi a quella delle imprese, o delle parrucchiere, dati i diversi campi di attività, credo che, molto onestamente, bisognerebbe dire ai giovani che vogliono ‘sul serio’ seguire ‘una vocazione’, che la strada non è facile e che il libero accesso, così come è andato incrementandosi, grazie alla precedente riforma, non assicura né prestigio né guadagni.

    Occorre lavorare per una riforma organica ed approfondita che consenta a chi esce dall’università di sapere quanti nuovi avvocati possono intraprendere la professione con una relativa sicurezza di poter lavorare dignitosamente.

    Gli ‘assalti alla diligenza’, convinti di poter conseguire un bottino fasullo con metodi avventurosi, lasciamoli ai film western e a chi, come l’onorevole Bersani e al dott. Catricalà pensano di servire meglio confindustria, banche ed assicurazioni, distruggendo le libere professioni e la loro indipendenza di fronte al potere.

  13. silvia ha detto:

    Caro Piero,

    forse parli da privilegiato.

    mi sono in laureata in giurisoprudenza con una sessione d’anticipo rispetto ai canonici 4 anni, con lode, pubblicazione della tesi, ho un master alla new york university, parlo perfettamente oltre all’italiano ed all’inglese, anche francese e spagnolo, sono abilitata alla professione di avvocato nello stato di New York avendo superato il bar. Lavoro in uno studio legale internazionale, di quelli che in verità pagano (apparentemente) bene sin dal principio…tuttavia quando mi sono scontrata con l’esame di abilitazione in Italia ho potuto appurare come questo esame non serva nè ad assicurare un decoro alla professione nè ad assicurare l’accesso solo a professionisti preparati: è soltanto una lotteria che serve a chi ha preso il titolo 20-25 anni fa di continuare a vivere di rendita e sfruttando la grinta l’energia le consocenze e le capacità di giovani che se potessero accedere alla professione probabilmente farebbero al loro dominus (che magari non si è neanche reso conto che il processo civile nel frattempo è cambiato 6 volte) barba e capelli… anche il canuto dominus dovrebbe periodicamente essere sopttoposto ad esame: ovviamente per il decoro della professione che, a mio avviso, solo con la concorrenza (che farebbe automaticamente fuori incompetenti ed incapaci) potrebbe essere assicurata.

    L’italia è il paese dei privilegi, in cui il merito occupa una posizione marginale nella scala di valori. Peraltro non mi pare che l’avvocatura italian sia famosa all’estero per la partciolare onorabilità o decoro: diciamoci le cose come stanno: ci vorrebbe una riforma completa del nostro sitema paese di cui l’avvocatura non rappresenta che uno sbocco: se mai c’è stata una seocnda repubblica sarebbe forse il caso di farne (per davvero) una terza: dove professionisti, politici, ecc spicchino per merito e capacità non per stupidi ed anacronistici privilegi (e interessi) di casta!

  14. Piero Sampiero ha detto:

    Mi pare che non si possa parlare di privilegi. Se l’esame dato in america non ti è servito in italia, probbilmente ciò è dovuto alla sfortuna o alla diversa struttura dell’esame in italia rispetto agli Usa.

    Visto che lavori in uno studio internazionale, che problema hai?

    Io desidero che vinca la meritocrazia, non il terno al lotto, e voglio un’avvocatura libera e indipendente dai poteri forti.

  15. Alessandro Cascone ha detto:

    @ Piero
    e allora se vuoi un’avvocatura libera e forte non ritieni più coerente lasciare che chi veramente meriti lo dimostri sul campo: il grado di soddisfazione dei clienti ?
    Questo è il discorso che faceva Catricalà e Bersani prescindendo se “l’utente finale” sia Confindustria o chi per essa.

    Forse ti sfugge che ad essere precari non sono solo i giovani professionisti laureati con il tre+due ma anche quelli con il vecchio ordinamento che a distanza di oltre quindici anni di iscrizione all’albo professionale ancora fatturano sotto i ventimila euro all’anno di utili.

  16. Alessandro Cascone ha detto:

    ….ventimila euro prima della crisi, ovviamente !

  17. silvia ha detto:

    Caro Piero,
    il tema è proprio questo: io non ho problemi, ho vinto la lotteria dell’esame in italia, guadagno bene ecc…. ma non vedo perchè debba io limitare o ostacolare il percorso di crescita professionale degli altri. Il fatto è che io a differenza degli alti papaveri che rappresentano la categoria non ho paura della concorrenza….per cui anche se ci dovessero essere altri 500.000 avvocati sono sicura che sarebbe il mercato a decidere chi va bene e chi no… non un ordine rappresenativo di interessi individualistici….

    ma dai vuoi dirmi che oggi non ci sono avvocati she “svendono” le proprie prestazioni? o avvocati che non valgono (professionalmente intendo) nenanche la targhetta sulla quale hanno scritto il proprio nome?

    Io punto sulla qualità e questa è sempre premiata dal mercato. Chi come te vuole un ordine medievale, invece, mi pare voglia mettersi comodo e trincerarsi dietro un titolo che più che rappresentare una capacità professionale sembra rappresentare un privilegio totalemnte slegato da criteri e parametri qualitativi.

  18. Piero Sampiero ha detto:

    Cara Silvia, il ‘mercato’ (intellettuale) necessita di distinzioni e di offerte qualificate.

    Non si tratta di vendere peperoni o cipolle.O di offrire tre pizze al prezzo di due.

    500. 000 avvocati sono la fine della professione: farebbero tutto e male e sarebbero alla mercè di chiunque.
    Che senso avrebbe?

    Vogliamo arrivare all’avvocato di base come per i medici, che tutt’al più di fanno fare gli esami di laboratoriom e poi ti mandano dallo specialista?
    O vogliamo avvocati preparati e degni di questo nome in Italia ed in Europa?
    La concorrenza oggi non esiste?
    Non mi pare. Intesa nel senso migliore, cioè basata sulla fiducia nel professionista, sussiste.
    Certamente non è uno strumento di leale concorrenza il patto di quota lite.Al contrario è strumento di truffe ed usura.

    Il’ mercato’ non si può sostituire al sapere e alla deontologia:è un fatto economico che si adatta bene alle imprese e non alle professioni intellettuali.
    E’ neutro ed incapace di valutare il merito culturale, la limpidezza dei comportamenti, il coraggio e l’indipendenza.
    Non è con il denaro guadagnato che si qualifica il successo.Forse le influenze americane, che hanno radici notevolmente diverse da quelle continentali ed italiane, ti induce a paragonare l’attività dell’avvocato a quello del commerciante.
    Se si ragionasse così dovremmo considerare virtuoso il fatturato della mafia, che ormai è tra le prime industrie del paese!

  19. Piercamillo Falasca ha detto:

    Caro Piero,
    troppi in Italia chiedono merito e apertura, tranne che per la categoria cui appartengono. Fai lo stesso errore

  20. Siamo sempre alle solite. Anche chi – almeno per frequentazione intellettuale – legge bene, alle volte è portato a non valutare bene. Non si tratta di vendere ortaggi o pizze da asporto (cosa per altro degnissima e utilissima) ma di consentire proprio la libera esplicazione delle attività umane superiori in una situazione di assenza di vincoli e di superfetazioni il cui unico, vero scopo è quello di alimentare baronie parassitarie ed autoreferenti. E’ così nello Stato -Università docet – è così nelle professioni. Tutto dipende – come limpidamente aveva proprio visto Einaudi – dal “valore legale” del titolo di studio. Per altro (consentite ad un non più giovane ingegnere di ricordarsi un pò di fisica) vincolo significa riduzione della capacità operativa del sistema cui questo è applicato. L’etica di impresa non è un vincolo. Essa costituisce l’asse portante di ogni vera economia sana, popolata di confronti leali e virtuosi sul valore intrinseco delle prassi e delle attività e non vedo in che le “professioni” il cui portato è la trasformazione di un sapere acquisito, meditato ed affinato dal confronto diuturno con la realtà, in atti concreti a vantaggio di terzi, da terzi acquisiti non diversamente che un golf di cachemire od una tazzina di caffé, siano diverse da tutte le altre attività di impresa. Dismettiamo il lucco dantesco e medioevale e vestiamoci dei panni (si fa per dire) dell’astronauta.

  21. Alessandro Cascone ha detto:

    x Piero
    tu scrivi: “500.000 avvocati sono la fine della professione: farebbero tutto e male e sarebbero alla mercè di chiunque.
    Che senso avrebbe?”

    E’ proprio questa considerazione il motore che spinge oggi chi ha un privilegio acquisito, ieri, in tempi in cui la concorrenza era di gran lunga inferiore. Con tutto il rispetto verso Piero Sampiero, che non conosco e sul quale non mi permetto di dare giudizi di merito sull’argomento in questione, faccio notare che tale politica corporativistica, oltre che illegittima in quanto incostituzionale, è vergognosa in uno Stato democratico che ha nella sua carta costituzionale due articoli, il 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto (..)” e il 41 “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

    Puo’ essere considerato “fine sociale” quanto sopra riportato da Piero Sampiero a giustificare le porte sbattutte in faccia ai tanti cittadini che non rientrano nei sistemi corporativistici per la sola sventura di essere nati negli ultimi 30-40 anni e senza santi in paradiso o parenti sulla terra ?

    Io sostengo di no.

  22. silvia ha detto:

    caro piero, tu come molti leggi solo quello che ti fa comodo leggere e attribuisci alle mie parole un significato diverso da quello che hanno. Io non vendo pomodori nè ortaggi, faccio l’avvocato come credo te, ma non capisco perchè non lo possano fare anche gli altri se hanno al mia (e la tua) stessa vocazione…oggi migliaia di avvocati – che non hanno idea di cosa sia internet o che hanno una preparazioen giurisica talmente vetusta da non poter certamente garantire alcuna assistenza al cliente – continuano ad esercitare in virtù di un “privilegio” (non mi vergogno a chimarlo così, perchè di questosi tratta) acquisito anni fa a scapito di giovani ambiziosi e ben più preparati… io non aspiro a diventire l’Avvocato (come la nostra tradizione sembra imporre) ma un avvocato che sia messo in condizioni di operare in un mercato privo di rendite di posizione diverse da quelle guadagnate sul campo.
    Vogliamo tutelare il decoro della professione? facciamolo spalamenda su tutta la categoria il rischio di essere esclusi e non solo sui giovani: imponiamo anche ai vecchi di dimostrare periodicamente di dare assistenza al proprio cliente (per me il decoro non si valuta dalla svendita/vendita delle proprie prestazioni, ma dalla capacità della categoria di agire e reagire in un contesto quale quello attuale nella miglior tutela del cliente).

    Il mercato si applic bene anche alle professioni intellettuali: se sai, sei corretto, sei capace il mercato ti premia se sei un incapace il mercato t’affossa, è una regola talmente semplice….

  23. silvia ha detto:

    scusa dimenticavo: ho 28 anni e guadagno 95.000 euro all’anno (in US ne avrei guadagnati almeno il doppio), francamente credo che il successo si misuri ANCHE con il guadagno (se qualcuno si rivolge a me per avere assistenza ed è disposto a pagare belle cifre per averla, vuol dire che ha fiducia in me e che sa di poter avere da me la migliore asistenza possibile). MI dici perchè qualcuno come me dovrebbe essere privato della possibilità di diventare avvocato? i giovani più in gamba poi tenderanno a ritagliarsi mercati di nicchiha sconosciuti ai più (come ho fatto io), per cui credo che la canuta casta forense (ferma ancora alla mera attività contenziosa civile/penale, tutto il resto è ignoto) rischierebbe al più un arricchimento professionale che un impoverimento .

  24. Piero Sampiero ha detto:

    Caro Piercamillo, il merito oggi non è riconosciuto.

    Una riforma seria in senso liberale, deve proporsi almeno due obiettivi: qualificare sempre di più l’indipendenza e la dignità di una professione di rilevanza costituzionale, e consentire ai giovani che lo meritano ed abbiano una vocazione accertata di assicurarsi un avvenire sereno nello svolgimento di un’attività di per sè difficile e delicata, evitando il rischio del corporativismo.

    All’inizio della discussione, ho esordito marcando le differenze tra la selezione per diventare ufficiali delle forze armate e quella per accedere alla professione forense.

    La responsabilità primaria è del basso livello degli studi superiori ed universitari, che prevedono, come saprai,in alcuni casi, corsi di supporto anche per gli studenti di legge (e i temi per l’esame per magistrati, avvocati e notai lo testimoniano, sempre di più, rilevando carenze sul piano della conoscenza di grammatica e sintassi della lingua italiana) a causa della loro scarsa alfabetizzazione.

    Un altro errore è stato finora quello di non aver stabilito un numero programmato di aspiranti alla professione legato alle esigenze del mondo del lavoro, fonte di illusioni e frustrazioni per chi superato l’esame di laurea o quello di abilitazione non ha poi la pratica possibilità d’inserimento nel mondo produttivo.

    Non solo la classe politica ha mostrato disinteresse per il fenomeno crescente della disoccupazione intellettuale, ma la stessa avvocatura, in passato, ha sbagliato gravemente in questo senso, non elaborando un progetto articolato ed organico per i giovani da immettere nell’esercizio professionale.

  25. Alessandro Cascone ha detto:

    x piero

    tu scrivi: “All’inizio della discussione, ho esordito marcando le differenze tra la selezione per diventare ufficiali delle forze armate e quella per accedere alla professione forense.”

    prova ad accedere alla Scuola Nunziatella di Napoli o ad una qualsiasi Accademia Militare (Livorno, Modena o Pozzuoli) senza avere qualche santo in Paradiso !!
    Non potevi fare paragone più calzante con la realtà che tu auspichi e che si combatte. Quando non è clientelismo è sempre e solo nepotismo, entrambi le vergogne di un paese che dice di essere democratico e che ha messo all’art. 3 della sua carta costituzionale che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (…)
    È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

    Ma di cosa stiamo parlando ??

  26. Nico ha detto:

    Non sono più giovane e non sono laureato in giurisprudenza. Ma ricordo i miei amici, allora giovani laureati in legge, che ponevano sul tappeto i vostri stessi problemi. Una volta superato lo… scoglio, diventati a loro volta professionisti, sono diventati proprio uguali a coloro che da giovani contestavano e sono coloro che oggi pongono problemi di accesso a Voi.
    Tale cosa mi rattrista molto e mi fa capire che al di là dei diritti che voi vantate oggi, esiste la possibilità anche per voi che la vita vi modifichi in profondità con il tempo e vi porti a relativizzare quei principi per i quali oggi combattete.
    Non si modificano le cose…. se non modifichiamo noi stessi.

  27. Giuseppe Zanghì ha detto:

    Ho scorso per caso il forum, mentre cercavo di raccapezzarmi sulle sanzioni di cassa (dimentico – ahimè – di aver dimenticato alcuni anni fa per trenta giorni l’invio del modello 5), e devo condividere quanto detto da Nico . Il problema ritengo fondamentale è che il mercato non è in grado di selezionare l’avvocato allo stesso modo in cui seleziona un parrucchiere perchè vi è una lunga scissione temporale fra il momento del conferimento dell’incarico e quello della verifica dei risultati, risultati che per di più non corrispondono biunivocamente alle capacità professionali, capacità per la cui valutazione il cliente non ha competenze. Quante volte siamo stati celebrati come principi del Foro o abbiamo subito umilianti revoche, del tutto immeritatamente, in conseguenza di qualche bufala sparata da qualche fortunoso togato o peggio, da qualche spaesato onorario? Quante volte il nostro affezionato cliente ha preferito affidare una sua nuova pratica di poco conto ad altro legale “marginale” scelto solo sulla base delle migliori condizioni economiche offerte? Quante volte, imbarazzati, ci siamo visti sottoporre per improbabili impugnazioni controversie compromesse dalla superficialità o impreparazione di colleghi o dei loro collaboratori ? E quante volte, alla fine di un contenzioso dove ci siamo dovuti allineare alle condizioni economiche di mercato, abbiamo a nostra volta in silenzio recriminato sulla sua imperfetta gestione per mancanza di tempo-denaro ? Ben vengano allora tariffe minime inderogabili, numero programmato, accreditamento delle competenze per titoli di specializzazione, stringenti verifiche periodiche di professionalità e continuità professionale anche estese a tutti. Ciò se si vuole che quella di avvocato sia una professione veramente libera. Diversamente, chi non ha presenti gli avvocati stipendiati dipendenti da Enti e Società, iscritti agli elenchi speciali ? il loro carico di lavoro ? la loro soddisfazione professionale ? la qualità delle loro difese ? Guardate in faccia la realtà !

  28. marco vacanzi ha detto:

    quella che viene propapagandata come riforma è solo un tentativo della casta di difendere se stessa.
    Il merito la specializzazione? Autocertificata da chi ha vent’anni di iscrizione all’albo.
    I corsi di formazione? esclusione per gli anziani d’albo parlamentari, consiglieri regionali ecc
    I giovani? cacciati dall’albo se non guadagnano.
    Tariffe minime? che ipocrisia nel foro in cui esercito sono proprio gli avvocati più anziani che in pubblico si battono per il loro ripristino ad avere da sempre convenzioni con le imprese.
    Certo qualche revoca di mandato si becca, qualche imbonitore potrà fregarti, ma alla lunga se si fa operare il mercato, chi vale riuscira ad emergere

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