Senza riforme, il rigore è la corda a cui impiccarsi. Berlusconi batta un colpo

– E così, ieri abbiamo appreso che in Finanziaria non ci saranno tagli all’Irpef né all’Irap. Né ci sarà l’introduzione della cedolare secca sugli affitti, neppure nella forma gradualista, cioè limitata ai nuovi contratti. La vulgata mediatica dirà che hanno vinto i “rigoristi” sugli “sviluppisti”, e questa immagine è perfetta per un paese che si ostina a non fare i compiti a casa, preferendo copiare dal compagno di banco. Le cose stanno in termini diversi.

Durante la riunione del nuovo direttorio economico del Pdl, quello che doveva costringere Tremonti alla collegialità, pare che il ministro abbia giocato di contropiede, affermando che il più grande risultato era in realtà da considerare il fatto che non si sarebbero alzate le tasse. Perché la situazione è effettivamente molto grave: la crisi economica continua a mantenere depresso il gettito fiscale, e la sola tendenza spontanea della spesa causa l’ampliamento del deficit.

Questo è un punto da tenere presente. Sinora l’andamento del gettito italiano ha retto, in termini relativi, ma con un’anomalia: la contrazione degli incassi fiscali è minore rispetto a quella registrata in altri paesi. Ci sarebbe da rallegrarsi, in realtà c’è da preoccuparsi. In un paese a sistema fiscale progressivo, al calo del reddito (Pil) deve corrispondere una flessione più che proporzionale della pressione fiscale, per esercitare un effetto di stabilizzazione automatica. In Italia ciò avviene meno che altrove. Se da un lato questo rende meno drammatica la situazione dei conti pubblici, dall’altro determina l’aumento dell’incidenza della pressione fiscale sul Pil, e quindi un mancato effetto espansivo “spontaneo”, che equivale ad un’azione depressiva della congiuntura. Perché ciò accada andrebbe investigato: il dato quantitativo però resta.

Sul piano qualitativo, gli effetti dell’attuale gestione della finanza pubblica sono ancor peggiori: la pratica dei tagli lineari prosegue, gettando via il bambino con l’acqua sporca, i viziosi ed i virtuosi. Nessuna adozione di un sistema di budget a “base zero”, che periodicamente rialloca risorse in funzione delle priorità stabilite in sede politica, come invece da anni e sotto diversi governi si fantastica. La reazione di molti ministri, a fronte di tagli lineari, è quella di chiedere compensazioni incrementali, cioè altrettanto lineari, per ripristinare i capitoli di spesa di propria competenza. Da qui lo stallo, che è caratteristico di un paese in crisi fiscale come l’Italia, e che si ripropone ad ogni legislatura, non solo quelle ove in via XX Settembre abita Tremonti.

A questo punto esiste un problema, in apparenza tecnico, in realtà strettamente politico. Un governo che, per bocca del suo premier, promette sgravi fiscali e miracolose ripartenze, che regolarmente non avvengono. Ma soprattutto, un governo che non ha ancora realizzato che la tenuta dei conti in assenza di sviluppo è la corda a cui impiccarsi. La situazione, per l’immobilismo italiano, è destinata a peggiorare proprio nell’attuale congiuntura, che appare una jobless recovery, cioè una ripresa troppo debole per produrre crescita effettiva, cioè gettito fiscale. Per far scendere il rapporto deficit-Pil si può ridurre il numeratore e/o aumentare il denominatore. Ridurre il primo attraverso inasprimenti d’imposta, espliciti o striscianti, vuol dire affondare il paese. Per aumentare il secondo servono liberalizzazioni, cioè l’opposto di quanto finora attuato da governo e maggioranza, e molta pazienza.

Il ministro dell’Economia sembra aver deciso di perseguire un approccio contabile e tattico, dove la bottom line sfori il meno possibile, e non un approccio di politica economica, e di ridisegno del sistema. Nel brevissimo termine ciò può anche servire a rassicurare i mercati e le agenzie di rating. Nel lungo periodo, invece, questa scelta conservativa serve solo ad affondare il paese. Occorre l’iniziativa di colui il quale è responsabile degli indirizzi strategici, cioè del premier, per la gestione del cambiamento, cioè per riforme di struttura e di sistema, termine che in questo paese è ormai frusto quanto e più dell’aggettivo/sostantivo liberale. Finora ciò è mancato, sostituito da robuste dosi di ottimismo, che da solo sfortunatamente non produce riforme né crescita del Pil, malgrado alcune interpretazioni che scambiano le variazioni con i livelli.

Sono questi i momenti in cui dovrebbe essere chiaro che la politica economica è troppo importante per essere lasciata ai giuristi. Ma oltre agli economisti servono anche e soprattutto i premier.


17 Responses to “Senza riforme, il rigore è la corda a cui impiccarsi. Berlusconi batta un colpo”

  1. Biagio Muscatello ha detto:

    Ok! Condivido

  2. Gianmario Freschi ha detto:

    Mi scusi, cosa intende con “mancato effetto espansivo “spontaneo”, che equivale ad un’azione depressiva della congiuntura”?

  3. stranamore ha detto:

    Io sono d’accordo che per l’Italia sarebbero necessarie liberalizzazioni in vari ambiti. Però sinceramente mi sembra che l’articolo sia un po’ troppo ingeneroso verso Tremonti e verso Berlusconi. Cosa dovrebbe fare il governo, oltre l’accettabile suggerimento di una politica di liberalizzazioni più coraggiosa? Una politica espansiva creando debito? Considerando la situazione mi sembra una politica piuttosto rischiosa. O una politica espansiva imponendo tasse sui cittadini come potrebbe suggerire la sinistra? Mi sembra estramamente controproducente tassare ulteriormente i cittadini. Credo che entrambe queste vie siano da scartare. Il caro Seminerio sembra proporre una terza via. Una politica espansiva attraverso le liberalizzazioni. Potrebbe essere la strada giusta. Ma nella sua attuazione non sembra cosa banale. Incoraggio il caro autore a inoltrare le sue progettualità a Tremonti e a Berlusconi. Nel frattempo sono ben contento della politica rigorista di Tremonti. Un’altra cosa: la polemica sul fatto che Tremonti non sia un economista mi sembra un po’ stucchevole. Francamente ho molti dubbi che un’educazione in campo economico conferisca particolari capacità di buon governo a riguardo. Le assurdità teoriche prodotti dagli economisti negli ultimi ottant’anni lasciano molti dubbi a riguardo. Personalmente preferisco che il governo della politica economica sia in mano a persone di buon senso come il nostro Tremonti, piuttosto che affidarci ad improvvisati stregoni della matematica applicata alla filosofia.

  4. Marianna Mascioletti ha detto:

    @ Stranamore: Non sono l’avvocato di Seminerio, ma credo che le “riforme di struttura e di sistema” che sollecita in questo articolo possano essere intese (anche) come “liberalizzazioni”.

    Inoltre, non sono abbastanza esperta di economia, o di temi giuridici, per stabilire se l’approccio più corretto alle riforme sia quello giuridico o quello economico. Ma, conoscendo abbastanza bene (sicuramente meglio di molti parlamentari…) la lingua italiana, posso affermare con una certa sicurezza che “persona di buon senso” e “persona che non sa vedere al di là del proprio naso” non sono definizioni equivalenti. In italiano. Forse in politichese sì.

  5. Mario Seminerio ha detto:

    @Gianmario Freschi: quando il Pil scende, la pressione fiscale deve scendere più che proporzionalmente, in ogni paese che abbia un sistema fiscale progressivo. Quello è l’effetto espansivo spontaneo. Vuol dire che si riduce la pressione fiscale automaticamente. Se ciò non avviene, siamo di fronte ad un aumento del rapporto tassazione/Pil, che frena la crescita dell’economia.

    @Stranamore: lei sa leggere in lingua italiana? Diversamente mi mandi il suo indirizzo privato e provvederò a inviarle un dizionario. Nel testo di parla di liberalizzazioni come strategia di lungo periodo, punto. Le “proposte” sono sotto gli occhi di tutti i soggetti senzienti e di buon senso, e sono casualmente l’opposto della produzione legislativa di questa prima parte della legislatura. Un “caro” consiglio per il futuro: leggere il testo prima di mettersi alla tastiera. Soprattutto se ci si nasconde dietro a nicknames.

  6. stranamore ha detto:

    Cara Marianna, grazie per la delucidazione anche se non mi pareva necessaria. Quanto alla differenza fra “persona di buon senso” e “persona che non sa vedere al di là del proprio naso”, lasciami fare l’esempio del leguleio Tremonti e dell’economista Brunetta. Mi ricordo che qualche tempo fa, quando i mercati subivano i primi contraccolpi della crisi finanziaria, il secondo di questi (Brunetta) rilasciava affermazioni rassicuranti dicendosi convinto della transitorietà di quelle prime avvisaglie e dichiarandosi assolutamente ottimista. Nello stesso periodo Tremonti manifestava preoccupazioni fosche per l’eccesso di credito sull’area dollaro. Dopo un anno circa i mercati borsistici raggiungevano il minimo e il mercato del credito era allo sbando. Come puoi vedere in questo caso un leguleio ha avuto la meglio sull’economista. Chi è riuscito a vedere al di là del proprio naso? Ma a parte questo io apprezzo Brunetta per i suoi tentativi di rendere più efficiente l’amministrazione pubblica. Mi piace anche la sua franchezza. Ma ho trovato il discorso “io sono economista, Tremonti non lo è” alquanto disarmante. Misurare la qualità di governo sulla base dei titoli accademici? Un po’ ridicolo no? In ogni caso con questo non voglio dire che Tremonti sia meglio di Brunetta. Dico solo che mi sembra che Tremonti sia persona di buon senso e che sa guardare anche oltre il proprio naso. E ci sarebbero anche altri casi in cui il Tremonti ha avuto ragione postuma su altre questioni e altri ambiti e con altri personaggi. Comunque la mia è solo l’opinione di una persona che magari non avrà grande conoscenza della lingua italiana ma che riesce anche a notare e a ricordare qualche fatto.

  7. Parole sante! Naturalmente, cadranno nel vuoto, si sa, come al solito. Ma fa pur sempre piacere leggerle! Grazie!

  8. stranamore ha detto:

    Caro Seminerio, la ringrazio molto per la sua gentile e generosa offerta di un dizionario, offerta a cui aderirei senza esitazioni se già non ne possedessi uno. E la ringrazio per aver specificato che le sue sono proposte di lungo periodo. Peccato allora che non riesca però a capire il nesso con la sua violenta reprimenda contro la gestione della crisi contingente fatta dal nostro Tremonti. Perchè, caro Seminerio, se le sue ricette vanno inquadrate nel lungo periodo, allora con la gestione corrente della crisi attuale esse hanno ben poco a che fare (a meno che lei non voglia includere fra queste soluzioni lungimiranti, riforme che permettono di fare cassa subito: tipo il gettonato e controverso bancomat pensionistico). Nel merito non contesto il fatto che le sue proposte siano giuste e da adottare per avere maggiori benefici economici appunto nel lungo periodo. Non contesto il fatto che magari il governo potrebbe muoversi in tal senso. Ma questo in che modo riguarda la gestione della crisi fatta da Tremonti? Francamente penso che quest’ultimo abbia adottato la linea di azione più opportuna, vista la situazione del debito italiano e dell’elevata pressione fiscale. Per di più non mi risulta che riforme di sistema le possa decidere in autonomia il ministero guidato da Tremonti. Per questo, caro Seminerio, il suo articolo mi sembra ingiusto e anche un po’ virulento. La chiosa finale (“sono questi i momenti in cui dovrebbe essere chiaro che la politica economica è troppo importante per essere lasciata ai giuristi”) mi sembra poi sconfinare nella cattiveria. Caro Seminerio, voglio lasciarLe anch’io un “caro” consiglio per il futuro: non critichi le persone senza avere valide basi per farlo. O almeno sia più chiaro nelle sue elucubrazioni. E a proposito mi dispiace che non le piaccia il mio nickname. Mi sembrava spiritoso.

  9. Mario Seminerio ha detto:

    Riproviamo:

    “Il ministro dell’Economia sembra aver deciso di perseguire un approccio contabile e tattico, dove la bottom line sfori il meno possibile, e non un approccio di politica economica, e di ridisegno del sistema. Nel brevissimo termine ciò può anche servire a rassicurare i mercati e le agenzie di rating. Nel lungo periodo, invece, questa scelta conservativa serve a solo ad affondare il paese.”

    Glielo traduco? Un suggerimento: provi a focalizzarsi sulla differenza semantica tra tattica e strategia. Poi provi a pensare alle responsabilità del presidente del consiglio, in ogni governo italiano. Poi legga qui:

    “Ma oltre agli economisti servono anche e soprattutto i premier.

    Poi mi faccia sapere cosa non è ulteriormente chiaro. Ribadisco, lei non ha letto il post, o meglio in esso ha trovato il suo confirmation bias. Nulla di male in ciò, l’importante è discernere tra il dito e la luna. Saluti.

  10. stranamore ha detto:

    Caro Seminerio, non c’è bisogno, grazie, so leggere. E capisco il suo discorso. Mi è chiaro dall’inizio. E non c’è bisogno di richiamarsi alla differenza semantica di parole banali. E posso essere parzialmente d’accordo. Tuttavia rimango convinto che la gestione della crisi di Tremonti sia stata adeguata nella contingenza. Se lei lamenta la mancanza di una strategia di lungo termine e di scelte di lungo termine, può anche avere ragione, come ho già detto nel mio precedente intervento. Ma su queste basi non mi sembra appropriata la sua non tanto velata richiesta di sostituzione di Tremonti. A meno che quest’ultimo non sia proprio chiuso a priori rispetto a qualsiasi proposta di innovazione. Io non sono un addetto ai lavori, non conosco Tremonti di persona, non intavolo trattative con lui. Esprimo solo la mia opinione come osservatore esterno. E Tremonti non sembra irragionevole. E’ chiaro che se le riforme di sistema proposte magari sono fonte di deficit di bilancio, Tremonti potrebbe obiettare qualcosa nella situazione attuale. E per il momento potrebbe avere ragione. Forse si tratta solo di aspettare che la situazione sia più favorevole. Comunque ribadisco, caro Seminerio, che la mia è solo un opinione e non conosco tutte le sue ragioni di lamentarsi di Tremonti come ministro. Magari lei avrà tutte le ragioni di questa Terra, ma a me non appaiono evidenti, tutto qui.
    Personalmente ammetto che Tremonti mi è simpatico. Ma non faccio tifo da stadio. Poi che Berlusconi stesso latiti sul piano delle riforme in senso liberista, direi che si può anche convenire. Però le riforme in questione vanno viste nello specifico.

  11. Non è la prima volta che mi trovo totalmente d’accordo con le posizioni espresse, sempre con rigore e scienza, dall’Autore cui mi permetto inviare, anche questa volta, i miei complimenti ed apprezzamenti. La politica del governo appare dissennata in ragione sia della congiuntura esattamente identificata in una situazione di jobless recovery ma, soprattutto nella totale noncuranza da parte della coralità del CdM del concetto di “taglio lineare”, tranne forse che da parte del prof.Brunetta. Accade o può accadere quando si scambia per economista un esperto consulente d’azienda, anche se di levatura eccezionale e di caratura del tutto fuori dal comune. Certo è che il reticolo resistente della struttura produttiva nazionale è sempre più vicino al limite di snervamento, se no lo ha già, in alcuni punti, toccato. Ci vorrebbe il coraggio civile e morale di un vero colpo d’ala. La mancanza pressoché assoluta di qualità della spesa pubblica è il fattore primo della sua crescita abnorme e, temo, nonostante tutto incontrollabile. Certo mantenere in piedi l’istituzione Provincia per calcoluzzi di bottega non fa ben sperare. Così come non è la panacea di tutti i mali il cosiddetto “federalismo fiscale”. In Francia dal 1980, anno in cui si attuarono le prime devoluzioni centro periferia, al 2008 la spesa centrale è lievitata del 500% e quella locale del 300%. In Francia…

  12. Manuel Giaconia ha detto:

    Condivido pienamente. E’ veramente triste vedere un governo di centro-destra totalmente immobile. Dove sono le liberalizzazioni, le privatizzazioni, l’abbassamento delle tasse, l’innalzamento dell’età pensionabile, l’eliminazione degli sprechi (tipo eliminazione delle province)?
    Non è quello che ci si dovrebbe aspettare da un governo di centro destra? E con la maggioranza che si ritrova?
    Comincio a pensare veramente che resisteremo ancora al massimo una decina di anni tra misure una tantum, scudi e ‘tappi’ che durano a mala pena un anno; poi la barca comincerà ad andare a fondo e inizierà il declino vero.

  13. stranamore ha detto:

    Bravi mi congratulo vedo che avete censurato il mio ultimo commento di ieri. Davvero degli economisti liberisti-liberali e aperti a critiche. Ho visto pelli più dure coprire i molluschi.

  14. Marianna Mascioletti ha detto:

    @ stranamore: Per discutere serenamente e in maniera logica, Libertiamo è aperto a tutti. Per sentirsi insultare e ripetere sempre le stesse cose, no. Liberali sì, scemi no.

  15. Luigi Calabrese ha detto:

    @Seminerio
    Analisi drammaticamente stringente e condivisibile: ma un ultrasessantenne la capisce pienamente?
    Ha una visione di lungo periodo?
    A quando i quarantenni come Blair, Aznar, Obama, o cinquantenni come Merkel e Sarkozy?

  16. @ Luigi Calabrese. Se quell’ultrasessantenne fosse come me – e sono, credo, nella mia mediocrità, un vero e proprio uno fra tanti – la capirebbe e come…Non dipende dalla quantità di futuro, dipende dalla sua qualità che la tua testa limpida e le tue mani libere ti hanno reso possibile.

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  1. […] I dati del Pil italiano del secondo trimestre, la cui stima preliminare è attesa per il 5 agosto, rischiano di mostrare una ricaduta in recessione per il nostro paese, che già evidenzia dati di attività economica in contrazione, come espressi dagli indici dei direttori acquisti delle imprese manifatturiere e di servizi elaborati dalla società specializzata Markit. E’ fin troppo facile immaginare la reazione dei mercati ad un paese caduto in recessione e con un costo del debito come quello che ci troviamo sulle spalle, dato anche il calendario di rifinanziamento del Tesoro. Questa rischia di essere la cronaca di un naufragio annunciato, e a nulla serviranno gli ipocriti elogi tedeschi alla manovra, o l’invito (sempre più simile ad un pugno di ferro in guanto di velluto) di Angela Merkel a dare seguito al risanamento. Senza crescita, non c’è risanamento. Come diciamo da tempi non sospetti, senza crescita il rigore è la corda a cui impiccarsi. […]