Professioni: così si arrestano le liberalizzazioni

– Dichiarazione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl e presidente di Libertiamo:

“Il processo di liberalizzazione dell’economia, che il Governo ha meritoriamente ripreso con la riforma dei servizi pubblici locali, rischia ora di subire un pericoloso segnale di arresto.

La proposta di riforma della professione forense in discussione al Senato elimina gli spazi di apertura del mercato, reintroducendo le tariffe minime obbligatorie, alzando incomprensibili barriere all’ingresso dei giovani nella professione e prevedendo un inaccettabile monopolio sulle consulenze legali a favore dei soli iscritti all’Ordine.Tutto ciò è in controtendenza con lo sviluppo delle libere professioni nel mondo e riduce le opportunità per i giovani, in una fase economica in cui è invece necessario “creare” possibilità di lavoro e di crescita economica”.


2 Responses to “Professioni: così si arrestano le liberalizzazioni”

  1. Mi permetto invitare la Redazione – ed in particolare l’ottimo Piercamillo Falasca – a leggere un mio scritto pubblicato sul mag on line Q&A della Associazione Economia d’Impresa nel sito http://www.economisti.info in merito al valore legale del titolo di studio. Un grazie ed un bravi a tutti voi.

  2. Piero Sampiero ha detto:

    Il problema è complesso e delicato.

    Anch’io ho dovuto in parte ricredermi nel valutare i risultati della falsa liberalizzazione del precedente governo.

    Il concetto sotteso alla pregressa riforma è lo stesso espresso ora -come critica al disegno di legge in discussione – da confindustria, dalle assicurazioni, dalle banche e dai cosiddetti ‘poteri forti’, fautori di un sistema di alleanze tra sindacati e grande capitale, che ispirò prima il nefasto Visco e poi l’astioso Bersani, entrambi afflitti dalla sindrome dell’ annientamento del ceto medio e della prevalenza dello stato dirigista.

    Equiparare gli avvocati ai barbieri (con tutto il rispetto per la categoria) non solo è illiberale ed antistorico, ma non fa l’interesse dei consumatori.

    Si è visto col proliferare del ‘patto di quota lite’ che giugula i clienti e dei negozi o delle’boutique del diritto’, che una volta attirati i poveri merli, li spennano fino all’ultima piuma, senza assicurare – per l’incertezza delle competenze, e grazie alla mancanza di controlli – alcun risultato utile proficuo o semplicemente equo per chi abbisogna di tutela piena e qualificata in armonia con il diritto di difesa garantito dalla Costituzione.

    Basta osservare che cosa succede negli altri paesi europei (con l’eccezione forse della Spagna, che regala abilitazioni a tutti, aspiranti avvocati italiani compresi) e vi accorgerete che i professionisti legali sono selezionati e godono dell’indipendenza necessaria a garantire le libertà dei cittadini verso il potere, compreso quello economico.

    Sono in gioco soluzioni contrapposte: la meritocrazia o l’accesso indiscriminato,la salvaguardia dei minimi tariffari (a tutela della dignità della professione) o la proletarizzazione e lo stravolgimento di una funzione costituzionalmente e socialmente rilevante(anticamera della massificazione dequalificante e della distruzione della sua indipendenza anche e soprattutto nei confronti della magistratura).

    Ovviamente, questo primo passo per ristabilire alcuni princìpi deontologici non è che una prima elementare difesa contro chi nella passata legislatura mirava in realtà a distruggere l’avvocatura.

    Molto rimane da fare sulla via della liberalizzazione autentica, ragionata e matura, che tenga conto delle differenze ontologiche che pure sussistono tra libertà d’impresa o aziendale e libertà delle professioni intellettuali in genere, e di quella forense in particolare, inserita com’è (artt.24 e 111 Cost.) quest’ultima, a differenza di tutte le altre, nell’alveo costituzionale del nostro paese.

    L’auspicio è che la strada intrapresa possa migliorare la riforma, emendandola delle sue imperfezioni e rafforzandola sul piano dell’efficienza, dell’affidabilità, della qualità del servizio con i necessari raccordi con l’università ed il mondo del lavoro.

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