– Intervista di Sandro Iacometti a Benedetto Della Vedova da Libero di mercoledì 25 novembre 2009 –

Finiani giustizialisti? Benedetto Della Vedova non vuole saperne di finire gettato nel caldero ne degli ex An insofferenti per lo scontro tra PdL e magistratura. «Non siamo mica una caserma», dice ironicamente a Libero, rivendicando la sua storia da garantista doc, fatta di referendum sulla responsabilità civile delle toghe, di battaglie per la separazione delle carriere e per l’abolizione delle leggi sul pentitismo. Inevitabile, dunque, che la sortita del “finiano” Fabio Granata sia piaciuta poco. «Condivido assolutamente», spiega, «le preoccupazioni e le  analisi sui rischi della contiguità tra mafia e politica, ma da questo non consegue che si debba arrivare ad una logica da tifoseria pro o contro la magistratura».

Ma è vero che il PdL sta delegittimando il potere giudiziario?

«Se è per questo le toghe si delegittimano benissimo da sole. Basta guardare De Magistris. Non credo che condurre una limpida battaglia garantista significhi delegittimare la magistratura e resto convinto che l’armamentario dell’antimafia, dal concorso esterno al pentitismo, sia costituito da forza ture che distruggono il sistema penale ma non la mafia».

Anche Cosentino è finito sotto la tagliola dei pentiti. Il suo garantismo arriva fino al punto da difenderne la candidatura?

«Qui non si tratta di garantismo, ma di opportunità politica. E concordo con Fini nel ritenere inopportuna una candidatura del sottosegretario. Trovo però doveroso che un grande partito difenda i propri uomini da accuse pesanti, ma tutt’altro che dimostrate».

E se Berlusconi venisse condannato in primo grado?

«Sul piano del garantismo resta innocente. Sul piano dell’opportunità dovrebbe restare al suo posto, perché l’accanimento giudiziario che va avanti da 15 anni ha assunto ormai caratteristiche statistiche che nessuno può negare».

Allora è vero che serve una riforma  della giustizia anche per tutelare la politica?

«Non l’ho mai messo in dubbio. Credo che la strada del Lodo Alfano fosse corretta. Ora bisogna ripartire con un ddl costituzionale. Ma si deve andare avanti anche con il processo breve, che riguarda il premier ma realizza un segmento della riforma della giustizia nell’interesse dei cittadini».

Una battaglia garantista, dunque?

«Certo. I problemi sorgono quando il Pdl si dimentica di esserlo. Non si possono indossare i galloni garantisti per replicare alla sinistra e poi svestirli quando c’è da compiacere l’alleato leghista che chiede di inserire un reato-manifesto di immigrazione clandestina tra le esclusioni del processo breve.».