Scoppia il clima-gate: si manipolavano dati per avvalorare le tesi catastrofiste

– Per ora sono solamente rumours e vanno presi con le pinze, ma certo da qualche giorno a questa parte molti leader e molti free-rider della campagna contro il riscaldamento globale non dormono sonni troppo tranquilli.
E c’è già chi parla di un vero e proprio “clima-gate”.

Le cose sono andate presso a poco così. Pochi giorni fa degli hacker anonimi hanno attaccato il sistema informatico della Climatic Research Unit della University of East Anglia, un’istituzione che è in prima linea nella battaglia contro il riscaldamento globale.
Gli hacker hanno reso pubblica una certa quantità di dati e di messaggi mail privati della CRU dalle quali si desumerebbe, a quanto pare, come anche negli ambienti scientifici anti-global-warming ci sia la consapevolezza che una lettura oggettiva delle evidenze disponibili non consente di avvalorare la tesi del riscaldamento globale antropogenico e che pertanto tale tesi è sostenuta per finalità primariamente politiche, attraverso un utilizzo selettivo e di comodo dei dati.

E’ chiaro che gli ecoscettici più convinti hanno immediatamente drizzato le antenne, ma anche la stampa generalista come il Daily Telegraph ed il Washington Post sta dando un certo spazio alla questione.

La questione è calda ed in evoluzione. Vedremo nei prossimi giorni come andrà a finire. Se si tratterà di una bufala oppure se chi ha “bucato” il server della CRU ha davvero scoperchiato un vaso di Pandora.

La vicenda della University of East Anglia non è peraltro in questo periodo l’unica occasione di disappunto (e di imbarazzo) per i pasdaran ecologisti.
Sono passati solo pochi giorni, infatti, dalla prima mondiale di “Not Evil Just Wrong”, il film documentario di Ann McElhinney e Phelim McAleer che propone una forte ed argomentata denuncia dell’ambientalismo ideologico e dei suoi disastrosi impatti economici e sociali sia nei confronti dei paesi più prosperi che nei confronti di quelli di sviluppo.
In pratica una sfida aperta al pluripremiato documentario di Al Gore “Una verità scomoda”.

Di verità scomode a quanto pare non ce n’è una sola. Lasciamo ad un trasparente dibattito scientifico l’onere di determinare quale sia la più convincente.
Al tempo stesso per un principio di precauzione liberale può essere saggio diffidare di quanti, non paghi di governare le economie, delineano oggi grandiosi progetti di governo mondiale del clima – di quanti sulle questioni ambientali spostano l’attenzione da problematiche circoscritte, concrete e misurabili per concentrarla su questioni generali, emotive, non misurabili.
Queste ultime – clima-gate o non clima-gate – rappresentano un terreno infido perché garantiscono inevitabilmente ai politici una mano libera di lungo periodo ed un’assenza di qualsivoglia possibile controllo sui risultati.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

14 Responses to “Scoppia il clima-gate: si manipolavano dati per avvalorare le tesi catastrofiste”

  1. roberto scrive:

    Ma è una notizia vera oppure un semplice colpo di coda? Da una ricerca su internet mi rislta che i dati siamo ben altri.

  2. roberto scrive:

    P.S.: Sul punto vi invito a leggere questo pezzo di articolo tratto da Ecoblog che parla proprio di queste e-mail: “Però a leggere le mail, (le trovate qui) non viene fuori nessun complotto mondiale sul voler spingere opinione pubblica e politica verso una teoria del riscaldamento globale. Anzi, ci sono scienziati che si mostrano guardinghi e scettici verso la lettura di alcuni dati e spesso le discussioni in merito sono accese. Il che, fa intuire, che il mondo accademico, rispetto alla teoria dei cambiamenti climatici, è piuttosto dinamico e non sempre tutti sono concordi sui medesimi risultati.”

  3. Mah, non so dove avrete preso certe notizie. Gli scienziati del clima sono compatti nel dire che la rtemperatura globale della terra terra è in aumento. Lo confermano i dati globali. Lo conferma la diminuzione di tutti ghiacciai del mondo. Lo confermano gli studi sulle carote di ghiaccio fatti in antartide con cui gli scienziati hanno ricostruito la storia del clima da prima della venuta dell’uomo sulla terra. (segue)

  4. Inoltre i dati vanno sempre vagliati a livello scientifico.Ad esempio un dato locale che mostri una variazione negativa della temperatura in un decennio non vuol dire nulla, se non è inserito in un contesto. Ad esempio: lo scioglimento dei ghiacci del polo nord sta facendo diminuire di intensità la corrente del golfo per cui, mentre la groenlandia stà tornando ad essere la “terra verde” di migliaia di anni fà, è probabile che in islanda la temperatura scenda per colpa della debolezza della corrente del golfo ( e potrei fare tanti altri esempi). LA realtà è che parlare di cambiamenti climatici vuol dire parere di un processo di transizione verso una civiltà più attenta al nostro pianeta dove non si saccheggino più limitate risorse a disposizione dell’uomo.MA secondo voi essere liberali vuol dire libertà di saccheggio? Spiegatemi, per favore…

  5. Euro Perozzi scrive:

    si d’accordo è importante. L’unico dato vero è quello che vai a leggerti da solo il resto è manipolato.
    Ma la commisione sanità ha detto che la pillola 486 va stoppata e che l’aborto deve essere o cruento e traumatico o niente. Mi sembra un argomento di discussione più importante qui ed ora.

  6. A me pare d’aver capito che è più che altro il termine “antropogenico”, ad esser messo in dubbio, non le temperature in sé!
    Fu proprio l’adozione di questo termine, tuttavia, a generare la “reazione” nell’opinione pubblica, in base all’ovvio paradigma: se è colpa nostra, dobbiamo porvi rimedio.
    Ma, soprattutto: se è colpa nostra, POSSIAMO porvi rimedio (ciò che si “fa”, anche si può “disfare”). ERGO: i soldi investiti in tal senso, sono UTILI, e non “buttati dalla finestra”, per mantenere una gran MASSA DI FANNULLONI, BUGIARDI, INVIDIOSI, NEGATIVI E BASTA!
    Detto questo, per carità: in un universo di natura ondulatoria, quale il nostro, TUTTO OSCILLA! Non si vede perché le temperature del nostro pianeta dovrebbero essere l’unica comoda eccezione, a quest’universale LEGGE! E perché mai?
    Quante “ere glaciali” ed “ere bollenti”, si succedettero sulla terra, ben prima della comparsa dei Sapiens-Sapiens? E allora?
    E quale fu, sempre, L’UNICA RISPOSTA POSSIBLE? ADATTARSI! Punto.
    Forse, dovremo modificare, ancora una volta, il nostro DNA. Come facemmo già varie volte, in passato. Quando fummo sauridi, ad esempio, e ci trasformammo in mammiferi. Forse, in futuro dovremo tornare alle squame. Forse, ci serviranno le branchie, anziché i polmoni. Forse, dovremo modificare il nostro metabolismo, per adattarlo a respirare gas diversi dall’ossigeno, qualora sia possibile. E allora? Ciò vi fa paura?
    A me, NO: L’ABBIAM GIà FATTO, PIù & PIù VOLTE. Se necessario, lo rifaremo! Che problema c’è?

  7. Marco Faraci scrive:

    Non penso che essere liberali significare libertà di saccheggio, anzi ritengo che occorra essere vigili contro le attività inquinanti rappresentano un attacco diretto alla salute umana ed all’ambiente. Penso che sia non solo giusto ma doveroso monitorare l’aria che respiriamo o l’acqua che beviamo e gestire con la massima efficienza questioni critiche come quelle legate allo smaltimento dei rifiuti.
    Al tempo stesso ritengo saggia una maggiore prudenza su macroquestioni come il riscaldamento globale, a mio modo di vedere troppo complesse perché si possa pensare che possano essere “governate”.
    Anche ammettendo che siano di fronte ad un trend di riscaldamento globale, non è affatto provato che questo sia la conseguenza dell’attività umana.
    Anche ammettendo che esso sia un prodotto dell’attività umana, non è detto che le sue conseguenze siano necessariamente negative (il freddo da sempre uccide più del caldo, alcuni territori potrebbero diventare più abitabili, risparmio energetico sul riscaldamento, etc.). Probabilmente sarebbero più positive in alcune aree e più negative in altre.
    Anche ammettedo che le conseguenze siano prevalentemente relative e che dipenda dall’attività umana, non è detto che politiche di contenimento dello sviluppo a livello globale siano nella pratica implementabili, in quanto pensare di riuscire a vincolare paesi come la Cina a simili obiettivi può essere velleitario.
    Anche ammettendo, infine, che ci siano le condizioni per un progetto poliitico mondiale di riduzione delle emissioni non è detto che convenga, cioè non è detto che adattarsi al cambiamento climatico non sia meglio (da un punto di vista del rapporto costi-benefici) che cercare di contrastarlo.
    In realtà dal mio punto di vista il principale elemento di disonestà intellettuali dei sostenitori della lotta al global warning è il fatto che propongono le loro politiche come soluzioni win-win. In realtà ogni politica ambientale ha dei costi e dei rischi e quindi un serio dibattito deve pesare i rischi ed i costi di implemantarla con i rischi ed i costi connessi al non implementarla.
    Mettere freni all’attività economica, vuol dire accettare come effetto collaterale un minore sviluppo, una maggiore miseria e in definita anche più morti.
    Un dibattito che nasconda questo tipo di considerazioni spacciando l’idea che il protocollo di Kyoto faccia gli interessi di tutti, salvo al massimo di qualche capitalista rapace, è un dibattito fondamentalmente viziato.
    Sono proprio i meno ricchi quelli che hanno maggiormente bisogno di un’economia in crescita.

  8. Antonluca Cuoco scrive:

    sto ancora aspettando tg, giornali, radio, santori, floris e co. che danno spazio a tutto ciò!
    shame on them!

  9. Giordano Masini scrive:

    Io personalmente ringrazio il cielo che alla fine dell’ultima era glaciale la civiltà umana non era sufficientemente evoluta e presuntuosa da pretendere di contrastare i mutamenti climatici…

  10. Angelo scrive:

    Adesso comincio a capire perche andavo controcorrente, la mia stazione meteo che registra dal 1996 ad oggi, segna in media una diminuzione delle temperature.
    Per essere sincero segna un piccolo aumento sulle massime, ma un deciso calo sulle minime.

  11. Piero Trigila scrive:

    Che la correlazione stretta tra attività umana e riscaldamento del pianeta fosse univoca non ne sono mai stato convinto. che la CO2 fosse la “maledizione del pianeta” e responsabile del suosurriscaldamento mi convince ancora di meno. Da studente di agraria negli anni 70 si propugnava, in serra, la concimazione carbonica con CO2 che faceva umentare sensibilmente le rese in termini di velocità di crescita e massa verde.Un aumento di CO2 porta quindi ad un aumento di massa verde globale, con aumento anche di ossigeno disponibile ma non certo delle temperature. Quello che ho sempre pensato è che le terre emerse, 1/3 del totale , giocano certamente un ruolo secondario rispetto a quelle degli oceani ed il loro ruolo certamente non è stato ancora completamente compreso. E’ da qui che penso si dovrebbe partire.
    Non discuto assolutamente sul fatto della lotta all’inquinamento, alla diminuzione della dipendenza energetica dalle fonti di energia fossili e quant’altro può migliorare e preservare la qualità dellla vita sul nostro pianeta ma sono contrario alle “crociate” dei pasdaran del clima e mi associo assolutamente a quanto asserito da Zichichi pochi mesi fa ad Erice ove sconfessava gli “scienziati del clima” affermando che si andavano a buttare via inutilmente migliaia di miliardi dietro ad affermazioni “certe” che di certo non avevano nulla e, per essere seri, bisognerebbe cominciare a capire il come si formano le nubi.

  12. Noi non più giovani ricordiamo bene i catastrofismi del Club di Roma che han riempito di clamore le orecchie di tutti e svuotato le tasche di molti per finire – come era ovvio – nel nulla. Purtroppo, molte volte si assiste ad ufficializzazione di dati scientifici a sostegno di tesi preconcette. Come, per esempio, per il “buco dell’ozono” del quale non si parla più perché ormai l’industria ha finito di sostituire i CFC (brevetto scaduto e non rinnovabile) con altra sostanza frigorigena negli apparati domestici ed industriali di tutti noi, a livello planetario. Non tedio nessuno con modelli matematici e considerazioni di fisica dell’atmosfera, ma voglio ricordare a me stesso gli effetti della precessione su strati “naturaliter” ed “irregolariter” rarefatti tipici della fascia estrema dell’atmosfera terrestre. Con il riscaldamento del pianeta – le cui variazioni relative ed assolute sono funzione quasi esclusiva dell’attività solare – siamo alle stesse menate.

  13. serena luciani scrive:

    ammettiamo che i dati siano controversi, benchè la maggior parte degli scienziati sia concorde sul fatto che Co2 influenza i cambiamenti climatici. A me che vivo a Roma l’aria sembra già irrespirabile, non parliamo delle megacity sparse nel mondo. Non si avverte più neppure tanto sollievo nell’andarne fuori, per quanto l’aria è compromessa. Non vedo come questo possa passare in secondo piano. E’ del tutto evidente che al livello attuale di sviluppo numerico dell’umanità, ma sopratutto economico-industriale, tutto il sistema energetico, e forse non solo quello, vada ripensato. Solo 10 anni fa sembrava velleitario investire nel sole e nel vento. Siamo già molto avanti, da allora. Dunque perchè non proseguire con coraggio e determinazione su questa strada? Comprendo che il punto di vista delle aziende petrolifere e inquinanti in generale sia diametralmente opposto, tanto è vero che non a caso le ormai famose intercettazioni di frasi di scienziati con elementi di scetticismo su emissioni di Co2 e conseguenze è venuto dalla Russia, paese produttore di petrolio e gas. Occorre anzi sviluppare la ricerca e gli inovestimenti nelle energie alternative proprio perchè ci vuole tempo per sostituirle a quelle “tradizionali”. Non comprendo tutto questo dibattito sul clima e il silenzio assoluto sulla salute.Solo a Roma i casi di problemi a bronchi e polmoni sono in aumento esponenziale in tutte le fasce d’età. E si tratta di una città inquinata quasi solo dalle automobili. Figuriamoci Milano, per restare in Italia soltanto e non parlare di Nuova Dehli o Pechino o New York. E’ chiaro che non si può avere tutto e da qualche parte occorre rinunciare, qui non si dice che si vuole tornare all’età della pietra, ma sostenere un processo di uscita non troppo lenta, anzi,decisa,da uno sviluppo industriale ed energetico DANNOSO per la salute di tutti, anche dei cittadini dei paesi non sviluppati come l’Africa, perchè l’ARIA non conosce confini. A prescindere dagli scenari presunti o concreti di innalzamento delle acque.

  14. Alberto Lasagni scrive:

    Troppo spesso i media confondono il fatto del riscaldamento del clima (che mi sembra evidente: sono abbastanza grande da ricordare fitte nebbie in Val Padana, abbondanti nevicate in pianura con chiusura delle scuole e nostra grande gioia, e ghiacciai più estesi degli attuali), con la teoria che ne sia responsabile la nostra società industriale (che mi sembra ideologica e indimostrata: il clima è sempre oscillato ben prima dell’ industrializzazione).
    Tuttavia se ciò ci porterà a rivalutare una energia pulita come quella nucleare, ed a sviluppare nuove forme di energia pulita che ci rendano meno inquinati e meno dipendenti dai paesi arabi, vuol dire che non tutte le idiozie vengono per nuocere!

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