Categorized | Partiti e Stato

1994, il sogno futuro di un ritorno al passato

– Per chi come me è innamorato (platonicamente) di Ronald Reagan e Margaret Thatcher, è davvero difficile iscriversi alla corrente berlusconiana o a quella finiana. Ma siamo nati in Italia, siamo italiani e… that’s it.
Attenzione: io ammiro e stimo Silvio e Gianfranco. Sono i miei due leader politici italiani preferiti, di gran lunga migliori dei parrucconi della Prima Repubblica, dei quali non riesco – forse perché sono nato nel 1982 – ad avere molta nostalgia.
Oggi che il bipolarismo italiano sembra essersi ridotto a un derby tra Fini e Berlusconi, a tutti noi, specie se “pidiellini” (vuoi mettere con conservatives, republicans o tories?), viene chiesto di schierarci. O di qua o di là. Ci manca solo la Linea gotica.
No, quello dello schieramento “o con me o contro di me”, che si ode specialmente nel campo berlusconiano, è un gioco vecchio, puzzolente e perdente. Un gioco che non piacerà nemmeno a Silvio Berlusconi.
Sempre che si stia parlando del Silvio Berlusconi del 1994, quello della “discesa in campo”. Quello che fece sognare anche un bambino di 12 anni come me, cresciuto a pane e politica in una solida famiglia missina. Sto parlando del Berlusconi della rivoluzione liberale, quello che si schierava contro “La vecchia classe politica italiana travolta dai fatti e superata dai tempi”. Quel Berlusconi che tuonava contro i “vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti”. Quel Berlusconi che era “liberale in politica e liberista in economia”. Quel Berlusconi che credeva “nell’individuo, nella famiglia, nell’impresa, nella competizione, nello sviluppo, nell’efficienza, nel mercato libero e nella solidarietà, figlia della giustizia e della libertà”.

Noi amiamo (politicamente) quel Silvio Berlusconi. Quello delle due aliquote di tassazione al 23 e al 33 per cento. Non il presidente del Consiglio di un Governo che, attraverso il suo ministro dell’Economia, dice che non si possono tagliare le tasse o lascia il suddetto ministro mitizzare lo Stato ed i benefici del big government. Non il capo di una maggioranza che non riesce ad avanzare una riforma organica, liberale e coraggiosa della giustizia, del mondo del lavoro e delle professioni, della PA (anche se bisogna cantare “meno male che Brunetta c’è”) e soprattutto della Costituzione. Non il Presidente di un partito dove non si riesce a discutere liberamente di questione morale o di temi etici (sebbene, personalmente, io non concordi con Fini) o di un nuovo modello di cittadinanza (qui concordo).
Intendiamoci, io non sono un “finiano”. Sono semplicemente me stesso e penso che, se il Pdl non riuscirà a trovare la “quadra”, questo rappresenterà un rischio per la parte politica in cui ho scelto di militare e per gli equilibri dell’intero Paese.

Io non so se Fini aspiri ad essere il leader di una destra liberale, moderna, con lo sguardo rivolto al futuro. Lo spero e ci credo. Di sicuro, il Berlusconi del 1994 era il leader di una destra liberale, moderna, con lo sguardo rivolto al futuro. Se il nostro Silvio tornasse quello di un tempo, saremmo tutti felici e contenti.


Autore: Gianmario Mariniello

Nato a Napoli nel 1982, laureando in Giurisprudenza all'Università Federico II di Napoli. Lavora presso il Gruppo Pdl alla Camera dei Deputati, già Dirigente nazionale di Azione giovani, è attualmente Vice Coordinatore regionale del Pdl in Campania e consigliere comunale nella sua città, Aversa. Collabora con il Bimestrale “CON”.

14 Responses to “1994, il sogno futuro di un ritorno al passato”

  1. stranamore ha detto:

    Non so se Reagan possa essere annoverato fra i leader liberisti. Se da un lato Reagan ha privatizzato diversi settori dell’economia dall’altro ha alimentato una spesa pubblica altrettanto vorace di quella tagliata. Forse la Thatcher interpreta maggiormente l’ideale di uno stato snello. Non capisco poi l’avversione verso Tremonti. Il fatto che si opponga ad incrementare la spesa pubblica è un fatto estremamente positivo. Cosa dovrebbe fare? allargare i cordoni della borsa affinchè i vari ministri allarghino i loro carrozzoni, facendo così lievitare il debito magari fino al punto di non ritorno? Certo sarebbe bello che si iniziasse in Italia un processo di snellimento della presenza dello stato. Perchè non privatizzare la sanità, fonte di sprechi e di corruzione nelle amministrazioni locali? Perchè non dismettere o allocare diversamente il personale in esubero nell’amministrazione pubblica? Perchè non vendere il patrimonio immobiliare dello stato, culturale e non, che spesso non rende nulla ,ridurre il debito e magari allentare la pressione fiscale sui cittadini? Certo sarebbe bello. Ma Tremonti ha il potere di privatizzare la sanità? Per questo e per altro ci vuole una volontà politica della maggioranza. Per quello che gli compete Tremonti finora sta agendo benissimo nel frenare la spesa pubblica. E’ il primo passo verso il liberismo. Non sono altrettanto sicuro che con Fini capo del governo le cose andrebbero in questa direzione. Caro Gianmario, come concili i tuoi auspici liberisti su Fini con il fatto che all’atto pratico egli sostenga la candidatura di una sindacalista antiliberista e socialista come la Polverini? E qui non stiamo parlando del socialismo come retroterra culturale di un Tremonti o di un Brunetta, e che poi all’atto pratico non esiste e si traduce magari nel suo opposto. Il socialismo della Polverini è quello reale, ovverossia quello che conduce alla miseria delle genti.

  2. Andrea de Liberato ha detto:

    Caro Mariniello, temo proprio che “quel Berlusconi”, un decennio e passa fa, abbia preferito creare un partito-calderone tautologico, che, se da un lato, brilla proprio per la sua omnirappresentatività (socialisti, radicali, liberali, democristiani, nazionalisti, neo-post fascisti, socialdemocratici, repubblicani sono tutti, più o meno, rappresentati nel Pdl), dall’altro è molto lontano dal liberalismo e dal liberismo che ci sono cari, avendo affidato un dicastero-chiave come quello dell’Economia al paleosocialista “colbertiano” Tremonti.

  3. Antonluca Cuoco ha detto:

    ottimo gianmario..
    ed ottimissimo il programma di martino – che oggi appare anni luce lontano – di FI 1994,..le partite iva e la rivoluzione liberale…
    di cui si sente la totale mancanza oggi!
    auguri a noi

  4. Vittorio ha detto:

    Tremonti si oppone all’aumento di spesa pubblica, ma si oppone anche alla riduzione. Altro che privatizzare la sanità! Neanche la riduzione delle province e dei parlamentari. Gli avvocati hanno incassato una controriforma non da poco. Stiamo tornando indietro proprio al 94.

  5. stranamore ha detto:

    Caro Vittorio, non mi sembra che Tremonti in sè si opponga ai tagli di spesa. Mi sembra invece che Tremonti metta in dubbio la fattibilità dei tagli. Per esempio nel caso della sanità, un conto è una politica di privatizzazione del settore. Un altro paio di maniche sono i tagli fatti mantenendo lo stato a gestire il comparto. Inoltre, caro Vittorio, c’è un altro punto molto importante. Se vengono operati dei tagli, poi dei risparmi conseguenti cosa ne fai? Se non erro le proposte pervenute a Tremonti proponevano di tagliare le tasse a livello di impresa. In altre parole si proponeva di tagliare i servizi ai cittadini comuni e di abbassare le tasse ai proprietari di impresa che spesso risiedono in Svizzera, come gli Agnelli e i De Benedetti. Francamente questo non è molto differente da quello che facevano Prodi e Visco, i quali aumentavano le tasse alla gente per abbassare le aliquote a confindustria. Non mi sembra che questa sia la strada giusta. Se si fanno tagli a settori come la sanità, è bene che i risparmi tornino a beneficio dei cittadini stessi nella forma di sgravi fiscali. Semmai per premiare i detentori di aziende residenti in Italia assieme ai cittadini comuni si potrebbe pensare di togliere quel 12,5% di tasse volute dalla sinistra che intacca cedole, dividendi e capital gain e che colpisce i residenti italiani. Tasse che invece gente come gli Agnelli e i De Benedetti, vivendo in Svizzera, non pagano.

  6. Ferdinando ha detto:

    Credo che Renata Polverini meriti maggior rispetto quantomeno perchè è stata la prima donna a guidare un sindacato in Italia. Non so se quel “socialista” debba essere considerato come un’offesa, mi meraviglio però che quel termine venga strumentalizzato da una persona di “famiglia missina”. E’ forse giusto guardare alla storia della destra missina italiana che in passato non restaurava, ma non rinnegava un certo periodo storico che aveva nella socializzazione delle imprese il suo manifesto ideologico. Ad ogni modo, se aveste ascoltato gli interventi della Polverini su scuola, pubblico impiego e criminalità forse vi sareste guardati bene dal definirla una socialista affamatrice di popoli. Ma forse chi scrive in questo forum resta convinto che la destra è un movimento di ricchi e la sinistra il partito degli operai. Mi rallegra soltanto di sapere che il Presidente della Camera è stato chiaro riguardo a tutti i tipi di razzismo.

    Con affetto

  7. gobettiano ha detto:

    Mi permetto di far notare che il ministro tremonti, anche in materia di sanità una volta sostiene l’illegalità e l’eccesso di spesa presenti nelle aree del Sud Italia ed a Roma ha sostenuto che la spesa sanitaria è incomprimibile. Capire cosa vuole e dove mira, in queste condizoni è opera ardua al limite dell’impossibile.
    Voorei far osservare poi all’autore dell’articolo che le belle figure di eminenti liberali inserite in Forza Italia nel 1994 sono state cancellate integralmente. E questo oltre che essere imperdonabile è frutto, credo e temo, di scelte consapevoli e lucidamente decise.
    luigi

  8. stranamore ha detto:

    Caro Ferdinando, in primo luogo non so chi sia la persona, cui ti riferisci, “di famiglia missina”. Se questa caratterizzazione era indirizzata alla mia persona, ti sbagli perchè non sono mai stato dell’MSI. E non capisco da che cosa tu abbia potuto dedurre questa inesattezza. Anzi devo dirti caro il mio Ferdinando, che poche cose mi disgustano quanto il corporativismo sociale di memoria fascista. In secondo luogo io non credo proprio che la Polverini meriti rispetto. E il fatto che sia la prima donna a guidare un sindacato in Italia è “meritevole” quanto può esserlo per una donna essere il primo capocosca femminile della Sicilia. Credo che sappiamo tutti cosa siano i sindacati in Italia. Associazioni di buffoni che lucrano sulla fiducia dei lavoratori. Il sindacato della Polverini non è davvero da meno in questo rispetto alla Cisl e alla Cgil. Uno dei mali dell’Italia sono propri i sindacati confederali che assieme ad una becera sinistra da anni fanno gli interessi degli oligarchi di confindustria, mettendo sotto le scarpe i lavoratori. Risultato? I salari in Italia sono il fanalino di coda del potere d’acuisto in Europa. Quindi caro Ferdinando è meglio che neanche nominini gli operai per difendere i pari della Polverini. I sindacalisti sono persone talmente disgustose che non hanno alcuna vergogna delle loro proposte. Come le ultime della Polverini e di Epifani: tassare i risparmi della gente per abbassare le tasse a confindustria. La Polverini e compagni del sindacato vorrebbero elevare la tassazione che grava sui risparmi delle famiglie per abbassare le aliquote alle aziende di gente come De Benedetti e Agnelli che vivono in Svizzera! Quando Prodi mise quel 12,5% di gabella sul risparmio di noi tutti, andava in onda lo stesso film. Risultato: tasse sui poveri cristi, mentre i vari De benedetti se la ridono all’ombra dei paradisi fiscali. E che dire poi del TFR la cui disponibilità è stata scippata ai lavoratori proprio dai sindacati? I sindacalisti si sono tuffati sulla cosa per alimentare il loro business dei fondi pensione. Rispetto per la Polverini, Ferdinando? Ma neanche un po’! Questa gente merita il disprezzo più totale perchè sono fondamentalmente dei ladri e degli ipocriti. Dire che costoro creano miseria è anzi poco. Questi maiali creano odio nella forma più violenta. E mi scuso per il paragone con i poveri ungulati.

  9. stranamore ha detto:

    E a proposito. Mi auguro davvero che la Polverini non venga candidata nel Lazio dal PdL. Sarebbe una scelta che denota un totale disprezzo verso gli elettori del centro destra.

  10. stranamore ha detto:

    Caro Gobettiano, io non sono certo l’esegeta di Tremonti. Ma non ci vuole poi molto a capire che nel sud le risorse verso la sanità vengono sprecate a causa di una diffusa amoralità e delinquenza fra gli amministratori locali meridionali. Non credo che tagliare le risorse al sud senza risolvere l’inadeguatezza della sua classe dirigente si traduca magicamente in una migliore allocazione delle risorse. Probabilmente la cosa si tradurrebbe nello sbando definitivo della sanità meridionale. Il problema meridionale o trova una sua soluzione a livello locale o si dovrebbe ipotizzare una sorta di commissariamento. E in ogni caso eventuali tagli alla sanità non è certo giusto che servano a finanziare tagli delle tasse per le aziende, come alcune proposte fatte a Tremonti prospettavano. Semmai queste eventuali risorse dovrebbero servire a tagliare le tasse a livello personale dei cittadini residenti italiani. Altrimenti sarebbe una vera e propria porcheria, sullo stile delle porcherie di Prodi e della sinistra.

  11. Egregio utente “stranamore”, non posso far a meno di notare che lei scrive molto meglio di quanto non legga: la “solida famiglia missina” era ovviamente quella dell’autore stesso dell’articolo, come da lui stesso dichiarato.
    Così come, l’evoluzione verso il liberal-liberismo, sembra oggi quella tipica della maggior parte delle vecchie famiglie missine. Prima tra tutte, quella dello stesso Fini. Lo trova strano?
    Sarebbe interessante sapere perché…

  12. Andrea B ha detto:

    Tempi duri …conoscevo un partito laico, liberale e liberista e mi ritrovo con un partito bigotto, conservatore e protezionista.

  13. stranamore ha detto:

    Caro Alessandro, il tuo amico Ferdinando dice testuale: “Non so se quel socialista debba essere considerato come un’offesa, mi meraviglio però che quel termine venga strumentalizzato da una persona di famiglia missina.” Quindi Ferdinando fa riferimento a una persona di famiglia missina che strumentalizza a suo dire l’aggettivo socialista. Chi sarebbe questa persona? Secondo te, caro Alessandro, costui sarebbe da intendersi come Ferdinando stesso??? Io non so bene cosa volesse dire Alessandro ma presumo che la persona in questione non fosse certamente lui stesso. Più probabile che il riferimento fosse indirizzato al mio intervento precedente, per quanto inesatto in realtà esso sia.
    Per quanto poi concerne al fatto che i missini siano diventati liberal-liberisti, ebbene nulla mi farebbe più piacere. Tuttavia caro Alessandro sono dubbioso, è vero. Per esempio candidature come quella della Polverini nel Lazio non mi sembrano esattamente all’insegna del liberismo, ma del suo opposto. Le dichiarazioni di questa stessa sindacalista lasciano su questo pochi margini di dubbio. Perciò, Alessandro, concedimi la possibilità di nutrire un po’ di scetticismo. A dire la verità penso anche che la candidatura Polverini non sia tutta colpa dei finiani. E’ lo stesso mondo sindacale che bussa periodicamente alle porte della politica per portare avanti le sue istanze corporative e parassitarie in modo perfettamente trasversale. Tuttavia mi auguro che questo spettacolo schifoso il PdL lo lasci fare ai partiti della sinistra.

  14. filipporiccio ha detto:

    Il liberalismo nel PdL è da tempo in stato vegetativo permanente. Ha senso continuare a votare la lontana eco del programma di 15 anni fa?
    Il PdL ormai è diventato esattamente come la DC e alleati degli anni ’80, anzi, all’epoca le posizioni politiche tra destra e sinistra erano molto più distinguibili. Oggi dobbiamo turarci il naso e scegliere tra socialisti e socialisti: a parte qualche sparata o slogan, differenze sostanziali non ce ne sono più.

Trackbacks/Pingbacks