Nel corso dei secoli, liberalismo versus socialismo

– Per quanto il moderno pensiero economico possa essersi ramificato in molteplici direzioni, andando cosi ad indagare ogni aspetto della vita economica degli esseri umani, esso può essere tuttavia ancora diviso in due grandi tradizioni. Oggi queste due grandi tradizioni vengono solitamente chiamate Liberalismo e Socialismo, ma queste non sono altro che moderne etichette affibbiate a due formae mentis presenti nel pensiero economico da secoli, da prima ancora della nascita stessa della parola “economia”.

La tipica forma mentis del socialista è solitamente caratterizzata da una sfiducia intrinseca nel mercato e da una maggiore fiducia nell’operato del governo. Ma da dove vengono queste idee? La sfiducia nel mercato ha origini lontane: Aristotele per primo distinse tra prezzi naturali (physis), intesi come rispecchianti il valore di un bene e prezzi artificiali (technè) frutto di iterazioni di breve termine, sostenendo la superiorità dei primi sui secondi in quanto più conformi a Natura. La stessa distinzione tra prezzi e valore trae le sue origini nella Torah ebraica, nella quale si può scorgere una certa ambivalenza nella trattazione del valore degli oggetti e dei profitti che da essi si possono ricavare. Sembra dunque che la sfiducia nell’abilità dei prezzi di rispecchiare un certo “vero valore” dei beni non sia una novità socialista. E non lo è nemmeno la fiducia nell’operato del governo. Il periodo rinascimentale infatti è noto per aver segnato la nascita dell’Umanesimo, una filosofia che, dopo gli anni bui del Medioevo, mette di nuovo al centro dell’universo l’Uomo come faber fortunae suae. Nasce in questo periodo la convinzione che l’uomo possa essere capace di conseguire qualunque risultato esso si ponga davanti. Questa smisurata fiducia nell’operato dell’uomo come copula mundi e nelle capacità del suo intelletto si è tradotta in politica economica in una smisurata fiducia nell’operato del governo o degli apparati statali nel loro insieme. Cosa, a dire il vero, non del tutto nuova ai rinascimentali visto che Platone nel La Repubblica già ipotizzava un governo socialista e un bisontico settore pubblico. Sembra dunque che il pensiero socialista non sia altro che la manifestazione nel XIX secolo di una certa predisposizione verso le forze del mercato già presente da secoli.

Cosa dire invece del Liberalismo? La forma mentis del liberale è solitamente caratterizzata da una sfiducia strutturale nelle capacità intellettive di una singola mente e da una fiducia nella mano invisibile del mercato. Da dove hanno tratto dunque i liberali le loro idee? Il primo posto credo vada conteso tra Francis Bacon e David Hume, rispettivamente i fondatori dell’empirismo e dello scetticismo. Il messaggio chiave di queste due correnti filosofiche può essere racchiuso in poche parole: l’unica vera fonte di conoscenza è la realtà. Se qualcosa non è comprovato dai fatti, meglio dubitarne. Anzi, forse è meglio dubitarne sempre e comunque perché un giorno qualcuno potrebbe dimostrare che tutto ciò in cui abbiamo creduto fino ad oggi è sbagliato. Questa impostazione filosofica tipica dell’empirismo inglese, nata col famoso rasoio di Ockham e culminata col dubbio scettico di Hume, ha sicuramente posto le premesse per dubitare della validità di qualunque manovra pubblica in quanto guidata da un ristretto numero di menti e quindi, per loro natura, fallibili. Infine, il concetto di una mano invisibile che governa il mondo ovvero l’idea di un ordine naturale che nessuno può modificare nel lungo periodo proviene direttamente dalla tradizione stoica romana. Gli stoici erano convinti che il mondo avesse le sue leggi, dettate dal Demiurgo, il grande architetto del mondo. Qualunque problema era o conforme alle suddette leggi o frutto di qualche turbamento di breve. In entrambi i casi la cosa migliore da fare era non fare assolutamente nulla, fiduciosi che il mondo si sarebbe lentamente riportato sulle direttrici dettate dal Demiurgo stesso. Si dovette aspettare fino alla Rivoluzione Marginalista del 1907 perché l’ economia potesse nascere come una vera e propria scienza. Tutt’ora alcuni influssi del passato contribuiscono a creare inutili confusioni come l’ inesistente dicotomia tra prezzi e valore, l’irrazionale fiducia nei poteri statali durante i periodi di crisi e la sempre presente ambivalenza del concetto di “profitto”.


Autore: Gabriele Giovanni Vecchio

Nato a Milano nel 1988, studia Economia e Finanza in Bocconi. E' membro dell'associazione Studenti Bocconiani Liberali - Milton Friedman Society. Partecipa alle iniziative politiche e legislative del gruppo Facebook "Io non voglio il posto fisso, voglio guadagnare".

One Response to “Nel corso dei secoli, liberalismo versus socialismo”

  1. Luca Mazzone ha detto:

    Bell’articolo.
    L’individualismo, più che il mercato, mi sembra il fronte da difendere: in quest’ottica ci sono sicuramente individualisti (e non “perfettisti”) tra i “padri nobili” del liberalismo anche prima di Bacon e Hume. Direi: in ogni epoca storica.

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