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Adriano Teso: la crisi non è finita, il Governo trovi il coraggio delle riforme

– Tempo di Finanziaria, tempo di previsioni economiche per il prossimo anni. Libertiamo.it intervista Adriano Teso, imprenditore, già sottosegretario del primo Governo Berlusconi e socio fondatore di Libertiamo.

LIB. Giungono voci di un 2010 molto preoccupante dal punto di vista occupazionale. La ricetta, condivisa da molti, prevedrebbe un aumento dell’età pensionabile e l’utilizzo dei risparmi di spesa per finanziare una riforma degli ammortizzatori sociali. Ma siamo sicuri che le imprese vogliono davvero questo? O preferiscono poter scaricare sulle pensioni il ridimensionamento degli organici?

AT. Le imprese hanno esigenze molto diverse tra loro, come è giusto che sia. Chi ha determinate competenze all’interno, vuole tenersele vicine, e non vede di buon occhio un’età di pensionamento troppo bassa. Quelle aziende che avvertono l’esigenza di una riduzione del personale, propendono invece per i pre-pensionamenti e per il mantenimento di una soglia di uscita più bassa. Purtroppo, anche a causa della struttura dei contratti collettivi, che tendono a privilegiare l’anzianità e non la produttività, c’è chi vede l’anziano come un costo maggiore rispetto ad un lavoratore giovane. Ricordiamoci, comunque, che la riforma del sistema pensionistico non si dovrebbe limitare all’innalzamento della soglia.

LIB. A cosa si riferisce?

AT. Beh, bisogna evitare che lo Stato “regali” anni pensionistici: penso ai bonus universitari, ma anche ad altre forme di cumuli pensionistici a carico della fiscalità generale. E poi c’è la grande questione della pensione di reversibilità, un istituto da abolire gradualmente, a cui andrebbe preferito un piano di assistenza per gli indigenti ed una contribuzione minima obbligatoria per tutti quanti abbiano un qualsiasi reddito.

LIB. Quando si parla di reversibilità, si solleticano molte sensibilità. Quanti promuovono il riconoscimento delle unioni omoaffettive, ad esempio, chiedono spesso l’estensione dell’istituto della reversibilità…

AT. Lo so, e comprendo le ragioni della richiesta. Ma bisogna far capire ai movimenti gay che la reversibilità è uno strumento sbagliato: la pensione è un reddito differito e tale deve rimanere. Per tutti sono molto meglio meccanismi di contribuzione spalmati sui due partner della coppia, indipendentemente dal sesso degli stessi.

LIB. Torniamo all’economia. Su Libertiamo.it abbiamo letto un suo commento ad un articolo di Mario Seminerio, pubblicato sulla nostra rivista on-line, nel quale Lei si è mostrato molto critico nei confronti del cosiddetto super-indice Ocse, quello secondo cui l’Italia sarebbe in una buona posizione per la ripresa.

AT. Le previsioni dell’Ocse sono alchimia pura. I dati diffusi recentemente dall’Istat certificano un minor peggioramento, non certo una ripresa. Vede, in questi ultimi mesi le imprese italiane hanno continuato a perdere quote nel mercato globale, soprattutto a causa delle solite storture sistemiche: un’eccessiva tassazione, un costo del lavoro troppo elevato, un mercato del lavoro troppo rigido, insieme a tutti gli nodi del sistema Italia, compresi la scarsa certezza del diritto, i tempi biblici della giustizia e le storture della pubblica amministrazione.

LIB. E allora, come vede l’ipotesi di un abbattimento dell’Irap da finanziarsi con un ritocco verso l’alto dell’IVA? E’ una proposta lanciata qualche tempo fa da Guido Tabellini e rilanciata da lavoce.info.

AT. Non molto diversa dal gioco delle tre tavolette. Non credo che la soluzione stia nel sostituire una tassa ad un’altra. Secondo me sono altre le leve che il Governo deve attivare, a partire da un robusto piano di rinnovamento della macchina pubblica e dal superamento di ogni forma di logica assistenzialista.

LIB. Rispetto a quest’ultimo punto, la proposta di Mario Baldassarri di trasformare le forme di sussidio alle imprese in crediti d’imposta è positiva?

AT. Sicuramente è un passo in avanti, ma non credo che i crediti d’imposta siano la soluzione al problema. Dobbiamo abbassare le tasse in modo netto, così sostituiremmo l’assistenzialismo alle imprese con la meritocrazia. Perché dovrebbe essere lo Stato a scegliere chi fa bene e chi no? Sarebbe meglio che il Governo si concentrasse in un’opera di rimozione degli ostacoli che le imprese italiane affrontano nel settore della logistica, dei trasporti e dell’energia. Per ora ci sono molte attese, qualche annuncio positivo, è bene che seguano i fatti.

LIB. Mi indichi Lei un dossier su cui sarebbe opportuno un’accelerazione del Governo.

AT. Il nucleare: bene l’approccio, ma bisogna concretizzare. La bolletta energetica delle imprese italiane è troppo più salata di quella dei concorrenti esteri. E poi c’è la questione dell’euro: so bene che non è una partita che si gioca in Italia, e so pure che su questo l’interventismo statale può fare molti danni. Ma si tratta di aprire una questione, quella sui cambi, caratterizzata da un equilibrio condizionato appunto dalla politica monetaria di Stati Uniti e Cina. E poi, anziché lanciarsi in spericolati elogi del posto fisso, vorrei che nel Governo si pensasse ad un vero rilancio e sburocratizzazione per la nuova imprenditorialità ed un maggior impegno sulle riforme strutturale.

LIB. Tremonti ricorda spesso che il problema sono le risorse…

AT. Ma le riforme generano risorse, non le consumano! Il ministro dell’Economia fa molto bene a tenere i cordoni della borsa chiusi, tanto più in questa fase di crisi dell’economia, così come sta facendo bene rispetto all’evasione fiscale. Ma non si nasconda dietro i problemi di cassa, e turi le falle che ancora ci sono.

LIB. La porto su un campo minato. Oggi la situazione politica non è buona…

AT. Ho capito, vuol farmi dire qualcosa sulla giustizia. Io le rispondo così: se pure una persona navigata con Giulio Andreotti ebbe a dire di essere “preoccupato” da un pezzo della magistratura italiana e dalle accuse che gli venivano mosse, rivelatesi poi inutili, non vedo chi non debba temere atteggiamenti pregiudiziali da parte di alcuni giudici. Ma Silvio Berlusconi non deve cadere nella trappola: ho trovato ragionevole la linea espressa sabato da Giuliano Ferrara nel suo editoriale su Il Foglio. Il premier incassi le sentenze, quali esse siano: l’elettorato ha dato fiducia a Berlusconi ed al Pdl, i fatti a cui si riferiscono i processi in corso erano noti agli italiani, quando questi hanno affidato al Cavaliere l’onere di governare. Qualunque sia l’esito giudiziario, è in quel momento che Berlusconi dovrebbe proporre una seria e profonda riforma della giustizia. Il premier tiri fuori il programma, anche sulle riforme economiche, veda chi ci sta e chi invece preferisce navigare a vista come purtroppo si sta facendo oggi.


11 Responses to “Adriano Teso: la crisi non è finita, il Governo trovi il coraggio delle riforme”

  1. giuren ha detto:

    Sto per compiere 39 anni di lavoro in fabbrica e ho 58 anni. Sto inseguendo da vari anni fra scaloni e scalini la pensione dopo una vita da sottopagato (1.390 euro mensili a tuttoggi al massimo della carriera con moglie e figlio a carico), traguardo che raggingerò nel 2011. Vorrei conoscere lo stipendio dell’intervistato, se percepisce la pensione vorrei conoscere l’importo e con quali requisiti eventualmente è stata maturata). Io, dopo tanti anni di stipendio decurtato del 33% per contributi INPS, secondo questo ridicolo personaggio non avrei diritto neppure di riavere i soldi accantonati a favore di mia moglie nel caso venissi a mancare. Ma che vada a lavorare seriamente.

  2. Adriano Teso ha detto:

    Caro “sig” Giuren, bastava un suo clik su un qualsiasi motore di ricerca per avere molte più risposte alle sue domande. Comunque la accontento subito. Ho 64 anni e lavoro “tirando di lima” 12 ore al giorno da 49 anni, pagando i relativi contributi, e credo che dovrò farlo per almeno altri 10, sia per assicurarmi di mantenere il buon tenore di vita che ora ho fino alla morte che, fortunatamente e stando alle nuove statistiche, continua ad arrivare sempre più tardi. Ho studiato di sera e sabati e domeniche. Ritengo che quanto consumerò , io o mia moglie, pensione o risparmi che siano, dovrà essere la parte dei nostri guadagni accantonati e non consumati. NOSTRI e non soldi forniti da altri. Le tasse che paghiamo ( anche noi TUTTE e tantissime ) servono allo stato per ben altro. La sola pensione che ad oggi ricevo è quella da Parlametare e Viceministro di circa 2000 € netti al mese , ingiustamente abbondante, per aver versato i relativi contributi. Che devolvo da sempre in beneficenza ( per la verità devolvo cifre molto superiori ). Anche per i parlamentari ho sempre proposto un identico trattamento a quanto ho proposto. I bilanci e gli utili delle mie aziende e miei personali sono pubblici e può andaseli a leggere quando vuole. La mia email ed il mio telefono sono pubblici. Come e per quanto vuole, mi indirizzi, ovviamente non nascondendosi dietro a qualche poco dignitoso pseudonimo, al at@studiliberali.it e dalle 8 del mattino alle 8 di sera, spesso amche al Sabato e alla Domenica, le risponderò. Anticipandole che per fortuna ho già lavorato molto più “seriamente” di lei e del suo poco serio invito.

  3. Lorenzo Pastori ha detto:

    Come spesso avviene nei suoi interventi Teso insiste sulle riforme strutturali del sistema economico a partire dalla tassazione. Tutto giusto, ma occorrerebbe avere una maggioranza strutturalmente favorevole ad agire in questa direzione. Mi pare che oggi così non è.
    Tremonti è un solido e competente ministro da governo di centro-sinistra. Grande attenzione agli equilibri della finanza pubblica, nessuno alle esigenze del ciclo economico e della competitività di sistema. Da questo punto di vista somiglia più a Visco che al Tremonti liberista che il centro-destra per lungo tempo si era sognato e che era appunto un sogno.

  4. giuren ha detto:

    Se lei lavora da dipendente da 49 anni tirando di lima per 12 ore al giorno le devo farle i complimenti: anche dall’aspetto è un miracolato, dimostra meno anni di me, ma lei sarebbe un’eccezione anche fra i parlamentari e non ho difficoltà a chiederle scusa.
    Comunque per me rimarrebbe intollerabile vedermi alzare l’asticella dopo aver pagato contributi per pensionati anche di 40 anni di età ed ora per garantirla ai loro figli: che ci pensino loro!!!

  5. Adriano Teso ha detto:

    Caro Lorenzo, complimenti per la corretta analisi su Tremonti. Ma vorrei ricordarle che la maggioranza che ora abbiamo al Governo ha promesso e vinto le elezioni presentando un programma che dice esattamente le cose liberali che io continuo a ripetere e che sono il naturale aggiornamento delle linee fondanti di Forza Italia, che ho contribuito a scrivere a suo tempo, partecipando poi alla fondazione del PDL. E’ stata eletta “una maggioranza strutturalmente favorevole ad agire in questa direzione”. E’ questo Governo, o più precisamente alcuni suoi esponenti, che poi disattendono i progammi economici promessi e realizzabili senza allargare i cordoni della borsa. Al Centro o a Sinistra farebbero meglio? Nooo per carità. Ma certamente alcuni Ministri del PDL non stanno facendo quanto il PDL ha promesso. Anche il più esperto e blasonato Antonio Martino lo continua a ricordare. Quando un programma liberale che ha ricevuto la maggioranza con voti liberali, potrà essere gestito da veri liberali? Attendiamo il voto con preferenze….

    Caro Giuren, grazie. Ma provi a filettere. Quando qualcuno riceve un qualcosa che è più di quanto ha risparmiato, significa che è qualcun altro che deve pagare. Si aspettano candidature.
    Tanta gente come me ha una pressione fiscale di oltre ul 75% e non trovo la cosa particolarmente utile. Una parte importante di questa tassazione è sul lavoro aziendale. Così otteniamo 2 effetti: prezzi più alti e disoccupazione. Non mi paiono cose vantaggiose.

  6. I miei complimenti, se posso, all’Autore, per la limpidità e per la profondità delle argomentazioni. IL dato da Lui riportato sulla sussistenza di una pressione fiscale ben oltre il limite dell'”esproprio proletario” ricorda a chi marxista non è che la struttura della Funzione pubblica ed il suo funzionamento fanno del nostro Paese l’unico vero stato socialista compiuto. Ne paghiamo carissime le conseguenze e non solo coloro i quali hanno una pressione fiscale oltre il 75% reale. Non crede l’Autore che il problema non sia in una riforma di settore ma che tutto il complessivo del nostro stare insieme organizzato debba essere profondamente e radicalmente modificato? Non crede l’Autore che una Costituzione nata dai disastri della dittatura e della guerra anche civile e dei tormentosi compromessi fra visioni del mondo immiscibili quali quella cattolica e marxista e quella liberale debba essere profondamente cambiata, previa, ovviamente una professionale revisione organizzativa di dettaglio della struttura dello stato, centrale e territoriale della quale poi far scaturire ex novo l’interezza del corpus legislativo, anche costituzionale? Il sistema non è più emendabile ed ogni operazione che si effettui su questo corpaccione irrazionale ed immobile che è la Funzione pubblica italiana altro effetto non ha che stirare male una coperta troppo corta e fa danni al di là delle buoni intenzioni. Forse l’atteggiamento tremontiano nasconde questa consapevolezza?

  7. Silvana Bononcini ha detto:

    Condivido e….. complimenti all’intervistato!

  8. Carmelo Palma ha detto:

    Una vox clamans in deserto rende comunque meno deserto il deserto. Quindi quella che oggi appare una mera predicazione liberale (ineccepibile, ma di scarsa attualità politica) come quella di Adriano non è nè inutile nè oziosa.
    Il fatto che ai vertici delle politiche economiche e sociali stiano due abili tecnocrati socialisti (Tremonti e Sacconi), che ormai giocano a qualificarsi per differenza e distanza dalle proposte liberali e riformatrici, non rende vano ma ancora più urgente lo sforzo di raddrizzare la barra delle riforme, verso l’obiettivo di rafforzare la competitività del paese e non solo di preservare (per quanto?) la pace sociale in un cimitero economico.

  9. @ Carmelo Palma. Una coralità di voces in deserto clamantes possono essere anche il vento che spazza via tutto. Certo visione liberale e visione socialista sono irreconciliabili. Forse il “cimitero economico” è il passaggio catartico che dobbiamo subire per rinascere in modo del tutto diverso e non l’occasione per riformine di settore che nulla hanno di cogenza, portata e portanza ai fini generali.

  10. Adriano Teso ha detto:

    Caro Pier Carlo, concordo che tutto il nostro sistema debba essere profondamente riformato. Probabilmente il tutto non richiede una revisione della Costituzione, che mi pare possa essere compatibile con i 20 interventi strutturali necessari Diverso sarebbe se si volesse impedire costituzionalmente una deriva socialcomunista che spesso riappare e affossa lo sviluppo e la democrazia economica nel nostro Paese, con accordi di ideologismo demagogico clientelare fra estrema sinistra, destra sociale, cattolici di sinistra, statalisti e loro infiltrati in tutti i partiti, PDL compreso.
    ( vedi http://www.studiliberali.it/index.php?page=economia . In quelle pagine trova anche proposte di Leggi Delega che risolvono i maggiori problemi ).

    Cara Silvana, Grazieeee. In politica un pò di incoraggiamento serve sempre.

    Carissimi Carmelo e Pier Carlo, non c’è il deserto. Il voto liberale c’è ed è pesante. Occorre ricordare al PDL il suo programma ed avere il funzionamento con elezione e non cooptazione degli organi interni e dei candidati. Libertiamo con Della Vedova è uno dei punti di aggregazione e coordinamento per le azioni che servono .

  11. Carissimo Adriano, Ti ringrazio per le parole cortesi e puntuali di replica. Intendo proprio quel che Tu hai ben compreso. La riforma costituzionale, per essere precisi la sostituzione della Carta vigente con altra adeguata ad una struttura pubblica libera da vincoli ideologici, non può non seguire che ad una profonda revisione della struttura dello stato in tutte le sue articolazioni ed a tutti i livelli che porti – professionalmente – al disegno di un nuovo più adeguato e cogente “modo di stare insieme” degli italofoni del Bel Paese. Il “deserto” è quello della cultura della legalità e dell’etica, anche d’impresa che decenni di incrudelire di malaffare ideologico ed operativo ha perseguito con tenacia, senza mai deflettere. Dovevano distruggere da dentro prima la sostanza e poi la forma dell’impianto dello stato risorgimentale ( e non era questo proprio un gran ché) per la costruzione dei loro sociologismi astratti e deleteri. E’ una benedizione laica che ci sia il PDL e che al suo interno vi siano punti di aggregazione e voci di libertà. Leggerò ciò che mi indichi con attenzione estrema. Grazie a tutti.

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