– Sulla riforma del servizio idrico si è sviluppato nei giorni scorsi un dibattito strumentale ideologico, di quelli che galvanizzano la sinistra italiana. Tra un “Marx l’aveva predetto” ed un appello contro “la svendita dell’acqua alle multinazionali”, l’opposizione ha inquinato un dibattito che avrebbe potuto e dovuto prendere una piega molto diversa, soprattutto se consideriamo che il neo-leader del Pd è inequivocabilmente considerato quello delle liberalizzazioni. Durante la campagna elettorale per la segreteria, d’altro canto, Bersani aveva confermato il suo favore per una riforma del settore idrico che aprisse le porte alla concorrenza: perché in questi giorni si è tenuto fuori dalla discussione e ha permesso ai peggiori spiriti del suo partito di prendere il sopravvento?

Le nuove norme che il Parlamento ha approvato non hanno messo in discussione la proprietà pubblica della risorsa acqua (peraltro ribadita ad abundantiam dal testo di legge), ma le modalità di gestione del servizio. Se sarà accompagnata da un buon regolamento attuativo (spetta al ministro degli Affari regionali emanarlo entro l’anno), la riforma potrà contribuire a ridurre le numerose sacche di inefficienza di cui soffre da decenni un settore tanto complesso quanto sensibile per la vita dei cittadini: intere province afflitte da carenza di offerta, problemi di depurazione, sprechi di enormi quantità di acqua. Quanto ne abbiamo parlato in passato, soprattutto riferendoci al Mezzogiorno? Restringendo i margini per l’affidamento in-house del servizio, condizionandolo a ragioni molto specifiche e sottoponendolo ad un parere preventivo dell’Antitrust, aumenteranno le garanzie per gli utenti. Vale per l’acqua ciò che vale per tutti i servizi pubblici: la concorrenza può contribuire a migliorare la qualità e, nel medio-lungo periodo, anche a ridurre i prezzi.

Non va tutto bene, ovviamente, anche a causa della pressione al ribasso esercitata dalla Lega Nord. Il parere dell’Antitrust, ad esempio, non sarà vincolante, tanto che sarà poi la dinamica politico-mediatica che si creerà a decretare l’effettivo peso di eventuali pareri negativi del Garante. C’è ancora troppa confusione sull’ipotesi di istituzione di una nuova Authority, di cui non si capiscono gli eventuali compiti. Da uno come Bersani – considerata la sua recente storia di “liberalizzatore” – ci saremmo aspettati critiche di questo tipo e non un sostanziale liberi tutti.