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Sull’acqua una buona riforma, ma una pessima opposizione

– Sulla riforma del servizio idrico si è sviluppato nei giorni scorsi un dibattito strumentale ideologico, di quelli che galvanizzano la sinistra italiana. Tra un “Marx l’aveva predetto” ed un appello contro “la svendita dell’acqua alle multinazionali”, l’opposizione ha inquinato un dibattito che avrebbe potuto e dovuto prendere una piega molto diversa, soprattutto se consideriamo che il neo-leader del Pd è inequivocabilmente considerato quello delle liberalizzazioni. Durante la campagna elettorale per la segreteria, d’altro canto, Bersani aveva confermato il suo favore per una riforma del settore idrico che aprisse le porte alla concorrenza: perché in questi giorni si è tenuto fuori dalla discussione e ha permesso ai peggiori spiriti del suo partito di prendere il sopravvento?

Le nuove norme che il Parlamento ha approvato non hanno messo in discussione la proprietà pubblica della risorsa acqua (peraltro ribadita ad abundantiam dal testo di legge), ma le modalità di gestione del servizio. Se sarà accompagnata da un buon regolamento attuativo (spetta al ministro degli Affari regionali emanarlo entro l’anno), la riforma potrà contribuire a ridurre le numerose sacche di inefficienza di cui soffre da decenni un settore tanto complesso quanto sensibile per la vita dei cittadini: intere province afflitte da carenza di offerta, problemi di depurazione, sprechi di enormi quantità di acqua. Quanto ne abbiamo parlato in passato, soprattutto riferendoci al Mezzogiorno? Restringendo i margini per l’affidamento in-house del servizio, condizionandolo a ragioni molto specifiche e sottoponendolo ad un parere preventivo dell’Antitrust, aumenteranno le garanzie per gli utenti. Vale per l’acqua ciò che vale per tutti i servizi pubblici: la concorrenza può contribuire a migliorare la qualità e, nel medio-lungo periodo, anche a ridurre i prezzi.

Non va tutto bene, ovviamente, anche a causa della pressione al ribasso esercitata dalla Lega Nord. Il parere dell’Antitrust, ad esempio, non sarà vincolante, tanto che sarà poi la dinamica politico-mediatica che si creerà a decretare l’effettivo peso di eventuali pareri negativi del Garante. C’è ancora troppa confusione sull’ipotesi di istituzione di una nuova Authority, di cui non si capiscono gli eventuali compiti. Da uno come Bersani – considerata la sua recente storia di “liberalizzatore” – ci saremmo aspettati critiche di questo tipo e non un sostanziale liberi tutti.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

23 Responses to “Sull’acqua una buona riforma, ma una pessima opposizione”

  1. gioegio ha detto:

    “Se sarà accompagnata da un buon regolamento attuativo (spetta al ministro degli Affari regionali emanarlo”

    Cioè dipendiamo interamente da Fitto.

  2. Jean Lafitte ha detto:

    una pessima riforma e una pessima opposizione

  3. Giorgio Branca ha detto:

    Un saluto a Falasca, di cui non raramente condivido il pensiero. Non in questo caso però, anche se capisco tutti i possibili distinguo che questo governo mette sul campo della dialettica, ma a cui, spiacente, non credo più. Può anche darsi che sia io a trarre dalla mia esperienza, conclusioni sbagliate, ma ho convinzioni di politica sociale, che, voglio sottolineare, sono assolutamente di destra (e se un po’ dello spirito di Alleanza Nazionale “aleggia” ancora nell’orgia liberale del PdL, per favore, batta un colpo!), che mi impediscono di non vedere come dietro al termine LIBERALIZZARE, questo governo intenda, in realtà, PRIVATIZZARE.
    E poco importa che l’ente privato di turno controlli l’acqua in sé, o le condotte, o i rubinetti.
    Il fatto è che comunque, se non dovessi accettare le sue future (e chi le conosce?) condizioni di fornitura… io mi terrò la sete. Salvo comprare la “minerale” nei supermercati di qualche altro privato.
    Ciò premesso, ribadendo la mia convinzione che beni e servizi primari come l’aria o, appunto l’acqua ( che poi tra l’altro è un classico “bene” pubblico, neppure un “servizio” appaltabile, ma forse la cosa è sfuggita) dovrebbero restare di proprietà, gestione, controllo e responsabilità pubbliche, mi basterebbe che ci si ricordasse (ed è un caso giudiziario ancora in piedi, se non sbaglio) la sconcertante vicenda di Acqualatina Spa. Essa è l’esempio più classico della peggiore delle situazioni possibili, cioè della suddivisione “fifty fifty” (credo 51 % pubblico e 49% partner privato) che è un vantaggiosissimo compromesso attraverso il quale “furbi” e lestofanti privati strozzinano i contribuenti (dopo la formazione della Società di “gestione” – chiamiamola così – il costo della fornitura di acqua è “aumentato” di oltre il 300 %) con capitoli di spesa e presunti interventi manutentivi, per lo più fallimentari in modo da poterli rifinanziare in seguito (e purtroppo così agisce sia il pubblico, che il privato), finanziati con denaro pubblico.
    Ricchezza privata, quindi, e povertà pubblica… di beni, di servizi e di infrastrutture.. dimenticavo di sottolineare ancora una volta: il tutto economicamente ripagato dagli aumenti di prezzo, a carico degli utenti.
    Per cui io dico… “No, grazie… conosciamo fin troppo bene il meccanismo, quindi evitiamolo”. Non c’è nulla a garantirci che il Privato, specialmente se Monopolista, sia meglio del Pubblico… e francamente non capisco come questo proliferare di Oligopolii, possa anche solo lontanamente scambiato per libera Concorrenza, di cui è semmai l’opposto, essendo volto a consolidare le poche “posizioni dominanti”, alla faccia del Mercato, che di fatto viene ad essere annullato.
    Torno a dire: Privatizzare non è Liberalizzare, bensì il suo contrario… ed è inutile che su questo punto il governo alzi grandi e patetici “polveroni”. L’ambiguità che ci sta dietro resta, a mio avviso, evidente.
    Aria, Acqua, Energia, Infrastrutture, Trasporti, Sanità, Giustizia e Difesa sono per definizione cose “pubbliche”. E sono e devono essere “no profit” per eccellenza. Per questo paghiamo le tasse. Non perché qualche amministrazione più o meno cialtrona, con l’appoggio di una politica mirata al lucro, si inventi di fare l’imprenditrice con i nostri soldi.
    Le Amministrazioni devono restare “no profit”… devono “appaltare”, con gare possibilmente oneste, la manutenzione del patrimonio pubblico di beni e servizi, non giocare all’Impresa, rischiando capitali pubblici (cioè non suoi, cioè nostri), in improbabili partnership con un privato famelico ed approfittatore. Da cose simili nascono solo la privatizzazione delle risorse economiche e dei profitti da un lato… e la socializzazione delle perdite, dei debiti e del costo dei disservizi, dall’altro lato.
    Ora facciamo una cosa… dato che ormai, con l’ennesimo “voto di fiducia”, anche questo regalo ai “soliti noti”, é passato. Riparliamone fra sei mesi… monitoriamo i prezzi…e poi andiamo a prendere in castagna, per dirla alla Falasca, “quelli che Servizio privatizzato = Servizio meno caro”.
    Perché a qualunque direttiva europea ci si possa ricondurre, di qualunque tenore essa sia, viene interpretata dalla nostra “casta” politica e amministrativa in un solo modo: svendita dello Stato ai propri “grandi elettori” e agli “amici degli amici”. E questo tutto è meno che “liberale”.

  4. Luca Cesana ha detto:

    la battaglia contro la “privatizzazione” dell’acqua è demagocica populista e reazionaria, quale quella contro gli OGM o l’Alta Velocità. Demagocica quanto facile e semplicista, è così ovvio e banale sostenere “l’acqua è un bene di tutti”.
    Evidente, lapalissiano ma si dimentica che privatizzare la gestione di un bene significa libera concorrenza, significa avvantaggiare i consumatori.
    Ottima la battuta su un dibattito sull’acqua “inquinato”, bravo Pier!

  5. Jean Lafitte ha detto:

    “Evidente, lapalissiano ma si dimentica che privatizzare la gestione di un bene significa libera concorrenza, significa avvantaggiare i consumatori.”

    questo solo nella mente malata di qualche teorico dell’economia. mai nella pratica come dimostrano decenni di studi empirici. più concorrenza non significa affatto avvantaggiare i consumatori. semmai nella maggior parte dei casi è il contrario.
    la sua è solo ideologia. e pure piuttosto marcia.

    la battaglia sull’acqua è facile e semplicistica perchè è semplicemente giusta.

    condivido poi molto di quanto detto da Branca che fa un discorso serio, pragmatico e non ideologico. basta con le favole.

  6. francesco marangi ha detto:

    L’acqua bene pubblico = gestione pubblica.
    Pane bene pubblico? si! = gestione pubblica? Grazie a dio, no!
    Vi immaginate i panifici pubblici? Piani quinquennali per la produzione e l’approvvigionamento del grano, per lo stoccaggio e il trasporto, studi per la distribuzione dei forni e dei punti vendita sul territorio, regolamentazione per l’accesso (sulla base, che so, del peso del consumatore, dei motivi per cui questi vuole il pane di patate o il filone o la rosetta? Con un burocrate, presso il cui ufficio fare la coda e imbucare mazzette che ti costringe a motivare le tue ragioni di scelta del pane integrale anzichè di semola per poterle contemperare con il superiore bene pubblico della massimizazione dell’efficienza e dell’equità della distribuzione della risorsa?).
    Per carità: l’inferno sulla terra.
    E perchè l’acqua pubblica dovrebbe essere un paradiso?

  7. Nicola R ha detto:

    Ecco, gli esiti nefasti dell’innaturale alleanza con gli ex AN…
    La destra sociale non sarà mai liberale. E’ lampante…
    Per qualche tempo ci ho sperato anche io, sentendo parlare Fini e i suoi di laicità e di sobrietà, ma quando si scende nella vera arena, quella economica, i nodi, purtroppo, vengono al pettine.
    E la parola libertà viene dimenticata in tutta fretta, per lasciare spazio al socialismo…

  8. Giorgio Branca ha detto:

    Grazie Jean. A me pare evidente che se non ci si accorge nemmeno di quanti errori logici e cose date per scontato (senza nessunissima prova, anzi, con le molte prove contrarie date dall’esperienza) ci sono in una affermazione come la seguente: “evidente, lapalissiano ma si dimentica che privatizzare la gestione di un bene significa libera concorrenza, significa avvantaggiare i consumatori”, allora provare a fare un discorso documentato e non inquinato dagli slogan liberisti (ancora pagheremo per anni gli effetti disastrosi del capitalismo occidentale, liberista e “deregolato”, che ora piange miseria e batte cassa all’odioso “Stato” per sopravvivere, quindi, di cosa stiamo parlando…)è semplicemente impossibile.
    La gestione “statale” può avere, ed ha certamente, molti difetti (peraltro dovuti non tanto a regole sbagliate, ma più spesso a disonestà o vera criminalità degli eletti), ma poiché lo Stato siamo tutti noi, eletti ed elettori, per quale arcano motivo il “privato” dovrebbe risultare migliore del “pubblico”? Non dovendo, tra l’altro, neppure rispondere ai doveri istituzionali propri di un Ente pubblico o, se proprio non vogliamo metterla sulla “questione morale”, almeno ai propri elettori.
    L’ho già detto chiaramente, ma qualcuno fingerà sempre di non capire.
    Non sta scritto in nessuna legge economica che PRIVATIZZARE significa automaticamente “libera concorrenza”. Vogliamo ricordare alcuni semplici servizi come le assicurazioni? O la distribuzione dei carburanti? O i tassi di mutuo? O i prezzi imposti del latte, o del mais? O le tariffe telefoniche? O i prezzi del trasporto ferroviario? O quelli del vino e degli alcolici, o dei tabacchi?
    Tutto monopolio, che in mano ai privati diviene OLIGOPOLIO, che ha per sua definizione stessa il mantenimento della posizione dominante sul mercato, non già perché il migliore, ma perché artificiosamente l’unico attore di un dato mercato.
    Questo grazie a due armi tipiche dell’Oligopolio: gli “accordi di cartello”, per mantenere alti i prezzi… e le corruttele politiche per stroncare la concorrenza, vero eventuale “terzo incomodo”.
    Come si possa pensare che questo significhi “avvantaggiare i consumatori” proprio non lo vedo.
    Altro sarebbe LIBERALIZZARE il “mercato”, cosa che si può fare soltanto permettendo ai privati di affiancare il “pubblico”, non di sostituirlo, e solo sui “servizi” e non sui “beni”(se qualcuno non ne afferra la differenza, provi ad approfondire, perché non é solo questione lessicale, ma sostanziale), e, ancora, solo verso l’utente finale, cioè solo verso la distribuzione (non la gestione strutturale) del servizio stesso (per la quale, ricordo; l’utente già paga le tasse, fondamento del “contratto sociale”).
    Ma condizione essenziale perché si possa attuare una vera LIBERALIZZAZIONE, è che lo Stato sia presente… l’Antitrust sia presente… le Regole siano sempre presenti… dettate dallo Stato al Mercato, e non il contrario, affinché siano banditi i “cartelli” mafiosi, gli accordi sottobanco e l’artificioso mantenimento di alti prezzi, grazie ad una posizione mercantile di “monopolio di fatto”.
    Tutto il resto è soltanto illusione. Un sogno ed una ubriacatura liberista dalla quale il “consumatore” si risveglierà in un bagno di sudore… e con le tasche ancora un po’ più vuote.

  9. Jean Lafitte ha detto:

    signor marangi il suo commento mi sembra di una stupidità abissale.
    pane e acqua non possono essere in nessuna maniera messi sullo stesso piano, per motivi che ritengo perfino superfluo accennare. ad ogni modo non capisco quale inferno sia una gestione pubblica del pane.
    è successo e succede in diversi paesi, sorpattutto in tempi di crisi quando appunto in situazione di scarsità di risorse c’è bisogno di un sistema efficiente che appunto non può essere un sistema di mercato.

  10. In linea teorica l’argomentare di Falasca è assai condivisibile. La scienza economica insegna che la libera concorrenza favorisce l’insorgere della concorrenza e con essa il dispiegarsi di effetti virtuosi quali la diminuzione dei prezzi al consumo e l’aumento della qualità resa al consumo del prodotto venduto. In linea teorica. Poi la teoria va calata nella realtà e qui, come ovvio, sorgono i problemi. Ed ha ragione da vendere Giorgio Branca che vede con occhio assolutamente limpido e disincantato la realtà italiana per quella che è. E’ la realtà di un Paese medioevale preda delle feudalità e delle corporazioni, dilaniato da feroci contrapposizioni fra i guelfi e ghibellini di turno, parassitato da clientele fameliche, incapaci ed ottuse, rapinato da incursioni piratesche spesso estero vestite.
    L’acqua è una roba seria, da sopravivenza. E se è intollerabile che l’acqua pubblica generi sperperi di risorsa in senso proprio tanto quanto in senso lato, altrettanto intollerabile è che essa sia argomento di costituzione di cartello sostanziale tanto quanto lo sono, appunto, le assicurazioni, l’energia in genere, i carburanti in particolare, la funzione creditizia e così via elencando. Ha ragione da vendere Branca quando dice sostanzialmente che nessun vantaggio è derivato al consumatore italiano dal passaggio avvenuto fino ad ora dalla proprietà e gestione pubblica di larga parte di ciò che era in pancia alle PPSS. Senza creare prima le condizioni essenziali per l’esercizio gestionale da parte del privato di beni pubblici, che sono cultura diffusa della legalità, dell’etica di impresa, dell’ acquis del civil servant e non della mentalità del posto fisso statale o parastatale, senza imporre al mercato regole certe e fisse al pubblico interesse e senza la struttura per farle rispettare senza se e senza ma, da monopolio ad oligopolio il passo è assai breve e le vie dell’inferno sono – lo si sa – lastricate di buone intenzioni.

  11. Giulio Becattini ha detto:

    Guardi caro Branca sta dicendo un mucchio di baggianate grosse. A parte tutte le corbellerie sul liberismo che non sono affatto come dice lei, ma purtroppo il difetto di questa legge è che non è liberista per niente.
    La legge prevede che il 60 % per cento rimanga in mano pubblica e che per le tariffe sia l’ente pubblico ad averci l’ultima parola quindi è proprio come lei ridicolamente si auspicava che fosse.

    Dico ridicolamente perché: come farà in un sistema del genere ad esserci libera concorrenza di investitori? Chi investe lo farà sapendo che spendendo poco ogni anno ricaverà quel che ci sarà da ricavare, mai andrà a fare dei lavori seri perché tanto il capitale sarà sempre e comunque per lo più tutto, dalla captazione al rubinetto, in mano pubblica quindi che vantaggi ne ricavo a far disperdere meno acqua dalle tubazioni?
    Come farà in un sistema del genere ad esserci libera concorrenza fra fruitori? Non credo che grazie a questa legge noi potremo finalmente scegliere se prendere l’acqua del sindaco, l’acqua della Acque spa o della Levissimacquedotti (nomi di fantasia). Il distributore del bene sarà sempre uno solo al privato il 40% il 60% al pubblico. In pratica è una leggina, fatta passare come liberale perché va di moda, creata per trovare qualcuno che ammortizzi allo Stato i costi di manutenzione, costi che saranno, come sempre, meno di quello che ne hanno bisogno le nostre reti perché non c’è interesse a migliorare. Spero che in quest’ultima considerazione mi sbaglio in generale questa leggina va benino!

  12. leonardo signorini ha detto:

    in toscana è un pochino diverso,basta vedere le “determine” di acqua spa a capitale pubblico presieduta da cecchi ex assessore di domenici..le tariffe sono molto alte in quasi tutte le province..logica di servizio e di mercato..ma controllata dal partito a cominciare dai cda…sulle infrastrutture nota dolente anche per gli acquirenti francesi o acea..ultima grossa tubazione rotta poche settimane fa e in zona lungarni in estate con frequenti interventi su tutta la città e area metropolitana con il bilancino che ha prosciugato torrenti e corsi di acqua..
    il resto sono solo tanta demagogia perchè basta vedere le scelte di fatto con le solite logiche partitiche che governano queste settore e di certo in toscana si paga tanto..ma tanto..
    ps a quando le primarie del pd per le partecipate!!

  13. Giorgio Branca ha detto:

    @Giulio Becattini. A parte la rozzezza di pensiero e di linguaggio, su cui non voglio spendere alcuna parola, avendo trovato, in questa discussione, altri interlocutori capaci ben più di lei di un dialogo civile, documentato e soprattutto capace di seguire criticamente il percorso delle idee (liberali e liberiste) fino a quando si calano nella realtà, la invito a domandarsi, e a darsi una risposta seria e onesta, quanti casi di “privatizzazione”, che si sia risolta in un vantaggio economico per l’utente, lei riesce a contare.
    Lo sa che CAI, ex Alitalia, ha aumentato costi e prezzi, mantenendo tutti i disservizi passati e tagliando molti collegamenti e voli?!?
    E lo sa che Trenitalia, ex FFSS, dagli anni ’90 ha praticamente raddoppiato le tariffe, riducendo drasticamente i treni marcianti, mantenendo i cronici ritardi, ma risparmiando sulla sicurezza (ad esempio con il dimezzamento del personale viaggiante in Cabina di Guida)?!?
    Bisognerebbe almeno conoscere un minimo di fatti reali, prima di esprimere critiche tanto estemporanee ai ragionamenti altrui.
    Tra l’altro la sua ricostruzione (il)logica di come il privato sarebbe incentivato a ben operare nel campo manutentivo non sta nè il cielo, nè in terra.

  14. Giorgio Branca ha detto:

    @Pier Carlo DeCesaris. Grazie per le parole di apprezzamento. In ciò che ho scritto, ho cercato effettivamente di essere realista e non fazioso. Nè “di parte”… anche perchè, in teoria, quella che oggi scorrazza liberamente per le Istituzioni, con l’unico risultato di devastarle, sarebbe proprio la mia parte politica.
    La quale, invece, mente sugli scopi, sui mezzi, sui termini… e, soprattutto, sul fine ultimo della sua azione politica. Purtroppo il suo strombazzare fa molta “audience”… e così abbiamo una gran parte di popolo che venderebbe l’anima, e di certo ha venduto la ragione, per sentirsi come il suo Capo, per dirsi uguale a lui, per parlare con le sue parole, magari non capite, ma ripetute, a pappagallo, all’infinito finché appaiono vere.
    Per parte mia, non mi stancherò di domandare, a chi si riempie la bocca di parole come libertà, liberismo, liberalesimo, libertario, etc. etc., siete ancora in grado di cogliere la differenza, neppure tanto sottile, tra “liberalizzare”(ossia la vostra illusione) e “privatizzare”(cioè la subdola manovra del governo)?

  15. Luigi Calabrese ha detto:

    @Giorgio Branca: condivido pienamente le tue osservazioni!
    Si fa una gran confusione fra privatizzazioni e liberalizzazioni.

    La liberalizzazione è possibile dove si apre un mercato e dove il consumatore se non gli piace l’acqua dell’acquedotto A può scegliere l’acqua dell’acquedotto B, perché costa meno ed è migliore!

    Peccato che l’acquedotto sia uno, un c.d. monopolio tecnico-naturale, e che la privatizzazione consista semplicemente nel passare da un monopolio pubblico ad uno privato, senza alcuna liberalizzazione!
    Non c’è alcuna garanzia, in regime di monopolio e senza concorrenza che il privato gestisca in modo più efficiente del pubblico!
    Anzi, il rischio di commistione pubblico privato, si può tradurre in utili privati e perdite pubbliche.
    Avendo la gestione della società, un socio privato può drenare risorse in mille modi: consulenze, pseudo manutenzioni, sovracquisti, ecc… portando le società in perdita in modo da poter poi anche motivare richieste di aumento delle tariffe!

    A qs. punto è meglio quando il privato mette capitali tutti suoi: almeno non ha interessi a fregare il socio “tonto”.

  16. @Giorgio Branca. Non c’è di che. Proprio un liberale sa esattamente come sia abissale il solco che divide privatizzare da liberalizzare. E basta girarsi intorno gli occhi per vedere come il patrimonio imprenditoriale pubblico (di matrice ed origine fascista e di pesante implementazione democristiana) sia finito per patrimonializzare privati, sostituendosi così al monopolio pubblico i loro oligopoli. Il culmine lo si è raggiunto nel settore bancario, con la menata amatiana delle Fondazioni. Ma telecomunicazioni, trasporti, chimica fine, energia non sono da meno. Vediamo come vanno a finire i giuochini sull’acqua.

    @Piercamillo Falasca. Mi sarei atteso una replica di un intelligente ad una argomentazione realistica (Branca). Non dispero. E’ sempre piacevole leggerti.

  17. Andrea de Liberato ha detto:

    Branca fa molte notazioni interessanti, soprattutto sulla differenza fra “privatizzare” e “liberalizzare”,ma dimentica che FFSS e vecchia Alitalia non hanno fatto altro che socializzare le perdite, quindi non vedo dove vi fossero presunti vantaggi per il cittadino/utente/contribuente.
    Lo stesso accade con gli acquedotti pubblici, quindi trovo del tutto normale un forte innalzamento delle bollette quando lo stesso servizio viene erogato da privati. Ed è persino più etico far pagare interamente al consumatore il costo del bene, perché non è affatto giusto socializzare le perdite fra tutti, equiparando il virtuoso risparmiatore all’allegro sprecone. Il valore del bene/acqua verrebbe in tal modo maggiormente percepito, mentre i bilanci in profondo rosso dell’acqua pubblica passano inosservati, tanto vengono ripianati ricorrendo alla fiscalità generale. Ben vengano, quindi, le salate bollette dell’acqua, ma accompagnate da una speculare riduzione dell’Irpef.
    Altrimenti si tratterà, e in questo caso lo temo fortemente, dell’ennesima finta liberalizzazione all’italiana. La compartecipazione di capitale pubblico e privato lascia presagire il peggio.

  18. francesco marangi ha detto:

    Aiuto! Qui in Puglia ci sono centinaia di migliaia di ladri di bene pubblico: centinaia di migliaia di persone raccolgono l’acqua piovana (Essa è pubblica direttamente? O indirettamente, perchè destinata comunque a confluire nel demanio, laghi, corsi d’acqua, mare) che cade sui terrazzi delle loro case ed è convogliata in cisterne interrate. Un mio amico, presso la propria azienda potrebbe convogliare in un bacino,ogni anno, circa 30.000 metri cubi di acqua, depurarla e venderla o venderla così com’è per usi agricoli: perchè dovrebbe chiedere il permesso a me, o a qualcuno di voi, o a qualche Burocrate-Rais, o a qualche Commissario-Barone, o a qualche tribalico Consiglio degli Anziani?
    Non può essere semplicemente libero?
    A proposito: qual’è la differenza tra pane (diciamo cibo, così anche gl’intelligenti capiscono) e acqua?
    In quali paesi è razionato il pane?

  19. filipporiccio ha detto:

    Ma… con questa riforma, l’amico di Francesco Marangi che raccoglie 30000 metri cubi di acqua piovana all’anno sarà di fatto libero di distribuirla e venderla sul mercato oppure no?

  20. tojo ha detto:

    @Giorgio Branca
    lei dice, parlando di privatizzazioni:
    “Lo sa che CAI, ex Alitalia, ha aumentato costi e prezzi, mantenendo tutti i disservizi passati e tagliando molti collegamenti e voli?!?
    E lo sa che Trenitalia, ex FFSS, dagli anni ‘90 ha praticamente raddoppiato le tariffe, riducendo drasticamente i treni marcianti, mantenendo i cronici ritardi, ma risparmiando sulla sicurezza”

    vorrei farle notare come nel caso trenitalia la privatizzazione sia stata “formale”: le ferrovie dello stato, una volta ente pubblico, hanno subìto una trasformazione da ente pubblico economico a società per azioni, ma la proprietà, così come la gestione, è rimasta statale, essendo trenitalia spa, responsabile del servizio, interamente partecipata da FS. come esempio degli effetti negativi della privatizzazione, dunque, non è molto adeguato, non trattandosi nédi una privatizzazione c.d. “sostanziale”, né di un conferimento di gestione di servizi a privati.

    azzardo una critica anche sull’adeguatezza dell’esempio cai/alitalia, vista la situazione sui generis del fu vettore nazionale, più una carcassa (costosa, peraltro) che altro.

    Sulla privatizzazione dell’acqua, innanzi tutto piango il fatto che la critica più comune mossa non sia tanto un attacco al decreto in sé, o la possibilità di malagestione del processo di conferimento, ma il fatto stesso che sia una privatizzazione. Sarò bieco e meschino, ma a me non interessa CHI mi fornisce un servizio, ma mi interessa il servizio in sé, per cui non riesco a concepire che si possa rifiutare una soluzione sulla base di ideologia.. per ogni situazione va ricercata la soluzione più consona, che non é mai unica.

  21. Giovanna Debertolo ha detto:

    Per noi comuni cittadini liberalizzare è sinonimo di concorrenza,quindi più offerte, servizi migliori e meno sprechi.Anche se all’inizio siamo certi che le bollette saranno più elevate per far fronte a tutti i lavori di ristrutturazione che la rete idrica nazionale necessita.

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  1. […] Senza contare che nella scorsa legislatura, a causa dei veti dei comunisti, il Governo Prodi non riuscì a fare il Ddl Lanzillotta sulla riforma dei servizi locali che comprendeva le stesse norme sull’acqua. Meno male che Bersani e soci erano liberali…. […]

  2. […] Continua la lettura con la fonte di questo articolo: Sull'acqua una buona riforma, ma una pessima opposizione … […]