– Yoani Sanchez, 34 anni, è una persona al tempo stesso ordinaria e straordinaria. Ordinaria perché è una blogger, quindi è una persona che come me e voi, ama passare del tempo davanti alla tastiera di un pc per comunicare, informarsi, cazzeggiare. Straordinaria perché lo fa da casa sua, e casa sua è Cuba.
Il 6 novembre, all’Avana, Yoani è stata sequestrata e malmenata dalla polizia del regime, che la tiene da anni costantemente sotto sorveglianza, per aver tentato di partecipare a una manifestazione contro la violenza.
Il suo blog è Generacion Y è disponibile anche in italiano.
La scorsa primavera Yoani è stata oggetto di una polemica da parte del nostro Gianni Minà, che la accusava, con molta originalità di argomentazioni, di essere al soldo dei nordamericani e di essere quasi sconosciuta in patria (a Cuba meno del due per cento della popolazione ha accesso alla rete, e la stessa Yoani ha spesso dovuto servirsi delle postazioni internet messe a disposizione dei turisti negli hotel).
Oggi, a pochi giorni di distanza dall’aggressione di cui Yoani è stata oggetto, pubblico volentieri la risposta che la blogger cubana aveva indirizzato a Minà, e la dedico a tutti coloro che, non volendo fare i conti con i propri errori e i propri pregiudizi, condannano alla prigione e all’oblio gli abitanti dell’Isola a forma di lucertola, come ha chiamato Cuba lo scrittore Carlos Eire nel suo straordinario “Aspettando la neve all’Avana”.

“Tutta una serie di argomentazioni retoriche – così ampie negli anni Sessanta del secolo passato – muovono i loro colpi di coda moribondi in questo millennio da poco cominciato. È un modo di dibattere sullo stile delle “barricate”, ci si sistema dietro ai parapetti e da un luogo sicuro si lanciano insulti all’indirizzo degli oppositori, invece di argomentazioni. Gianni Minà ha spolverato una parte di quella consumata artiglieria. L’arsenale che ha riversato sopra di me è composto dalle solite accuse: sono una creatura del Nord e ho dimenticato in maniera predeterminata di ricordare i vantaggi dell’attuale sistema cubano. Per concludere mi ripete il ritornello che sono una “sconosciuta” a Cuba, dimenticando che mi sono sempre vantata di essere una persona piccola e insignificante.
Minà, invece, possiede un curriculum di tutto rispetto. È riuscito a intervistare l’uomo che ha retto i destini del mio paese per cinquant’anni, mentre noi cubani non abbiamo mai potuto rivolgergli domande o rispondergli con un voto depositato nell’urna. Il libro che è uscito fuori da quell’incontro veniva esposto nelle librerie negli anni in cui pensavo di abbandonare il liceo, perché non avevo scarpe da mettermi. Dalla nostra parte e lontani dalle vetrine dove veniva esibita l’ampia intervista in edizione di lusso, succedevano cose molto diverse: si svuotavano le tasche, cresceva la frustrazione e prendeva campo la paura. Tuttavia non comparivano simili osservazioni nelle frasi elaborate di quella pubblicazione e l’autore non ha ritenuto opportuno pubblicare una seconda edizione per riparare a certe dimenticanze.
Mi piacerebbe suggerirle un paio di domande per un nuovo incontro tra lei e Fidel Castro, che probabilmente non avverrà mai. Indaghi signor Minà – lei che può parlare con Lui – come mai non decreta un’amnistia per Adolfo Fernández Saínz e i suoi colleghi, che hanno già scontato sei anni di galera per delitti di opinione. Annoti nella sua agenda, per favore, i dubbi della mia vicina sul divieto di entrare a Cuba pronunciato nei confronti del fratello, dopo “aver disertato” durante un congresso all’estero. Trasmetta l’interrogativo di mio figlio Teo, che non comprende come mai per essere ammesso agli studi del livello superiore deve dimostrare di possedere una serie di requisiti ideologici.
Se lei può avvicinarsi a Lui – più di quanto è stato mai possibile a ogni cubano – gli chieda di permettere a questi “sconosciuti” cittadini di associarsi, fondare un giornale, creare un emittente radiofonica, fare domande a un presidente o sfruttare un diritto – che lei esercita senza limiti – di scrivere pubblicamente opinioni molto diverse rispetto a quelle del governo del suo paese. Le assicuro che quella intervista – che lei non farà mai – diventerà un best seller su questa Isola.”