Uno strano ircocervo socialista-togliattiano

pubblicato su Ffwebmagazine.it – Tra il voto del Pci all’Articolo 7 della Costituzione e la fine della parabola berlingueriana nei rigurgiti di un cattocomunismo conformista e naturaliter anti-craxiano, di una cosa i comunisti italiani sono sempre stati persuasi: che, a differenza di quanto pensava Stalin, il Papa aveva le sue divisioni e occorreva dunque trattare con la Chiesa da potere a potere, con un senso della realtà e dell’opportunità politica refrattaria alle suggestioni più spirituali, ma sensibile alle esigenze materiali e temporali che emergevano da oltre-Tevere.

Anche quando il catto-comunismo rodaniano conquistò credito e centralità ideale nel pantheon di Botteghe Oscure, non era tanto il “fatto religioso” ad affascinare la classe dirigente comunista, ma la straordinaria servibilità politica di un cristianesimo ridotto a ideologia di ordine e di giustizia sociale. Un’arma in più, insomma, nella polemica anti-borghese, anti-capitalistica e anti-liberale che il Pci berlingueriano usò in modo contundente, nella competizione a sinistra, contro il liberalismo individualista – intrinsecamente “nemico” sia sul piano economico sia su quello civile – dei partiti laico-socialisti.

Dare alla Chiesa quello che vuole e prendere dalla Chiesa quello che serve. Usare la “dottrina cattolica” come una sorta di religione atea e un corroborante ideologico. Degradare il cristianesimo a deposito di materiali culturali e simbolici anti-liberali. Questo insegnamento togliattiano portò il Pci, anche dopo Togliatti, a guardare con disprezzo ai diritti civili, che avrebbero comportato spaccature tra masse comuniste e cattoliche e indebolito l’egemonia culturale del Pci, che, per essere anti-liberale dal punto di vista politico-istituzionale, nulla poteva concedere ai liberali sul terreno civile.

Quando liberali, repubblicani, socialisti e radicali resuscitarono il fantasma del divorzio, che giaceva negli archivi parlamentari dall’epoca post-unitaria, la reazione del Pci fu tutt’altro che entusiasta. I comunisti tentarono fino all’ultimo momento di proporre una mediazione accettabile alla Chiesa, che era insorta contro la legge Fortuna-Baslini, e si arresero solo quando scoprirono che arrendersi avrebbe reso più di quanto costava. Il bambino del divorzio non venne così affogato nell’acqua sporca dell’opportunismo politico, a cui “scientificamente” portava la dottrina togliattiana.

Se questa è una parte importante della storia della sinistra e della lotta a sinistra tra la tradizione comunista e quella laico-socialista e radicale, fa un certo effetto (e non è un buon effetto) vedere i socialisti del Pdl (quelli che, come il capogruppo Cicchitto e il ministro Sacconi, rivendicano la propria militanza socialista nella continuità storica berlusconiana) usare contro i “laicisti” argomenti limpidamente togliattiani. E per far che? Per opporsi alla manomissione della legge sul testamento biologico e per imporre ai parlamentari del Pdl più riluttanti che la declinazione del “problema dei cattolici” (per dirla con Cicchitto) sia quella suggerita dal realismo togliattiano, per cui i cattolici sono la Chiesa (non sono persone, appunto, ma divisioni), e le questioni di diritto non esistono, se non in quanto favoriscono o sfavoriscono un compromesso fruttuoso con le gerarchie vaticane.

Per altro, i socialisti del Pdl sembrano dimenticare che l’alleanza stretta tra laici e cattolici che ha arginato, nel pieno della guerra fredda, il pericolo comunista, non è costata una sola oncia di autonomia culturale ai socialisti, che per un intero decennio (dalla legge sul divorzio al referendum sull’aborto) non mollarono per un solo istante di incalzare la Dc, riuscendo, nello stesso tempo e per le stesse ragioni, per la prima volta nel dopoguerra a contendere credibilmente al Pci l’egemonia culturale sulla sinistra.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “Uno strano ircocervo socialista-togliattiano”

  1. Graziano ha detto:

    Bell’articolo, e molto istruttivo, complimenti.

  2. Luca Cesana ha detto:

    C’è bisogno di un pò di verità storiche, grazie Carmelo!
    siamo tra i non molti per i quali “la memoria HA un futuro”…
    sui catto-socialisti più o meno di ritorno non sono altro che la brutta copia dei catto-comunisti, in una paradossale corsa al peggio; mò ci manca solo un redivivo Acquaviva per chiudere il cerchio:)

  3. Già. Il “capolavoro” togliattiano fu quello di riuscire a sfidare “Totti” su di un campo di calcio ed a vincere e Craxi ha pagato il tentativo di sostituirsi al migliore(?) in questa corsa alla laicizzazione della società civile. Certo senza la follia del blocco renano che forzò il Vaticano II ben oltre i limiti che aveva in testa Giovanni XXIII° e che ha portato appunto la chiesa a competere con “Totti” su di un campo di calcio, non avremmo avuto il dominio assoluto della testa marxista sulla cultura e sui gangli essenziali della società. La battaglia di libertà non è contro pochi anche se protervi lacerti di clericalesimo ma contro la testa marxista che anima una chiesa ben peggiore di tutte le altre. Bravo Palma.

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