Gheddafi, Gesù e i silenzi degli écrivains identitari

– E due. Al dittatore beduino non basta una volta sola. Anche ieri sera il colonnello Gheddafi, dopo accordi debitamente presi con una agenzia di hostess, ha gigioneggiato davanti ad altre duecento ragazze.  Le cronache raccontano di ragazze raccolte a semicerchio intorno a lui durante l’incontro della prima sera mentre il beduino dava lezione di Islam. Convertitevi! Questo ha detto alle ragazze chiamate a raccolta. Ma non solo. Il tiranno teologo  si è anche profuso in dotte disquisizioni teologiche. A suo dire “Voi credete che Gesù è stato crocifisso ma non lo è stato, lo ha preso Dio in cielo. Hanno crocifisso uno che assomigliava a lui”. E giù ancora con l’invito alla conversione. In questi tempi di polemiche sul crocifisso, per una rilettura della crocifissione ci si sarebbe aspettati una reazione indignata. Intellettuali e politici, politici-intellettuali e sostenitori dell’identità cristiana contro l’Europa laicista, avrebbero dovuto parlare, a maggiore ragione, contro un tiranno che con empio sarcasmo e con accenti oscenamente antisemiti, islamizza la storia cristiana. Ci saremmo aspettati che ne so, una Santanché che almeno prova a mostrare il dito medio al colonnello, un ministro della guerra che tira qualche cannonata all’infedele, il giornale online L’Occidentale che mobilita la redazione per dire che va bene tutto, il realismo è necessario, ma questa condiscendenza dalemiana verso il Colonnello no: una cosa sono Pesce ed Augias con le loro inchieste su Gesù, ma questo dittatore beduino un simile affronto non può farlo alla nostra identità cristiana. Invece niente, a parte un pezzo di Farina sul Giornale. Tutti écrivains. Scrittori intransitivi.
Roland Barthes distingueva infatti fra écrivains ed écrivaints. Scrittori intransitivi e scrittori transitivi. Sono solo questi ultimi che tramite l’esercizio della loro parola si propongono un reale fine politico, uno scopo ed utilizzano la parola come mezzo. Non solo. Gli  écrivains non minacciano il potere politico del tiranno non correndo così il rischio della pro(e)scrizione.
Così, mentre sulla debole Corte di Strasburgo li avete visti accanirsi in massa, neanche una parola contro il dittatore beduino. Chi scrive ha rispettato la moratoria indetta da Libertiamo ed ha commentato altrove, ma questo non ci impedisce di constatare che ancora una volta siamo davanti alla solita manifestazione del conformismo italico. Lamentazioni in privato, ma nulla di concreto che vada a scalfire il tiranno. Non possiamo dunque non  citare le parole di Rocco Buttiglione: “Cosa farebbe Gheddafi se un leader italiano andasse a predicare il cristianesimo in Libia come lui ha fatto da noi predicando l’Islam e le sue idee su Gesù? Il governo italiano ha fatto qualcosa per far rilevare al colonnello libico l’inopportunità di questo atto?”. Non sembra. Tantomeno gli écrivains hanno alzato il loro ditino. Continua Buttiglione: “Con l’occasione il governo italiano potrebbe chiedere a Gheddafi anche di intervenire in difesa del diritto dei cristiani di vivere liberamente la propria fede nei paesi islamici e anche in difesa del diritto, per chi lo voglia, di convertirsi dall’Islam al cristianesimo”. Potrebbe, ma forse quelli che gridavano contro Strasburgo erano dei sosia.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

5 Responses to “Gheddafi, Gesù e i silenzi degli écrivains identitari”

  1. Giordano Masini scrive:

    Non ho la pretesa di aver letto tutti gli articoli sull’argomento, ma mi sembra che Pasquale sia l’unico che ha sottolineato, oltre all’indecorosa messinscena e alla trovata sul sosia crocifisso, anche l’insopportabile antisemitismo che grondava dal sermone di Gheddafi: “Gli ebrei volevano uccidere Gesù perché voleva condurli sulla retta via”.

  2. Mario Seminerio scrive:

    Ottimo Pasquale, come sempre.

  3. pasquale scrive:

    Grazie Mario. Sempre troppo buono.

  4. luigi zoppoli scrive:

    Ma è tutto normale! Non conta cosa si dice ma chi lo dice. E dati gli stretti rapporti insturati con linsigne statista libico…..

  5. galatea scrive:

    Condivido in pieno.

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