Arriva la soft law, sul biotestamento la partita non è tra finiani e berlusconiani

Sulla legge in materia di fine vita la conta dentro il Pdl rischia di prendere una piega politicista: “finiani” contro “berlusconiani”, “lealisti” contro “frondisti”. Eppure, per il suo contenuto e le sue implicazioni, il dibattito sul tema si presterebbe più a dare aria che a toglierla, in un partito che se parla troppo di persone, troppo dimentica di parlare di cose e che è comunque tenuto (verrebbe da dire, “costituzionalmente”) a farsi attraversare dalle discussioni più vive e rischiose. Quella del fine vita, dentro il centro-destra, è peraltro una discussione aperta da ben prima del caso-Englaro: almeno da quando (era il 2005) il centro-destra si spaccò nel sostegno al disegno di legge sul fine vita del senatore  Antonio Tomassini, andando a votare liberamente e ariosamente in ordine sparso un testo saggio e misurato concordato con la parte saggia e misurata della sinistra, anche allora all’opposizione.

Per quanto ci si sforzi di dimostrare il contrario, gli elettori del Pdl sono uno spaccato credibilmente rappresentativo, anche sul piano civile, della società italiana. Dunque, il Pdl è il partito che meglio potrebbe, non cercare una impossibile unità sui “valori”, ma trovare un onesto compromesso sulle norme che disciplinano i rapporti tra i medici e i pazienti, anche, ma non solo, nel fine vita. Questo era l’invito e lo spirito dell’appello che 20 deputati del Pdl rivolsero al Presidente del Consiglio lo scorso 29 settembre e che chiedeva di uscire dalla logica “iper-regolamentarice” del disegno di legge licenziato dal Senato, per virare con decisione verso una soft law,

“che ribadisca con chiarezza il no all’eutanasia e all’accanimento terapeutico, e che per il resto istituisca una sorta di riserva deontologica sulla materia del “fine vita”, demandando al rapporto tra i pazienti, i loro familiari e fiduciari e i medici – nel rispetto dei principi del codice di deontologia medica, delle norme civili e penali e del dettato costituzionale – la decisione in ordine a ogni scelta di cura”.

Ora l’appello è diventato un emendamento. L’hanno firmato una quarantina di deputati, in modo abbastanza rocambolesco:  alcuni c’hanno pensato e poi hanno firmato, altri dopo averci pensato hanno ritirato la firma. In termini di merito, è una summa di prudenza anti-massimalistica: non dice nulla di più di quanto già non dica il Codice di deontologia medica (Titolo III, Rapporti con il cittadino, Capo IV, Informazione e consenso) e quindi nulla di troppo e di troppo lontano da quanto vive nella sensibilità radicata della gran parte degli italiani. Eppure, in termini di metodo, propone una alternativa radicale al testo licenziato dal Senato e alla palude “casuistica” in cui rischia di essere risucchiata la discussione normativa. E’ un emendamento insieme molto laico e molto cattolico, nella sua diffidenza contro l’onnipotenza normativa, sia “auto-deterministica” che “etero-deterministica”. Ed è anche un monito contro il rischio che la bio-politica stentorea e “assolutistica” del Parlamento travolga ed annulli la bio-etica stentata ed incerta delle persone comuni e delle famiglie alle prese con il dolore della malattia e della vita che finisce.

Per quanto ci si impegni, non si può decentemente descrivere questa discussione secondo lo schema “berlusconiani” contro “finiani”. Se si guarda alle cose dette e non a quelle accreditate per interposto portavoce o giornale, questo è un contributo alla discussione libera che il Presidente del Consiglio ha auspicato e il Presidente della Camera onorato, anche nel suo intervento al congresso del Pdl, con una posizione onestamente minoritaria e scopertamente proselitistica.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Arriva la soft law, sul biotestamento la partita non è tra finiani e berlusconiani”

  1. Marco Maiocco ha detto:

    E’ un emendamento molto ipocrita, e serve solo a porre rimedio all’orrore voluto da questa destra di cui fate (colpevolmente) parte.

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