La situazione politica non è buona, ma che torni di moda il garantismo non è male

La proposta di legge sul processo breve ha una premessa generale che – ne siamo consapevoli – oggi vale innanzitutto per la sua conseguenza particolare. L’abnorme dilatazione dei tempi processuali che da anni guadagna alla giustizia italiana condanne e censure in sede internazionale è stata, per lungo tempo, solo un capitolo degli inutili e obbligati cahiers de doléances in cui si esercitavano, nel disinteresse dei più, i “maniaci” della giustizia e gli avvocati dei derelitti. Oggi è divenuta ex abrupto una priorità politica, quando è apparso chiaro che da quella cruna d’ago sarebbe potuto passare il cammello di una nuova e “difendibile” immunità processuale per il Presidente del Consiglio.

Per uno degli scherzi che la storia riserva ai giocatori d’azzardo della politica, le fondamenta sui cui poggia il disegno di legge Gasparri sul processo breve sono le sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo.  La stessa Corte che, in base alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (cioè la fonte di diritto che integra le previsioni dell’articolo 111 della Costituzione in materia di ragionevole durata dei processi), aveva giudicato l’esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche  una violazione della libertà religiosa degli studenti. Molti, a partire da Gasparri, erano insorti, dicendo che “un’Europa così non serve”. Posto che questa Europa – l’errore l’hanno fatto in molti – non è quella targata U.E., ma Consiglio d’Europa, ora anch’essa è tornata a servire ed è una buona notizia. Come ottima è la notizia del ritorno in pista nel centro- destra della polemica garantista, sia pure – diciamo così – necessitata, dopo mesi di retorica securitaria un po’ troppo leghista per essere vera e soprattutto berlusconiana.

Questa maggioranza, infatti, era divenuta sempre meno attendibile nelle sue pretese garantiste, perché si era fatta trascinare dalla Lega (e non solo da essa) oltre il limiti della ragionevolezza e da tempo giocava a soddisfare le esigenze di giustizia della società perbene contro l’invadenza della società “per male” con robuste dosi di galera e con una cultura dell’eccezione e dell’emergenza (sui nuovi reati, sulle aggravanti, sulle “semplificazioni” processuali, sulle pene) che non è propriamente coerente con la cultura di chi giudica il processo un istituto posto a garanzia dei diritti delle parti,  e non  la forma in cui lo Stato celebra il proprio impegno contro il “male” e contro i nemici del vivere civile.

I cascami di questo garantismo a geometria variabile sono purtroppo anche nel disegno di legge Gasparri (i benefici riservati agli incensurati, l’esclusione dei clandestini dal novero dei beneficiari del “nuovo” giusto processo) e hanno trovato opposizione non solo nella minoranza anti-berlusconiana, ma anche nelle componenti di maggioranza più legate ad una cultura autenticamente garantista (si guardi cosa hanno detto prima l’on. Bongiorno e poi, rincarando la dose, l’on. Pecorella).
Insomma per il centro-destra, in un passaggio delicato e rischiosissimo per i suoi riflessi interni e esterni (come canterebbe Celentano, “la situazione politica non è buona”), questa rinascenza della sensibilità garantista ci sembra comunque un’ottima notizia.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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