La battaglia di Fidenato, la supponenza dell’avvocato

- La battaglia politica che sta conducendo Giorgio Fidenato (imprenditore agricolo, responsabile di Agricoltori Federati, presidente di Futuragra ed esponente del Movimento Libertario) scalda i cuori degli spiriti liberali: sollevare la questione di costituzionalità delle norme sul sostituto d’imposta a partire da un caso di “disobbedienza civile”. Da gennaio di quest’anno – la notizia è rimbalzata in più occasioni sui media – Fidenato ha deciso di corrispondere ai dipendenti di Agricoltori Federati lo stipendio lordo, chiedendo loro di pagarsi da soli tasse e contributi. Ma dando in cambio la libertà ed un diritto che i lavoratori dipendenti italiani non hanno: la libertà di pagare le tasse secondo le scadenze previste per i lavoratori autonomi e non mensilmente (gli effetti finanziari sono evidenti) ed il diritto di conoscere l’effettivo peso della tassazione.
Sebbene i lavoratori di Agricoltori Federati abbiano cercato invano di mettersi in contatto con l’amministrazione dell’Agenzia delle Entrate per il versamento del dovuto (ed alcuni hanno pure fatto offerta del medesimo, vedendosela respingere), l’associazione si è vista recapitarsi le cartelle esattoriali, come se da parte del datore di lavoro ci fosse stata una mera omissione di pagamento.
Come finirà la vicenda? Vedremo: Agricoltori Federati si è opposta alle cartelle, chiedendo la sospensiva del giudizio per ottenere la declaratoria di illegitimità costituzionale degli articoli 47 e 48 del regio decreto istitutivo dell’Inps (1827/1935), dell’articolo 2115 del codice civile e dell’articolo 19 della legge 218/1952, per violazione degli articoli 2, 3, 23, 41 e 113 della Costituzione.  Il prossimo 19 novembre, spetterà al Giudice del Tribunale di Pordenone l’onere di decidere se rimettere o meno la questione alla Corte Costituzionale. Se dovesse accadere, Fidenato e tutti i contribuenti italiani avrebbero un primo significativo successo. E a quel punto, sarà preciso dovere di quanti hanno in gran dispitto la “tirannia fiscale”, per dirla con Pascal Salin, aprire il fronte della discussione pubblica e far sentire al giudice delle leggi il peso della decisione che assumerà.
In attesa che il 19 novembre arrivino buone nuove da Pordenone, ci siamo presi la briga di leggerci la memoria difensiva e di costituzione per l’Inps relativa al ricorso che si discuterà quel giorno. E abbiamo trovato in quel testo – a firma dell’avvocato Paolo Bonetti – un concentrato di supponenza e miopia.
La supponenza è quella di chi, come fa il legale dell’ente previdenziale, sbeffeggia i richiami alle tesi di Pascal Salin compiuti dalla memoria degli avvocati di Agricoltori Federati (paragonando la citazione del giurista francese a quella eventuale di Woody Allen e proponendo sarcasticamente Salin “for president”). O, ancora, ironizza sull’impatto della crisi economica sulla decisione di Agricoltori Federati di retrocedere ai dipendenti gli adempimenti fiscali (perché non parlare, dice Bonetti, “anche degli attentati alle Twin Towers e magari della bolla immobiliare o dei mutui subprime”). Per non farsi mancare nulla, per bocca del suo avvocato, l’Inps decide anche di schernire la tesi – evidentemente nuova ed incredibile per i burocrati dell’istituto previdenziale – secondo cui l’iniziativa economica privata è “bloccata dal fardello impositivo imposto alle imprese di fungere da esattori di tributi e contributi”. Forse non sa l’avvocato Bonetti che una media impresa italiana è costretta ad impiegare circa 336 ore all’anno nella compliance fiscale, secondo i dati del Doing Business della Banca Mondiale, a fronte dei 105 richiesti ad un’azienda britannica.
La miopia, purtroppo, è ancora peggio della supponenza. Anzitutto, l’INPS non pare cogliere il senso eminentemente politico dell’iniziativa di Giorgio Fidenato: il legale si chiede come sia mai possibile “invocare un intervento della Consulta per far dichiarare l’illegittimità di norme che, bontà loro – almeno quelle – da anni garantiscono al sistema previdenziale (e fiscale) ed ai suoi protagonisti almeno un briciolo di tranquillità e di sicurezza nel marasma normativo che è ormai diventato il nostro ordinamento giuridico”. Come se non fosse diritto di ogni cittadino, ove lo ritenga opportuno, appellarsi alla Costituzione. Infine, al di là della costituzionalità o meno delle norme richiamate dalla memoria degli avvocati di Agricoltori Federati, il difensore dell’INPS sbalordisce all’idea che qualcuno possa anche solo immaginare un diverso sistema di pagamento delle tasse e dei contributi che non sia il sostituto d’imposta. Per Bonetti tutto ciò sarebbe bizzarro: forse non sa che nel 1994 l’abolizione del sostituto d’imposta faceva parte del programma elettorale di Forza Italia e che nel 2000  fu oggetto di una proposta di referendum dei Radicali, difesa innanzi alla Corte Costituzionale dall’attuale ministro dell’Economia.
A Giorgio Fidenato ed ai legali di Agricoltori Federati, Francesco Longo e Gaetano Elnekave, va il nostro “in bocca al lupo” ed un’amara considerazione: più che l’arcigna difesa, dell’ottimo avvocato Paolo Bonetti dovranno sconfiggere la mentalità. Purtroppo ancora molto diffusa.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

31 Responses to “La battaglia di Fidenato, la supponenza dell’avvocato”

  1. Graziano scrive:

    Forza Fidenato, e grazie per la sua battaglia.

  2. FF scrive:

    Ah sì? Scalda i cuori? Leggete pure di seguito che dice il vostro economista di riferimento!

    “Abolizione del sostituto d’imposta per i lavoratori dipendenti: vecchia fuffa radicale, implicherebbe elevatissimi costi di compliance amministrativa senza alcun beneficio tangibile” Mario Seminerio

  3. Marcello Mazzilli scrive:

    Per FF….. E’ ovvio che a parità di FIsco sarebbe un problema abolire il sostituto di imposta. I dipendenti si troverebbero nei problemi a versare al fisco il dovuto in quanto le normative sono così astruse che avremmo bisogno di 50 milioni di commercialisti! Ma è proprio per questo che facciamo la battaglia… Se ciascun dipendente dovesse pagare in proprio le tasse… (1) Il fisco sarebbe costretto a diventare molto più semplice (2) Il dipendente si renderebbe conto di quanto guadagna in realtà e comincerebbe a chiedere riduzioni fiscali e semplificazioni (3) Il datore risparmia un costo che non dovrebbe avere (nella Costituzione c’è scritto che nessuno deve lavorare gratis per lo Stato!)

  4. Marcello Mazzilli scrive:

    APPUNTAMENTO: Pordenone, 19 Novembre 2009, Tribunale del Lavoro, ore 9.00.

    A tutti coloro che sostengono Giorgio “a parole” rinnovo l’invito di venire a sostenere la sua battaglia in piazza.. mettendoci la propria faccia, il proprio tempo e le proprie risorse economiche. Un volo Ryanair per Venezia-Treviso costa 70 euro andata e ritorno. E’ possibile organizzare automobili dalle principali città italiane.

    Alzate il culo ! :)

  5. Mario Seminerio scrive:

    Confermo quella mia frase, ma al contempo non trovo particolari problemi nella diversificazione di posizioni tra quanto scritto da Piercamillo e quanto penso io. La battaglia di Fidenato ha un valore soprattutto simbolico, ed è un gesto estremo figlio dell’esasperazione. Personalmente non credo che la gente si accorga di quanto è tartassata solo se si separa il netto dal lordo. E credo che i maggiori costi di compliance legati all’abolizione del sostituto d’imposta siano reali, e vadano contro la generale battaglia per la semplificazione fiscale.

    Credo che il lettore FF potrà comunque trarre rassicurazioni circa il fatto che Libertiamo non è una caserma, per usare un termine oggi alla moda.

    Ultima riflessione su quella frase: era riferita ad un “famoso” think tank di un ancor più famoso personaggio, che oggi ha ormai abbandonato quelle tematiche, visto che il suo obiettivo lo ha raggiunto.

  6. Se si guarda la cosa dall’interno del sistema Seminerio ha ragione da vendere. Se la si considera come un grimaldello per costringere il Moloch al redde rationem invece ha ragione Falasca. ll sistema ha raggiunto livelli tali di complessità e di involuzione da non essere ormai più emendabile. Va integralmente ripensato e sostituito con altro più equo e funzionale e ciò non in alcuna delle sue parti ma nella sua interezza.

  7. Ghino di Tacco scrive:

    La vedo come De Cesaris: al di là della questione specifica (è vero che l’abolizione del sostituto d’imposta aumenterebbe i costi complessivi del pagamento delle imposte, ma è anche vero che costringerebbe i contribuenti a farsi dei conti su quanto davvero stanno pagando allo Stato), la battaglia di Fidenato serve a ricordarci che viviamo una vera e propria crisi fiscale.

  8. Marco del Ciello scrive:

    Il lavoratore dipendente italiano non si rende minimamente conto della pressione fiscale a cui è sottoposto, proprio a causa del sostituto d’imposta (e del giochino dell’iva inclusa).

    Quando ho fatto vedere a mia madre (dipendente di un ente pubblico ed elettrice di PCI-PDS-DS-PD) la differenza tra il lordo e il netto della sua busta paga, si è immediatamente convertita al liberismo e oggi sarebbe favorevole anche alla privatizzazione del SSN.

    In Italia manca al dibattito pubblico sulle tasse un importante attore: il contribuente consapevole.

  9. Leonardo Facco scrive:

    LE PAROLE DEL PARTITO RADICALE, DOPO CHE VENERDI’ SCORSO, FIDENATO E’ STATO OSPITE LORO:
    “Il Congresso ringrazia gli imprenditori: Giorgio Fidenato, che ha deciso,
    con un’azione di disobbedienza civile, di rifiutarsi di prelevare gli
    importi dovuti allo Stato come sostituto di imposta, versandoli direttamente
    ai propri dipendenti, scelta per la quale subirà un processo la cui prima
    udienza è fissata per il prossimo 19 novembre; Luca Peotta, coordinatore
    dell’associazione “Imprese che resistono”; e Katia Bastioli, per avere tutti
    portato il loro saluto ai Radicali, presso i quali troveranno sempre
    sostegno militante nella lotta contro le tassazioni inique e le inefficienze
    pubbliche, che in Italia pesano spesso in misura esiziale sull’economia,
    sulle persone e sulle imprese”!

  10. Andrea Ansalone scrive:

    L’abolizione del Sostituto d’Imposta non è fuffa. E’ lotta di liberazione del cittadino dallo stato sovrano. E per chi non può venire e vuole sostenere questa lotta?

  11. Marco Faraci scrive:

    Io ritengo che la questione posta da Giorgio Fidenato sia molto importante, in quanto sono convinto che una delle ragioni principali che ci rende così difficile fare avanzare le idee liberali è che ci dobbiamo scontrare con l’illusione collettiva della gratuità dei servizi pubblici.
    Il sostituto di imposta contribuisce, secondo me, a creare questa illusione.
    Non è un caso che ad essere arrabbiato con il fisco sia più di frequente il lavoratore autonomo che il lavoratore dipendente, anche se le tasse le paga anche il secondo.
    Io il grosso delle tasse le ho sempre pagate da lavoratore dipendente, quindi con ritenuta alla fonte. Tuttavia mi è capitato a volte di pagare tasse su altri tipi di reddito e la sensazione soggettiva di disfarsi di soldi che si sono avuti in mano è qualitativamente diversa.

  12. filipporiccio scrive:

    I maggiori costi che si avrebbero con l’abolizione del sostituto d’imposta non sono altro che la prova che il sistema fiscale italiano è inaccettabilmente vessatorio. E’ sbagliato il ragionamento “dato che pagare le tasse è complicato facciamolo fare ai datori di lavoro”.
    Come imprenditore individuale senza dipendenti ho compilato e pagato, quest’anno, 15 modelli F24, relativi a INPS, INAIL, IRAP, TARSU, IVA, IRPEF, con rate e acconti; e altri mi attendono prima del 31 dicembre.
    I lavoratori dipendenti, oltre che non vedere transitare sul proprio conto in banca la montagna di soldi che va allo stato, sono tenuti completamente all’oscuro della complicazione di questo sistema, che è forse ancora più grave. La lamentela più diffusa tra i lavoratori autonomi infatti non è sull’entità delle imposte (comunque alta) quanto sulla “rottura” che è diventato pagarle. Dovrebbe essere compito dello stato stesso fare il conto per il cittadino, che sia dipendente, autonomo o imprenditore.

  13. Rossano Raspo scrive:

    Sono d’accordo con Marco Faraci, la battaglia culturale da portare avanti è quella contro la pericolosa illusione del gratuito, che annacqua e nasconde gli elevatissimi costi del sistema, altrimenti le idee liberali rimarranno sempre troppo estranee al tessuto sociale italiano

  14. Tommaso scrive:

    Posto che non sono sicurissimo che in questo Paese ci sia spazio per la disobbedienza civile, penso che operazioni come queste possano essere sentite solo da persone già di per sé sensibili a questi argomenti. Per quanto ho colto, l’argomento sotteso a tutta la discussione è espressodal Sig. Mazzilli, cioé che “Se ciascun dipendente dovesse pagare in proprio le tasse… (1) Il fisco sarebbe costretto a diventare molto più semplice,…”. Ma questo si regge sull’ipotesi, a mio avviso del tutto illusoria, “da necessità virtù”. Ma magari sono io ignorante e che non mi informo. Quindi, per favore, mi sapreste indicare un caso recente in cui noi italiani, invece di abbassare la testa e cercare come fregare il vicino, abbiamo fatto massa e messo un minimo in più di giustizia in quello che stava accadendo alle nostre spalle? Se ogni dipendente si pagasse da sé le tasse cercherebbero un bravo commercialista che “giochi” un po’ coi loro conti, piuttosto che esigere di pagare meno.”E se ti scoprono?” Prima o poi si condona, o quei soldi te li perdi di avvocato, che in Italia non mancano mai.Grazie. Ciao

  15. giorgianni scrive:

    Grande la battaglia di Fidenato : sono uomini come lui che smuovono le cose, più di mille libri o conferenze.
    In un post recente a proposito del carico fiscale sul costo del lavoro , lanciavo l’idea che si stabilisca una clausola europea che se uno stato supera una certa percentuale scatti in automatico l’abolizione del sostituto d’imposta. Ambizioso?
    Si potrebbe fare come primo passo che la busta paga evidenzi ben chiaro quanto il datore versa al fisco?
    … e che il sostituto d’imposta fatturi allo stato il servizio?

  16. Simone Berti scrive:

    la battaglia sulla abolizione del sostituto d’imposta è una bandiera libertaria che ha l’indubbio pregio di rendere consapevoli i lavoratori dipendenti sul carico tributario. Non c’è dubbio che la suddetto abolizione presenterebbe anche problemi amministrativi non banali. Penso comunque che la battaglia giuridica è persa in partenza: lo strumento referendario è notoriamente stato cassato dalla Corte Costituzionale la quale ha sostenuto che seppur istituto tributario non di natura sostanziale rientra nel divieto ex art. 75 Cost.; che violi l’art. 3 Cost. la vedo davvero dura… un’ultima annotazione: l’avvocato che rappresentava il comitato referendario per il referendum dell’abolizione del sostituto d’imposta era l’Avv. Giulio Tremonti, sic! oggi convinto anti-mercatista!

  17. Fidenato, eroe civile.

  18. Marcello Mazzilli scrive:

    Tutti a Pordenone GIOVEDI 19 !!!

    A chi non crede che l’abolizione del sostituto serva a qualcosa lo invito a immaginare questa situazione. Un operaio che fino a ieri prendeva 1.200 euro ne prende 2.000 che il 27 del mese gli vengono accreditati sullo stipendio. Dopo 6 mesi deve andare alla posta o alla banca e pagare 5000 euro al Fisco. Secondo voi.. si incazza?

  19. FF scrive:

    Mah guardi Seminerrio, è inutile che faccia come al solito lo spocchioso. Tanto più come con me che stavo dandole ragione. Secondo me l’iniziativa sul sostituto di imposta è una iniziativa disperata come lei l’ha definita, che non porta a nulla e serve solo a titillare l’evasione, come ha scritto anche lei. Io rilevavo solo, come lei scriva certe cose sul suo sito e non si esponga a scriverle su quelli “istituzionali”. A me va benissimo che non ci sia la caserma! Eccome! Ma allora non dica che il suo discorso è c0ompatibile con quello di Falaska. Dal suo sito spara ad alzo zero contro tutti e poi tace democristianamente altrove…Bà, chi la capisce è buono.

  20. Mario Seminerio scrive:

    Lei ha un deficit di comprensione, FF. E anche scarsa capacità di osservazione, visto che i miei post su Phastidio sono crosspostati qui, e viceversa. E io qui ho scritto che “non trovo particolari problemi nella DIVERSIFICAZIONE di posizioni tra quanto scritto da Piercamillo e quanto penso io”, il che vuol dire che su questo tema sono in disaccordo parziale con lui, ma che le nostre posizioni COESISTONO in questo sito. Al limite è lei che ha postato un commento dove sembra rimproverare a Falasca che “l’economista di riferimento” di Libertiamo la pensa diversamente da lui. Si, è così, quindi? Lei vede una forma di democristianità in questo?

    Aggiungo un dettaglio alla discussione più generale, visti anche altri commenti: in Francia, paese ad alta informatizzazione, è previsto che i lavoratori dipendenti abbiano trattenute in busta paga solo per i contributi sociali, mentre l’equivalente Irpef viene regolata al momento della dichiarazione dei redditi. Quindi, in Francia si ha la situazione ibrida per cui il datore di lavoro è sostituto d’imposta ma al contempo i lavoratori ricevono mensilmente un “quasi-lordo” in busta paga. Ora, la Francia è uno dei paesi europei a maggior pressione fiscale (ricordiamo che hanno anche l’ISF, cioè la patrimoniale). Eppure, di rivolte fiscali o di partiti antitasse non ne sono ancora sorti. Ora, è vero che ogni paese ha una “mappa” di percezioni sociali, e quindi per la Francia occorre trarre la conclusione che le tasse non sono viste male come in Italia, forse perché da loro esiste un welfare ancora funzionante, e/o che il loro senso di égalité è effettivamente molto forte.

    Ma quello che posso dire è che qui stiamo ponendo una problematica di behavioural economics e cioè: è o non è vero che gli italiani non riescono a distinguere il lordo dal netto? La maggioranza dei commenti apparsi qui afferma di si, io non ne sono così certo, ma attendo dati empirici a sostegno, tutto lì.

  21. Marco Esposito scrive:

    Per la mia esperienza personale dò ragione a Mario: i miei operai la busta paga se la guardano fino all’ultimo rigo (quello dove è scritto il netto), e capiscono perfettamente che c’è una bella differenza fra il lordo e il netto.
    Tanto che uno ha votato Forza Italia (contro il mio parere..) convinto che Berlusconi gli avrebbe abbassato le tasse.
    La battaglia del sostituito d’imposta è, secondo me, diversa, ma ho commentato su http://www.noisefromamerika.org e lì trovate la mia opinione.

  22. LucianoMollea scrive:

    Scusate, ma i contributi INPS e le tasse non si possono presentare via un normale F24? Per quale ragione l’Agenzia delle Entrate avrebbe respinto i pagamenti?
    (Io purtroppo faccio solo F24 di ritenute d’acconto ed IRES quindi non ho ancora visto come vengono trattati i contributi INPS e le tasse da lavoro dipendente, sono ingegnere e pago inarcassa e non l’inps).
    Teoricamente non basta presentare un F24 con i codici tributo al posto giusto e come codice fiscale di “origine” quello del datore di lavoro (in questo caso la Agricoltori Federati)?

    Non entrare nel merito della questione sostituto di imposta, ma secondo me la legge con l’introduzione del modello F24 e la possibilità di pagarlo online ha aperto la porta a fare quello che Fidenato vuol fare – e che condivido appieno – senza dover cambiare nulla.
    Ho già pagato dal mio conto online F24 per altri (miei genitori) quindi, se ho ben compreso che tutte le imposte vengono pagate con quel modello, basta solo dare gli F24 compilati correttamente ai dipendenti (lasciando come intestazione il CF del datore di lavoro) e voilà il gioco è fatto.

  23. PIETRO scrive:

    —– Original Message —–
    From: pietroancona@tin.it
    To: presidente@agricoltorifederati.it

    Caro Signor Fidenato,
    lei sa benissimo di avere sollevato la questione del sostituto di imposta come grimaldello per scardinare qualcosa di ben più importante e cioè la fiscalità generale dello Stato. In atto lei corrisponde ai lavoratori il lordo ma ogni cosa ha un principio, una evoluzione, un assestamento generale. Non possiamo escludere che avendo in mano l’ammontare delle tasse che i lavoratori dovrebbero pagare i datori di lavoro decidano poi di trattenerli e di non darli nè ai lavoratori stessi nè allo Stato. Non sarebbe la prima volta che succede nel nostro Paese. Insomma, alla fine, la vostra idea è espressa quando, nel frontispizio del vostro sito, scrivete: “le tasse sono un furto.” Le tasse, che certamente vanno riviste abolendo alcune assurdità come gli studi di settori, se eque ed applicate con giustizia, sono il fondamento della coesione sociale e della convivenza civile. Se diventano troppo pesanti e vengono usate per foraggiare il parassitismo delle oligarchie politiche e le loro clientele, diventano pericolose per la democrazie. Il federalismo fiscale voluto dai leghisti porterà ad un appesantimento fiscale che potrebbe risultare insopportabile. Già paghiamo l’Irpef regionale e comunale in quasi tutte le regioni d’Italia e le Regioni sono costosissime con stipendi ai consiglieri regionali ed ai membri della giunta regionale di governo veramente scandalosi. Le privatizzazioni aumentano terribilmente i costi di gestione perchè si debbono mantenere presidenti e consiglieri di amministrazione a milioni di euro l’anno. Mi risulta che nel Veneto c’era, non so se ancora, un tratto di autostrada amministrato da due o tre consigli di amministrazione!
    Le tasse bisogna pagarle equamente ma dobbiamo pretendere che i soldi ricavati vengono utilizzati per il bene dei cittadini e della comunità. Cominciando a tagliare le spese della politica.
    Da giovane ho fatto il Consigliere Comunale della mia città. La carica era completamente gratuita. Tutto funzionava più o meno come ora e forse meglio. Ora il consigliere comunale percepisce uno stipendio di tremila euro al mese ed in più ha un budget per la segreteria più le consulenze che si offrono agli amici professionisti e che spesso non servono proprio a nulla. Vada a vedere quante consulenze ha la Regione Veneto e le sommi a quelle di tutte le amministrazioni pubbliche della regione. Vedrà che ammontano a centinaia e centinaia di milioni di euro che potrebbero essere risparmiate per abbassare le sue tasse e dare delle opportunità in più ai giovani….
    Vi invito anche a considerare che la proprietà è stata proposta diritto naturale da Locke nel sedicesimo secolo. Il Locke come sapete è fondatore dell’ideologia capitalistica, il liberalismo, e per fare quadrare tutta la piattaforma rivendicativa della borghesia nei confronti dell’aristocrazia che faceva derivare la proprietà soltanto da un dato di ereditarietà e da un diritto “divino” e legittimare
    una provenienza “volgare” della proprietà ( sfruttamento esseri umani, schiavitù, commercio, speculazioni in borsa etcc..) la classificò tra i diritti naturali. Ma la proprietà non è diritto naturale ma
    positivo regolato dalle leggi della comunità in cui si rivendica o se ne vuole la protezione.

    Pietro Ancona

    http://tarantula.ilcannocchiale.it/post/2213505.html
    Cordialmente
    Pietro Ancona

    Viva la libertà di scelta
    Egr. Sig. Pietro Ancona,
    sono l’imprenditore che sta attuando il rifiuto di continuare a fare il sostituto d’imposta. Lei, nel parlare della mia iniziativa mente sapendo di mentire. Io ai dipendenti sto dando il lordo e una volta che per contratto è stabilito una cifra, il datore di lavoro dovrà pagarla. Spetterà al lavoratore poi pagare le tasee e quant’altro. Dov’è il problema? Lei continua a considerare i lavoratori dipendenti come dei cretini che hanno bisogno di persone intelligenti come lei che li guidino nella loro vita. E’ incapace di pensare che loro siamo in grado di badare a se stessi. E poi, come disse Tommaso Padoa Schioppa che lei sicuramente ammirava, perchè dobbiamo privare i cittadini di pagare direttamente loro le tasse visto che esse “…sono una cosa bellissima..”. Lei è un arrogante, un presupponente, un dittatore che non lascia la libertà agli individui di scegliere come vivere. Ed è anche un rapinatore perchè vuole appropriarsi del frutto del lavoro altrui per attuare le sue strampalate visioni di vita sociale. Io sono libero di scegliere con chi condividere la mia vita e se scelgo di associarmi con coloro che oggi abitano in uno zona che si chiama Austria, non sarà certo lei ad impedirmelo

    (25 novembre 2009)

    Fidenato Giorgio

    presidente@agricoltorifederati.it

  24. filipporiccio scrive:

    @Pietro Ancona

    Lei scrive: “Non possiamo escludere che avendo in mano l’ammontare delle tasse che i lavoratori dovrebbero pagare i datori di lavoro decidano poi di trattenerli e di non darli nè ai lavoratori stessi nè allo Stato.”

    Quando i datori di lavoro pagano una consulenza (e quindi pagano il lordo) forse trattengono la “quota tasse” del consulente?
    La risposta è no, a meno che, proprio grazie alla figura del sostituto d’imposta, non decidano di tenersi la ritenuta d’acconto invece di versarla allo stato (causando notevoli problemi al consulente).

    I datori di lavoro che vogliono trattenere le tasse della paga del lavoratore non lo faranno certo grazie all’abolizione del sostituto d’imposta (anzi); lo faranno (come fanno già oggi) pagando in nero il lavoratore.

    Il vero “rischio” è che a decidere di tenersi i soldi (o a fare “a metà” col datore di lavoro) sia il lavoratore stesso, eliminando così la falsa dicotomia “autonomi evasori – dipendenti pagatori” cavalcata da moltissimi demagoghi.

    E al di là di tutte le campagne pro-tasse e anti-evasione, la più gran paura dello stato è che i sudditi decidano di smettere di pagare.

  25. Armando Sogno scrive:

    Ritengo che quella intrapresa da Fidenato sia una (legittima?) provocazione.
    Dall’intera vicenda, dall’articolo, dalle parole del Fidenato stesso e dalla quasi totalità dei commenti i punti fermo sono i seguenti:
    1- i dipendenti non conoscono chiaramente qual’è la pressione fiscale cui sono sottoposti;
    2- l’imprenditore non è tenuto all’onere di fare da sostituto d’imposta
    3- la pressione fiscale in Italia è troppo alta
    4- le leggi che le regolamentano le imposte sono troppe e complesse.

    Su tutti questi punti ci sarebbe da discutere a fondo, tuttavia mi limito ad alcune brevi osservazioni:
    1- i dipendenti, così come gli imprenditori e i liberi professionisti dovrebbero formarsi per comprendere a fondo quali siano pregi e difetti della loro forma contrattuale di lavoro. La forte pressione fiscale è proporzionale alla forte tutela che il lavoro dipendente offre. Il problema semmai è nell’utilizzo che i nostri concittadini fanno dei loro diritti (sia nel pubblico che nel privato) abusando del denaro pubblico con malattie, infortuni, maternità, ecc. a volte al limite del paradosso. Ma questo è di nuovo un problema di “cultura”.
    2- concordo sul fatto che, se l’imprenditore potesse evitare di fare da sostituto d’imposta, sarebbe per lui un risparmio di tempo e di denaro. Ma mi chiedo se spendere le stesse energie e risorse nell’educazione dei propri dipendenti non sarebbe più fruttuoso. E forse avrebbe anche lo stesso ritorno d’immagine…
    3- la tassazione può essere alta o bassa a seconda del rapporto spesa del contribuente/servizio ricevuto dallo Stato. Ma in Italia abbiamo una situazione talmente diseguale tra regioni, province e comuni, che non si può certo Tra l’altro, visto il luogo dove si svolge la vicenda, nel Veneto, non penso proprio che il centro della discussione sia questo.
    4- perfettamente d’accordo. Si proponga una riforma seria e condivisa. Cito ad esempio (perchè è l’unica che abbia visto) quella proposta da Pietro Ichino su: http://www.pietroichino.it/?p=1079

    Cordialmente,
    Armando Sogno

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  2. [...] forse anche dovuta dall’arroganza dei propri legali, perlomeno da quanto descritto nell’unico articolo a riguardo. Hanno cercato di buttare tutto nel ridicolo, mentre i legali di Fidenato fanno sul [...]

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