– La battaglia politica che sta conducendo Giorgio Fidenato (imprenditore agricolo, responsabile di Agricoltori Federati, presidente di Futuragra ed esponente del Movimento Libertario) scalda i cuori degli spiriti liberali: sollevare la questione di costituzionalità delle norme sul sostituto d’imposta a partire da un caso di “disobbedienza civile”. Da gennaio di quest’anno – la notizia è rimbalzata in più occasioni sui media – Fidenato ha deciso di corrispondere ai dipendenti di Agricoltori Federati lo stipendio lordo, chiedendo loro di pagarsi da soli tasse e contributi. Ma dando in cambio la libertà ed un diritto che i lavoratori dipendenti italiani non hanno: la libertà di pagare le tasse secondo le scadenze previste per i lavoratori autonomi e non mensilmente (gli effetti finanziari sono evidenti) ed il diritto di conoscere l’effettivo peso della tassazione.
Sebbene i lavoratori di Agricoltori Federati abbiano cercato invano di mettersi in contatto con l’amministrazione dell’Agenzia delle Entrate per il versamento del dovuto (ed alcuni hanno pure fatto offerta del medesimo, vedendosela respingere), l’associazione si è vista recapitarsi le cartelle esattoriali, come se da parte del datore di lavoro ci fosse stata una mera omissione di pagamento.
Come finirà la vicenda? Vedremo: Agricoltori Federati si è opposta alle cartelle, chiedendo la sospensiva del giudizio per ottenere la declaratoria di illegitimità costituzionale degli articoli 47 e 48 del regio decreto istitutivo dell’Inps (1827/1935), dell’articolo 2115 del codice civile e dell’articolo 19 della legge 218/1952, per violazione degli articoli 2, 3, 23, 41 e 113 della Costituzione.  Il prossimo 19 novembre, spetterà al Giudice del Tribunale di Pordenone l’onere di decidere se rimettere o meno la questione alla Corte Costituzionale. Se dovesse accadere, Fidenato e tutti i contribuenti italiani avrebbero un primo significativo successo. E a quel punto, sarà preciso dovere di quanti hanno in gran dispitto la “tirannia fiscale”, per dirla con Pascal Salin, aprire il fronte della discussione pubblica e far sentire al giudice delle leggi il peso della decisione che assumerà.
In attesa che il 19 novembre arrivino buone nuove da Pordenone, ci siamo presi la briga di leggerci la memoria difensiva e di costituzione per l’Inps relativa al ricorso che si discuterà quel giorno. E abbiamo trovato in quel testo – a firma dell’avvocato Paolo Bonetti – un concentrato di supponenza e miopia.
La supponenza è quella di chi, come fa il legale dell’ente previdenziale, sbeffeggia i richiami alle tesi di Pascal Salin compiuti dalla memoria degli avvocati di Agricoltori Federati (paragonando la citazione del giurista francese a quella eventuale di Woody Allen e proponendo sarcasticamente Salin “for president”). O, ancora, ironizza sull’impatto della crisi economica sulla decisione di Agricoltori Federati di retrocedere ai dipendenti gli adempimenti fiscali (perché non parlare, dice Bonetti, “anche degli attentati alle Twin Towers e magari della bolla immobiliare o dei mutui subprime”). Per non farsi mancare nulla, per bocca del suo avvocato, l’Inps decide anche di schernire la tesi – evidentemente nuova ed incredibile per i burocrati dell’istituto previdenziale – secondo cui l’iniziativa economica privata è “bloccata dal fardello impositivo imposto alle imprese di fungere da esattori di tributi e contributi”. Forse non sa l’avvocato Bonetti che una media impresa italiana è costretta ad impiegare circa 336 ore all’anno nella compliance fiscale, secondo i dati del Doing Business della Banca Mondiale, a fronte dei 105 richiesti ad un’azienda britannica.
La miopia, purtroppo, è ancora peggio della supponenza. Anzitutto, l’INPS non pare cogliere il senso eminentemente politico dell’iniziativa di Giorgio Fidenato: il legale si chiede come sia mai possibile “invocare un intervento della Consulta per far dichiarare l’illegittimità di norme che, bontà loro – almeno quelle – da anni garantiscono al sistema previdenziale (e fiscale) ed ai suoi protagonisti almeno un briciolo di tranquillità e di sicurezza nel marasma normativo che è ormai diventato il nostro ordinamento giuridico”. Come se non fosse diritto di ogni cittadino, ove lo ritenga opportuno, appellarsi alla Costituzione. Infine, al di là della costituzionalità o meno delle norme richiamate dalla memoria degli avvocati di Agricoltori Federati, il difensore dell’INPS sbalordisce all’idea che qualcuno possa anche solo immaginare un diverso sistema di pagamento delle tasse e dei contributi che non sia il sostituto d’imposta. Per Bonetti tutto ciò sarebbe bizzarro: forse non sa che nel 1994 l’abolizione del sostituto d’imposta faceva parte del programma elettorale di Forza Italia e che nel 2000  fu oggetto di una proposta di referendum dei Radicali, difesa innanzi alla Corte Costituzionale dall’attuale ministro dell’Economia.
A Giorgio Fidenato ed ai legali di Agricoltori Federati, Francesco Longo e Gaetano Elnekave, va il nostro “in bocca al lupo” ed un’amara considerazione: più che l’arcigna difesa, dell’ottimo avvocato Paolo Bonetti dovranno sconfiggere la mentalità. Purtroppo ancora molto diffusa.