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Il test antidroga per parlamentari, quel bisogno irrefrenabile di incastrare qualcuno

– Drogarsi è sbagliato. Lo pensano in molti ed è anche l’opinione di chi scrive. E’ sbagliato per molte ragioni mediche e sociali. Per certi versi, la più importante sul piano etico è che la droga rappresenta una fuga dall’evidenza razionale ed uno svilimento della ragione, cioè dello strumento più nobile e distintivo di cui un essere umano dispone. Ritenere che drogarsi sia un errore – anche grave – non si traduce, tuttavia, in modo automatico nell’adesione a qualsivoglia politica antidroga, tantomeno quando questa dovesse implicare violazioni sistematiche della privacy individuale.

Un liberale pensa che il fine non sempre giustifichi i mezzi e condivide istintivamente la sensazione che la strada verso l’inferno sia lastricata di buone intenzioni. C’è anche, tuttavia, chi propende per un approccio più disinvolto alla lotta contro droga, fatto di meno “se” e meno “ma”. Fra questi indubbiamente il sottosegretario Carlo Giovanardi, il cui impegno nel contrasto alla tossicodipendenza è comprovato e di lunga data.

In questi giorni il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha lanciato il cosiddetto test antidroga per i parlamentari che sta già ricevendo adesioni. Non c’è dubbio in effetti che si tratti di un’idea destinata a riscuotere consensi facili, anche largamente bipartisan. Piace naturalmente ai cattolici, di destra o di sinistra, per comprensibili ragioni di principio. Piace ai vecchi e nuovi moralisti della politica, secondo cui i “politici dovrebbero dare il buon esempio” (dove l’implicito e immancabile riferimento a Berlusconi è ovviamente puramente casuale). Piace alla gente comune perché la convince che i parlamentari non sono una casta, ma sono soggetti “alla legge” quanto il giovanotto fermato all’uscita della discoteca. Eppure c’è qualcosa di vagamente morboso in questo “test di purezza” per parlamentari. Esso rappresenta per molti versi l’ennesima declinazione della degenerazione voyeuristica della politica di oggi, di un circo mediatico-giudizario che ha la sua missione nel “beccare” qualcuno.

Dopo le feste di compleanno, le escort, i trans, ormai giornali e tv non aspettano altro se non una nuova occasione per mettere alla gogna lo sventurato di turno. E così avanti tutta con il tritacarne giornalistico, con la corsa ad “incastrare” il politico per comportamenti privati che non hanno a che fare con il ruolo pubblico che egli espleta. E non sarà nemmeno così importante se questi comportamenti sono veri o presunti, basta che la vicenda scoppi e che si parli di quello. Una lotteria del massacro, dove il vero jackpot sarà come sempre la testa di Berlusconi, ma dove, anche se non esce il “sei”, non mancheranno comunque ricchi premi per tutti, da Repubblica al Giornale, da Vespa e Floris. Forse sarebbe davvero il momento di dire basta.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

4 Responses to “Il test antidroga per parlamentari, quel bisogno irrefrenabile di incastrare qualcuno”

  1. Ghino di Tacco ha detto:

    A dire basta dovrebbero essere anzitutto i cittadini italiani. Io credo che la politica italiana stia facendo di tutto per convincere le persone delle ragioni del non-voto.

  2. I cittadini italiani, nel loro complesso sembrerebbero sempre meno intenzionati a farsi “popolo”.
    Sempre più intenzionati, a farsi, invece, assurdo “Moloch”, bieco ed assetato di sangue, ahinoi…

  3. DM ha detto:

    Non ho apprezzato le dichiarazioni di Giovannardi che citi. Le ho trovate inopportune riferite alla morte di Stefano Cucchi, in senso lato una discutibile retorica tra bianco e nero senza sfumature intermedie.

    Il modello californiano, citato giorni fa, mi sembra apprezzabile e vicino alla realtà. Apertura da un lato ai cannabinoidi per toglierli dal controllo dei narcotrafficanti (il vero obiettivo primario), legalizzandoli per l’uso terapeutico e l’uso personale domestico. Se poi si vogliono intensificare i controlli ben venga: bisogna evitare che l’abuso dei singoli, e non l’uso, possa intaccare diritti e libertà di molti sulla stessa strada.

  4. Andrea de Liberato ha detto:

    Come scrive giustamente Faraci, si tratta dell’ennesimo capitolo del NoemiSilvioMarrazzoNatalie Gate, un’altra triste puntata dello scadimento del dibattito politico in Italia.
    Un solo appunto: Giovanardi è uno strenuo difensore degli interessi proibizionisti della criminalità organizzata. Non mi pare che questo possa qualificarlo come qualcuno che si impegna contro le tossicodipendenze. Tutt’altro.

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