– Questa mattina Benedetto Della Vedova ha depositato presso la Commissione Affari Sociali della Camera un emendamento sottoscritto da oltre quaranta deputati del Pdl. L’emendamento interamente sostitutivo della proposta licenziata dal Senato consta di un solo articolo e, seguendo la traccia delle disposizioni contenute nel Codice di deontologia medica (Titolo III, Rapporti con il cittadino, Capo IV, Informazione e consenso) afferma con chiarezza il no all’eutanasia ( non sono autorizzate “neppure indirettamente, condotte attive o omissive intenzionalmente volte a provocare la morte del paziente”) e il no all’accanimento terapeutico (per cui il medico è tenuto ad astenersi “da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non adeguati alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura”). In coerenza con i principi deontologici, rispetto alla questione della volontà del paziente l’emendamento riconosce il valore assoluto e non disponibile del consenso o del dissenso alle cure espresso dai pazienti capaci e demanda ogni scelta di cura per le persone che versano in uno stato di incapacità al rapporto tra i loro familiari, gli eventuali rappresentanti legali e i medici, tendendo conto delle volontà precedentemente espresse dagli interessati, nel rispetto dei principi del codice di deontologia medica, delle norme civili e penali e del dettato costituzionale.
Roma, 16 novembre 2009

Testo dell’emendamento

Emendamento a A.C. 2350

Sostituire l’art. 1 con il seguente:

Articolo 1.
(Tutela della vita e della salute e disciplina del rapporto terapeutico)

La Repubblica italiana, tenendo conto dei principi di cui agli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, nonché della normativa deontologica che disciplina l’esercizio delle professioni sanitarie:
a) tutela la vita umana, quale diritto inviolabile ed indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell’esistenza e nell’ipotesi in cui la persona non sia più in grado di intendere e di volere, fino alla morte accertata nei modi di legge;
b) garantisce la dignità di ogni persona in via prioritaria rispetto all’interesse della società e alle applicazioni della tecnologia e della scienza;
c) riconosce che l’attività medica è esclusivamente finalizzata a tutelare la vita e la salute e ad alleviare la sofferenza dei pazienti e quindi, in coerenza con le disposizioni deontologiche, nonché con le disposizioni del codice penale, non autorizza, neppure indirettamente, condotte attive o omissive intenzionalmente volte a provocare la morte del paziente;
d) impone al medico l’obbligo di informare il paziente sui trattamenti sanitari più appropriati, acquisendone il consenso informato, sempre revocabile, anche parzialmente, da parte del diretto interessato;
e) rispetta come ambito esclusivo in cui matura ogni scelta di cura il rapporto terapeutico tra il medico e il paziente, o, in caso di incapacità di quest’ultimo, tra il medico e il soggetto che legalmente rappresenta il paziente; in tal caso, il personale sanitario e il rappresentante legale sono tenuti ad operare nel suo esclusivo interesse e a tenere conto delle volontà espresse dal paziente, quando non contrastino con la disciplina deontologica o le norme di legge; ove il diretto interessato sia minore di età, il consenso al trattamento è reso dagli esercenti la potestà parentale, dopo avere preso atto delle volontà del minore; ove il diretto interessato sia interdetto o inabilitato, il consenso è reso dal tutore, se interdetto, o dal curatore, se inabilitato; in tutti gli altri casi di incapacità, il consenso è reso dai soggetti di cui all’art. 417 c.c., nell’ordine indicato dalla stessa norma, e quindi dal coniuge, dal convivente stabile, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado, sino alla nomina dell’amministratore di sostegno, e dall’amministratore di sostegno, non appena questi sia stato nominato nelle forme previste dal codice civile; in caso di contrasto tra soggetti parimenti legittimati ad esprimere il consenso al trattamento sanitario, la decisione è autorizzata dal giudice tutelare, sentito il medico curante dell’interessato;
f) riconosce che nessun trattamento in campo sanitario può essere attivato o proseguito senza o contro il consenso informato del paziente, fermo restando il principio per cui la salute deve essere tutelata come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di legge e con i limiti imposti dal rispetto della persona umana;
g) stabilisce che, in ogni caso, il medico debba astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non adeguati alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura.

Conseguentemente, sopprimere gli articoli da 2 a 9

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