Forza D’Alema, dì qualcosa di europeo!

– Speriamo che D’Alema non si sia offeso per la pregiudiziale “anti-comunista” fatta circolare contro la sua candidatura a Mr. Pesc nei corridoi di Bruxelles. Nel ventennale della caduta del Muro, i diplomatici dei paesi che stavano dal lato sbagliato della cortina di ferro, sono comprensibilmente ipersensibili. Ma questa attenzione è anche il segno che la carica di Mr. Pesc viene presa sul serio. A D’Alema, peraltro, non si è chiesta un’abiura, ma un’idea del futuro che segni una rottura con un passato (quello del comunismo in Europa, da entrambe le parti del muro) che non è stato esattamente “europeista” né sulle politiche di difesa, né più in generale su quelle di sicurezza.

La dote del grande politico non si riconosce solo nella vittoria, ma anche nella sconfitta, non solo nel saper vincere, ma nel riconoscere per tempo che si sta perdendo ed è il caso di mollare la presa e l’orgoglio di quello che si è stati, per accettare il corso degli eventi ed immaginarsi in essi. A 20 anni dalla caduta del Muro, per questa “umiltà” continua ad avere una decorosa immagine Michail Gorbaciov , il perdente che festeggia la vittoria degli altri e la propria doppia sconfitta. La prima segnata dal crollo dell’Urss, la seconda, molto più personale, rappresentata dal crollo altrettanto fragoroso delle sue ambizioni riformatrici del sistema sovietico. Versioni più convincenti di ‘comunista buono’, che al momento giusto ha avuto il coraggio di fare un passo così impegnativo, la storia ne ha offerte poche.

Questo monito “gorbacioviano” vale anche per D’Alema: occorre lungimiranza in quel lasciarsi alle spalle i corsetti ideologici per improvvisare la cosa giusta, occorre una visione che sappia spaziare, non per opportunismo, ma per onestà, su orizzonti non consueti. Lo stesso D’Alema, 10 anni, ai tempi del Kosovo, seppe fare la cosa giusta, mandando, lui ex comunista ed ex pacifista, i soldati italiani a ricacciare indietro l’ultimo gerarca nazional-comunista del continente.

Crollato il Muro, ha ripreso mercato l’Europa del possibile, un possibile talmente aperto da apparire impalpabile e inconsistente, l’opposto dell’Europa inchiodata alle necessità della logica di Yalta. D’Alema dovrebbe spiegare quale idee ha per questa Europa normale e su questo piano nessuno si permetterebbe di rinfacciargli il suo primo amore comunista. L’Europa a 27 è operazione d’ingegno, ma anche di idee da coltivare. Da parte di D’Alema, già spiegare se vuole un’Europa a braccetto di Hamas e Hetzbollah sarebbe utile. Se poi dicesse qualcosa anche sul nuovo “fronte russo” e sul ruolo europeo rispetto all’Iran, sarebbe fantastico.
Alla carica di Mr Pesc si viene nominati, e non si fa dunque campagna elettorale. Ma non è obbligatorio né fair tacere e giocarsi la partita solo dentro le stanze del Pse.

Curata la cicatrice che tagliava in due l’Europa, il futuro della normalità interessa agli ex Paesi del Est, che non chiedono troppo se vogliono sapere quale è la scommessa su cui saranno chiamati da questo ex comunista a giocare le proprie fiches. A D’Alema chiedono di dire qualcosa di europeo. Magari anche un po’ di sinistra (così Berlusconi ci fa la figura del signore), ma di solidamente europeo. Obama a Berlino, a festeggiare i vent’anni del crollo del Muro di Berlino non c’era. Forse per non rubare la scena a chi, in quell’Europa liberata definitivamente 20 anni fa, deve ancora decidere cosa farsene, di quella libertà conquistata.


Autore: Martin Schulthes

Nato ad Abbeville (Francia) nel 1968, mini-laureato (biennio) in Economia e laureato (quadriennio) in Lettere - prima a Parigi e poi a Roma - è munito di patente d’auto e di patentino da allenatore di calcio (Federazione tedesca). A Bruxelles dal 2000, si è sempre occupato di politica internazionale, prima da assistente al Parlamento Europeo e in seguito con l’ONG Non c’è Pace Senza Giustizia.

One Response to “Forza D’Alema, dì qualcosa di europeo!”

  1. Tema certamente molto attuale, quello di Gorbaciov, ora che, apparentemente, chi davvero “pesa”, sul piano internazionale, sembrerebbe essersi accordato per “sbolognare” a noi europei una versione + modesta del famoso “Scudo Stellare”, il quale fu concausa & sintomo della fine della “guerra fredda”. In favore, apparentemente, degli gli U.S.A…
    Fatto salvo il deficit, valutato in oltre 90 miliardi di $ di allora (epoca Reagan, us$ a 2.000£.it, ed oltre…), accumulato dall’industria bellica & aereospaziale americana per le spese di ricerca & sviluppo dello scudo stesso, ovviamente!
    D’altro canto, se il Congresso degli Stati Uniti proprio non vuol saperne, di saldare questo suo “debito morale”, era ovvio che quel conto, prima o poi, qualcuno avrebbe dovuto pagarlo…

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