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Sanità gratuita per tutti, parola di Visitor

– “Abbracciare il cambiamento non è mai facile, ma, se riuscirete a farlo, la ricompensa potrebbe essere molto più grande di quanto possiate immaginare” dice sorridente e con l’aria tranquilla di chi ha tutto sotto controllo, guardando dritto verso la telecamera; e poi sorprende il giornalista in adorazione, consapevole di essere venuto meno al suo ruolo di “cane da guardia”, con la proposta studiata appositamente per conquistare anche l’ultimo spicchio di popolazione ancora non in adorazione: health care per tutti. All’esterno, folle in delirio applaudono devote e grate, festeggiando la grande e bella novità che li coinvolge e li entusiasma, col cuore gonfio di speranza e gratitudine.

Cosa vi ricorda questa scena? Alzi la mano chi non ci vede una delle tante interviste in cui Barack Obama ha affascinato mezzo mondo. E invece no.
E’ una scena di una fiction, ma non è The West Wing, la meravigliosa serie che per 7 stagioni ha minuziosamente descritto la vita nella parte della Casa Bianca adibita agli uffici dello staff del Presidente, facendo sognare chi come il sottoscritto ama ed ammira la democrazia americana. No, è il remake di Visitors, serie tv degli anni ‘80 nella quale brutti e cattivissimi lucertoloni arrivano sulla terra apparentemente con intenzioni benefiche, salvo poi scoprire che si tratta di un tremendo piano per colonizzare la terra e ucciderci tutti. Se vi sembra una trama improbabile, tenete presente che l’episodio pilota è stato visto negli USA da 13 milioni di persone, lo scorso 3 novembre: è il migliore esordio della stagione per una nuova serie, ed è un risultato di tutto rispetto. La serie negli anni ’80 fu un successo entusiasmante.

Ora, prima che arrivino email e commenti assatanati per l’apparente mancanza di rispetto contenuta nell’analogia, puntualizzo subito: sto scherzando. Anche se c’è una importante metafora in tutto ciò: la fiction è fiction, la realtà è realtà, e nelle intenzioni di Barack Obama c’è solo la buona volontà in buona fede di fare del bene a chi lo ha votato e a chi ne è rimasto affascinato, altro che i lucertoloni spaziali. Chiarito l’ovvio, a beneficio di chi lo necessita, rimane interessante e curiosa l’analogia tra le due scene, a mio avviso non del tutto casuale.

I lucertoloni sanno che devono conquistarsi l’approvazione, la fiducia e la devozione di un numero maggiore possibile di umani. Ripetono in continuazione “siamo per la pace, sempre”; il primo posto in cui vanno in visita sono le Nazioni Unite; ospitano umani in visita alla loro enorme astronave e li nominano ambasciatori coinvolgendoli in maniera nuova nella diffusione del loro messaggio di pace con forme nuove e virali (ai ragazzi si chiede di fare graffiti sui muri); col sorriso sulle labbra fanno in modo che la stampa sia loro amica e faccia solo le domande che non li pongano in cattiva luce; sono tutti attraenti e in forma, il loro aspetto fisico fa parte del loro messaggio vincente. Non può essere un caso che ognuna di queste azioni sia una mimesi di alcune delle caratteristiche che hanno fatto della campagna di Barack Obama la più incredibile, affascinante, meravigliosa e innovativa campagna di sempre. Bravi gli sceneggiatori che hanno adattato uno script già esistente allo spin politico di oggi (c’è addirittura una cellula dormiente scoperta dall’FBI, che pensa di avere smascherato alcuni terroristi e si ritrova a che fare con i lucertoloni infiltrati tra gli umani grazie alla pelle artificiale simile alla nostra).

Perché interessa questa apparentemente solo curiosa analogia? Perché ci avvicina a cosa potrà accadere quando diventerà insopportabile confrontarsi con l’asticella eccessivamente elevata posta dalle aspettative, dal Nobel per la pace, dai mainstream media, da alleati e nemici affascinati dalla nuova dichiarata debolezza dell’America di Obama. E perché descrive con sufficiente comparazione la devozione e la relativa degenerazione con la quale il messaggio ed il mezzo racchiusi nel mondo di Obama sono nati, cresciuti, diffusi e oggi mantenuti. Oggi si fa la guerra all’unico network televisivo che non si inginocchia davanti al Messia; oggi in diverse scuole americane si filmano giovani studenti indottrinati ad un culto della personalità che non ha precedenti nella democrazia americana, ma ne ha nelle dittature che l’America era solita combattere; oggi si accusa delle peggiori nefandezze coloro che sono contrari al Presidente democratico, accusando di essere razzisti e reazionari coloro che non ne condividono i contenuti. Oggi si fa finta di non vedere i sondaggi, sostenendo che siano innocui; di non vedere i Tea parties contro le tasse e la spesa pubblica alle stelle, sostenendo che siano sobillati in mala fede; di non vedere la tornata elettorale dello scorso 3 novembre (curiosamente, la stessa sera in cui è andato in onda la fiction sopra descritta), sostenendo che abbia portata solo ed esclusivamente locale; di non vedere le difficoltà di un Congresso dominato dai democratici, con un GOP allo sbando, sostenendo che le colpe dello stallo legislativo ricadano solo sulle lobby cattive. Oggi ci si copre gli occhi per non vedere, ed è una situazione anche comprensibile dopo un così entusiasmante engagement elettorale, un Presidente (e una First Lady) così inimitabilmente cool, un messaggio pacifista e aperturista così appassionatamente populista, tanto meraviglioso quanto impossibile. Il problema non è che si faccia finta di credere che si sia ancora in luna di miele, senza voler vedere che il popolo americano si sta risvegliando dalla favola, dispiaciuto di aver solo sognato ma abituato, come suo solito, a rimboccarsi le maniche e darsi da fare per migliorare sé stessi e gli altri; il problema è che ogni giorno che passa senza una dolorosa ma necessaria discesa coi piedi per terra, in politica estera come pure interna, nell’economia come nell’industria, è un giorno in più da recuperare quando questa dipendenza dovrà essere risolta, quando ci si dovrà disintossicare da questa bellissima fiaba che ha conquistato i cuori e le menti di tutto il mondo che non ha mai dovuto guidare un Paese e fare i conti con la quotidianità globale. La superpotenza che dice di essere uguale agli altri paesi; il presidente afroamericano che sorride e tende la mano a chiunque; il nobel per la pace; la sanità per tutti; i discorsi in giro per il mondo nei quali finalmente l’America chiede scusa. Quando tutto questo sarà finito, più avanti si sarà andati e più difficile sarà tornare ad una normalità che sarà accettata con grande disagio, con enormi proteste; inventando nemici che non ci sono, rimpiangendo viaggi irrealizzabili, e più generalmente arrabbiandosi per aver creduto che gli asini avrebbero volato, i tiranni avrebbero smesso di opprimere, la storia si fosse potuta riscrivere da capo, e Hobbes avesse torto quando diceva che “homo homini lupus”. Che sono tutti bei sogni che riempiono i cuori di ognuno, ma più lontani dalla realtà di una fiction sui lucertoloni che ci vogliono uccidere tutti a colpi di sorrisi, cambiamento e sanità gratuita.


Autore: Umberto Mucci

Nato a Roma nel 1969, laureato in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma, ha un master in marketing e comunicazione. Si occupa di pubbliche relazioni in ambito di internazionalizzazione. Rappresenta in Italia l’Italian American Museum di Manhattan. Ha pubblicato per la rivista per italiani all’estero èItalia e per Romacapitale. Ha co-fondato e diretto la Fondazione Roma Europea.

4 Responses to “Sanità gratuita per tutti, parola di Visitor”

  1. stranamore ha detto:

    Barack Obama ha fatto una campagna elettorale all’insegna della più completa demagogia della hollywood delle buone intenzioni e ora si trova nell’imbarazzante posizione di tenere fede alle aspettative e alle promesse basate sul nulla più totale. E per questo non esita a mettere mano al sistema sanitario statunitense, rischiando di creare danni allucinanti. E questo criminale socialista li farà. Avete mai visto una riforma dei democratici che abbia funzionato? Forse quel perfetto idiota di Moore dovrebbe fare un documentario sulla sanità italiana. Se gli americani vedessero l’efficienza e la “gratuità” della sanità pubblica italiana (senza contare poi l’associata amministrazione corrotta di politici e amministratori locali), probabilmente farebbero penzolare da qualche bell’olmo il negretto Obama assieme al giullare Moore. Piuttosto che vedere i socialisti al governo, meglio, ma di gran lunga, essere invasi da rettili extraterresti.

  2. Umberto Mucci ha detto:

    ciao, e grazie del tuo commento. sono davvero molto critico nei confronti di Obama, su molte cose, ma non condivido il fatto di chiamarlo “criminale socialista”: credimi, non approvo la stragrande maggioranza delle cose che lui e il congresso stanno facendo, ma insultarlo non mi piace e poi, anche se sta facendo molto male, è sempre il Presidente e io cmq lo rispetto, pur criticandolo praticamente tutti i giorni. io ho fiducia nel popolo americano, capisco perchè sia stato attratto da una campagna che per molti versi è stata storica, e sono certo che se non cambiaerà direzione già nel 2010 il popolo americano voterà sovvertendo il voto del 2008. un saluto

  3. stranamore ha detto:

    Beh effettivamente “criminale socialista” è un po’ eccessivo verso il nostro amico Obama. Probabilmente in questo commento ho usato un linguaggio un po’ troppo colorito. Inoltre voglio rassicurare che non sono un affiliato del kkk. Mi si perdoni se ho ferito la sensibilità di qualcuno: è solo che il socialismo mi spinge a un senso dell’umorismo macabro.

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