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9 novembre 2009: Westerwelle piccona il muro dell’omofobia

– Sa di Europa profonda l’immagine che ha fatto il giro del mondo della nuova Germania. Il vicecancelliere e ministro degli Esteri tedesco, il liberale Guido Westerwelle ha infatti scelto di celebrare i venti anni dalla riunificazione della sua nazione mettendo sull’altare laico della Storia la propria unione (sentimentale) con un altro uomo: l’imprenditore Michael Mronz.
Lo ha fatto alla cena di gala riservata ai grandi della Terra. Mister Obama non c’era, ma c’era lady Hillary Rodham Clinton, omologa Usa di Westerwelle e già governatrice di New York, la città madre della rivoluzione gay e trans ai tempi dello Stonewall, giusto quarant’anni fa. Anche qui esatti. Per la Clinton, come ha scritto il Corsera, “uno sguardo furbo a Guido, un altro divertito a Michael e poi chiacchiere e sorrisi da classe dirigente. Il tabù smantellato con facilità: d’ora in poi, le coppie politiche non dovranno esse­re necessariamente eterosessuali”.
Il 2009 è evidentemente l’anno dei corsi e ricorsi storici in nome dei muri e delle barriere che, fortunatamente, continuano a cadere (o ad essere pesantemente picconati). La Germania, nazione guida della prima idea di Europa “risorgimentale”, grazie alla sua prima unificazione sotto l’egida della realpolitik bismarkiana, oggi, venti anni dopo il crollo dell’odioso e orrendo Muro di Berlino (simbolo della peggiore concretizzazione delle ideologie secolari novecentesche), continua ad abbattere gli ostacoli verso il futuro. Uno ad uno, come nel “domino” di barriere venute giù in questi due decenni, così ben rappresentato durante la celebrazione di ieri, Guido Westerwelle ha voluto dire la sua, mettendo in pratica la sua Stonewall di destra.
Giacca e cravatta, completo e capelli impeccabili, stile sobrio da giovane avvocato appassionato di economia aperta, Westerwelle ha compiuto un gesto di profonda istituzionalità. Lo ha fatto nel pieno delle sue facoltà, della sua rappresentanza e del rispetto che si deve al popolo che egli rappresenta. Ed è certamente pensando a tutto questo che Guido ha deciso di presentare alla sua collega Hillary e con essa al mondo intero il suo compagno di vita, non un amico ma il complice della buona e della cattiva sorte, quel Michael che i giornali hanno già simpaticamente ribattezzato “First Man”.
Tempi che cambiano e date che fanno la Storia. Per i tedeschi, tuttavia, non si è trattato affatto di una novità. Vita privata non a parte, Westerwelle non è politicamente un parvenu. Leader dei liberali tedeschi da ormai sette anni, la formazione si è rinvigorita elettoralmente proprio negli ultimi cinque anni, ovvero da quando Westerwelle ne ha assunto la guida propinando al partito la sua Spaßpolitik – letteralmente “politica dello spasso” – un cambio di strada verso soluzioni pienamente liberiste in economia e libertarie in materia di diritti e sociale.
Molti (e sempre di più) nell’elettorato moderato e liberale di centrodestra hanno scelto di puntare su Westerwelle già dal 2004, le elezioni precedenti a quelle vinte quest’anno, amando di lui anche la sua omoaffettività e la sua storia d’amore con Michael, presentato al pubblico per la prima volta proprio nel 2004, in occasione della festa per i cinquant’anni di Angela Merkel, sodale e amica da sempre della coppia.

Cinque anni fa Westerwelle rifiutò per coerenza l’idea di entrare nella “Grosse Koalition”, alleanza postelettorale tra democristiani e socialisti che ha tenuto in piedi il Ministero Merkel dell’ultimo lustro. Per Westerwelle e per i “gialli” non c’erano punti di contatto con quella coalizione. I cinque anni di opposizione hanno però fortificato ancor di più il leader liberale, classe 1961, nativo di Bonn. Che oggi si trova protagonista di un esperimento politico di apertura, innovazione e lotta ai pregiudizi. Un esperimento che, a guardarlo dall’Italia e dal fronte Pdl, fa davvero riflettere.


Autore: Daniele Priori

Nato a Marino (Rm) il 27 marzo 1982. Giornalista, è segretario politico dell’associazione GayLib. Tra i primi tesserati dei Riformatori Liberali dall’autunno 2005, è tra i soci fondatori di Libertiamo. Collabora col “Secolo d’Italia” e con riviste locali e nazionali. E’ direttore di collana presso l’editrice Anemone Purpurea di Roma per la quale ha pubblicato, insieme a Massimo Consoli, il libro “Diario di un mostro – Omaggio insolito a Dario Bellezza”

2 Responses to “9 novembre 2009: Westerwelle piccona il muro dell’omofobia”

  1. Giovanni Boggero ha detto:

    “Cinque anni fa Westerwelle rifiutò per coerenza l’idea di entrare nella “Grosse Koalition”, alleanza postelettorale tra democristiani e socialisti che ha tenuto in piedi il Ministero Merkel dell’ultimo lustro. Per Westerwelle e per i “gialli” non c’erano punti di contatto con quella coalizione”

    Come, prego? Può ripetere?!?

  2. Piercamillo Falasca ha detto:

    @Giovanni Boggero: tu cosa pensi a riguardo, invece? Io so poco di politica tedesca, quindi non ho davvero elementi per giudicare l’affermazione di Priori e la tua obiezione. Ti prego di spiegare a me, e ai lettori di Libertiamo, la tua posizione rispetto all’affermazione di Priori che contesti.

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