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Vittime del Muro, cronache da Wikipedia

Tre storie, quattro giovani vite spezzate, mille ragioni per non dimenticare mai, il solo fragile e indispensabile valore politico: la libertà.

Peter Fechter (Berlino, 14 gennaio 1944 – Berlino, 17 agosto 1962).
Peter era un muratore di Berlino Est. All’età di 18 anni, circa un anno dopo la costruzione del muro, Fechter tentò di scappare dalla DDR insieme all’amico Helmut Kulbeik. Il piano consisteva nel nascondersi nel laboratorio di un falegname vicino al muro in Zimmerstrasse e poi, osservando i movimenti delle guardie di frontiera dal nascondiglio, saltare dalla finestra nella cosiddetta “striscia della morte” (una striscia di terreno nudo tra il muro ed un secondo muro parallelo), attraversarla correndo e quindi arrampicarsi sul secondo muro (alto solo due metri e sormontato da filo spinato) e quindi ricadere nel quartiere di Kreuzberg a Berlino Ovest, vicino a Checkpoint Charlie. Quando i due raggiunsero il secondo muro le guardie iniziarono a sparare. Helmut riuscì a scavalcare il secondo muro mentre Peter fu colpito al bacino, davanti a centinaia di testimoni. Cadde dal muro, all’indietro, nella striscia della morte, dove rimase in vista dei cittadini occidentali, di molti giornalisti e naturalmente delle guardie di frontiera dell’Est. Nonostante le sue urla non ricevette aiuto medico e morì dopo circa un’ora di agonia. Centinaia di persone a Berlino Ovest si riunirono in una dimostrazione spontanea urlando “Assassini!” alle guardie di frontiera. Il comandante del plotone di guardie di frontiera che avevano sparato sostenne in seguito che non era intervenuto con assistenza medica per Fechter per paura di creare un incidente. Terminata l’agonia, le guardie di frontiera andarono a riprendere il cadavere di Peter. Da parte occidentale si sostenne che i soldati orientali avessero dissuasi gli eventuali soccorritori puntando contro di loro le armi, visto che il corpo di Fechter era nel territorio di Berlino Est. Il Time riportò la notizia secondo la quale un sottotenente americano presente alla scena avrebbe ricevuto ordini di non muoversi, probabilmente a causa delle tensioni provocate qualche giorno prima dall’uccisione di un soldato tedesco-orientale, Rudi Arnstadt, da parte di un poliziotto della Germania federale.

Marinetta Jirkowski (Bad Saarow, 25 agosto 1962 – Hohen Neuendorf, 22 novembre 1980).
Marinetta, 18 anni, incinta di tre mesi,è stata la più giovane tra le vittime femminili del Muro. Il pomeriggio del 21 novembre 1980 Marinetta aveva intravisto, con il fidanzato Falko e con Peter, un comune amico, una possibilità di fuga ad occidente nella zona di confine facente parte del comune di Hohen Neuendorf, a nord del quartiere di Frohnau. I tre giovani avevano infatti casualmente trovato abbandonate in un giardino delle scale a pioli che avrebbero reso possibile saltare la barriera. La notte tra il 21 ed il 22 novembre i giovani misero in atto il loro tentativo di fuga. Intorno alle ore 3.40 erano riusciti a superare la prima barriera e il recinto di filo spinato. Giunti all’ultimo ostacolo, rappresentato dal muro alto circa 3,5 metri, Falko riuscì a scavalcarlo passando nella parte occidentale mentre l’altro giovane indugiò sul muro per aiutare la ragazza ad arrampicarsi. Partirono numerosi colpi di fucile che colpirono gravemente la giovane, che cadde nella parte orientale mentre Peter riusciva a saltare nel lato occidentale. I soldati di confine trasportarono Marinetta, ancora viva ma ferita da 27 colpi, specie allo stomaco, all’ospedale di Hennigsdorf, dove la giovane morì in tarda mattinata.

Jörg Hartmann (Berlino, 27 ottobre 1955 – Berlino, 14 marzo 1966) e Lothar Schleusener (Berlino, 14 gennaio 1953 – Berlino, 14 marzo 1966).
Jörg  e Lothar, 10 e 13 anni, sono le due persone più giovani uccise nel tentativo di attraversare la barriera. I due amici, la sera del 14 marzo 1966, si trovavano in una colonia di orti privati nella parte settentrionale dell’allora distretto di Treptow di Berlino Est. Jörg, che viveva presso la nonna a Berlino Est, voleva raggiungere il proprio padre che abitava a Berlino Ovest. Si presume che Lothar volesse accompagnarlo. I due intendevano strisciare all’interno di un tubo, sotto gli impianti di fortificazione, nel quale passava un minuscolo torrente. Accortisi dei fuggiaschi, i militari della DDR di guardia nella zona aprirono il fuoco, nonostante le disposizioni sull’uso delle armi al confine vietassero espressamente di aprire il fuoco contro i minori. Jörg venne colpito ripetutamente alla testa e morì immediatamente. Lothar fu ferito gravemente e morì alcune ore dopo. In seguito la Stasi tentò di occultare la vicenda: alla famiglia di Jörg si fece sapere che il ragazzino sarebbe annegato in un lago nei pressi di Treptow, mentre alla madre di Lothar si fece credere che suo figlio fosse morto folgorato in una piccola località nei pressi di Lipsia.


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