Non spacchiamo l’atomo: l’uomo giusto per l’Agenzia nucleare è Umberto Veronesi

– Per fare la fissione dell’uranio in Italia serve prima realizzare la fusione degli umori. Il successo della riscossa del nucleare è legato a doppio filo alla digeribilità dei messaggi che le autorità lanceranno ad un’opinione pubblica molto facile alla paura, il cui termometro potrebbe impazzire se lo scontro politico dovesse incanaglirsi durante la hot phase dell’individuazione dei siti di costruzione delle centrali e di quelli per lo stoccaggio delle scorie. Fase non lontana, dal momento che la Legge sviluppo (n. 99/2009) approvata lo scorso luglio dal Parlamento ha fissato in febbraio 2010 la data per l’emanazione dei decreti governativi contenenti i criteri di scelta dei siti di costruzione delle centrali e di stoccaggio delle scorie, oltre che per la definizione delle misure compensative da corrispondere e da realizzare in favore delle popolazioni interessate. La medesima legge sviluppo ha ritagliato (all’articolo 29) un ruolo chiave nella partita del nucleare italiano all’Agenzia per la sicurezza nucleare, alla quale sono devolute tutte le funzioni di vigilanza e controllo tecnico nella road map verso l’atomo.
La scelta dei cinque membri dell’Agenzia (un presidente più altri quattro) è argomento di cronaca degli ultimi giorni, e sta dando molto lavoro ai bookmaker della politica, ringalluzziti dalle dichiarazioni del sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, secondo il quale sarebbe “giusto che tra i componenti che formeranno l’Agenzia ci sia anche un rappresentante dell’opposizione. E’ chiaro che nessuno di questi cinque debba essere un politico, ma persone di alta professionalità”.  Le ragioni della comunicazione, della concordia e della sostenibilità politica del nucleare presso la popolazione locale cui accennavo in precedenza, unite al gancio offerto dall’ouverture all’opposizione da parte di un membro del Governo, inducono a rilanciare una proposta formulata da Carlo Stagnaro su Chicago-Blog nei giorni scorsi, che suggeriva la nomina a presidente dell’Agenzia di “uno che la gente comune possa identificare come «uno di cui posso fidarmi». Uno sicuramente non di primo pelo. Uno, magari, con qualche esperienza politica, ma che si sia distinto per la sua autonomia di giudizio. Magari un anziano e rispettato e indiscutibile oncologo, che proprio in virtù dei suoi studi si è esposto, dal centrosinistra, a favore del nucleare. Io un nome in mente, in grado di combaciare perfettamente con questo profilo, ce l’avrei anche. E voi?”.  Noi un nome diverso non l’abbiamo, ma quello bisbigliato da Stagnaro ci piace moltissimo. Si chiama Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale, senatore del PD, già ministro della Salute e da sempre sostenitore convinto del nucleare, che in un’intervista a La Repubblica del 2007 dichiarava:

Purtroppo la parola nucleare spaventa più degli incidenti che potrebbe causare. Fobie popolari, timori irrazionali e retaggi storici fanno ancora di più dell’allarme cancro e i suoi morti causati dai derivati del petrolio. Allora io dico: basta con il panico da primitivi spaventati dal fuoco”. E ancora: “Non dobbiamo entrare nella spirale dell’ansia da inquinamento. Altrimenti non dovremmo respirare all’aperto per le polveri sottili, non fiatare in casa per la formaldeide e l’inquinamento domestico, non coltivare la frutta per i pesticidi, non mangiare per le sostanze tossiche, non produrre beni di consumo per le sostanze chimiche, non telefonare con i cellulari per le radiazioni al cervello… (…). Dobbiamo rinunciare a esistere?

Qualcuno, nel centrodestra, ha un nome migliore?


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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