OGM: Zaia firmi i protocolli sulla ricerca

Futuragra, associazione che si batte per l’introduzione delle biotecnologie in agricoltura e per la libertà  d’impresa in Italia, chiede al Ministro delle politiche agricole e forestali, Luca Zaia, i motivi della mancata emanazione del decreto ministeriale di approvazione di nove protocolli tecnici di sperimentazione su altrettante colture OGM, bloccati ormai da un anno.

“Si tratta di un atto dovuto, – ha commentato Silvano Dalla Libera, maiscoltore e Vicepresidente di Futuragra – è intollerabile che un provvedimento che potrebbe rimettere in moto in Italia la ricerca sugli OGM continui inspiegabilmente a essere rinviato”.

Dalla Libera e il prof. Francesco Sala, docente di biotecnologie all’Università di Milano e hanno portato la loro testimonianza alla conferenza stampa indetta oggi a Montecitorio da Libertiamo (che da tempo segue il tema) per presentare l’interrogazione parlamentare che Benedetto Della Vedova ha presentato sul tema.“Il perdurare del vuoto regolatorio – si legge nell’interrogazione di Della Vedova – rispetto alla coltivazione e alla sperimentazione di sementi geneticamente modificati inibisce lo sviluppo in Italia di un importante filone di ricerca scientifica, impedendo al nostro Paese di restare al passo con i maggiori competitori internazionali sul fronte dello sviluppo delle nuove tecnologie”.
Sul fronte della coltivazione, poi, gli agricoltori non sono messi meglio: per far rispettare il loro diritto di libertà di scelta e d’impresa hanno intrapreso una lunga lotta legale. Dal 2006, infatti, Silvano Dalla Libera porta avanti una battaglia legale per far valere il suo diritto a coltivare liberamente varietà  agricole autorizzate, diritto sancito dalla Commissione Europea con la Direttiva 18/2001 che autorizza la coltivazione e l’immissione in commercio in tutti gli stati membri delle varietà  di mais OGM approvate a livello comunitario. Nel 2007 ha fatto ricorso al Tar del Lazio perchè venisse riconosciuto il suo diritto a seminare le varietÃà di mais OGM iscritte al Catalogo comune europeo. Dopo il rifiuto del TAR di affrontare nel merito la questione – dichiarando, per requisiti formali, inammissibile il ricorso – oggi la sentenza si trova al Consiglio di Stato che con un’ordinanza interlocutoria ha richiesto al MIPAAF chiarimenti sulle notifiche alla Commissione UE in materia di varietà  transgeniche.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

3 Responses to “OGM: Zaia firmi i protocolli sulla ricerca”

  1. Dario Bressanini ha detto:

    Il ministro Zaia credo non abbia una visione d’insieme di cosa e’ ormai l’agricoltura transgenica nel mondo, e soprattutto dei suoi effetti economici per gli agricoltori, che illustro proprio in un libro che ho appena scritto http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/02/un-ogm-buono-pulito-e-giusto/

  2. Giordano Masini ha detto:

    L’agricoltura italiana è in stato terminale. O alla frutta, per usare una metafora più in tema. Da una parte il sistema di aiuti della PAC (politica agricola comunitaria) ha portato a un calo vertiginoso dei prezzi, per cui cercare di produrre conduce direttamente fuori mercato, dall’altra agli agricoltori è sostanzialmente vietato cercare di percorrere, sul mercato, la strada che preferirebbero.
    In questa situazione poter cominciare a lavorare con gli OGM sarebbe più che una boccata di ossigeno per il settore.
    Chi, altrove nel mondo, può coltivare OGM, fa un uso ridottissimo della chimica, con costi molto più bassi e rese migliori, e offre al mercato prodotti migliori e più sani.
    La classica obiezione che si può anche produrre bio non regge. Io da molti anni ho convertito la mia azienda al biologico perché ero letteralmente stufo della quantità di veleni (e del loro costo) che dovevo distribuire (e respirare) per ottenere prodotti accettati dal mercato. Ma l’unico risultato è stato che la mia azienda è diventata ancor di più schiava del sistema di aiuti e di premi. La regola d’oro del bio “io produco la mela col baco, a condizione che tu me la paghi” può valere per i burocrati di Bruxelles, sicuramente non vale per i consumatori.
    Ormai sono rimasti in pochi a opporsi agli OGM, dato che nessuno è mai riuscito a dimostrarne la nocività, se si escludono i soliti noti per cui fare la guerra agli OGM significa fare la guerra alle perfide multinazionali (come se gli ibridi che seminiamo oggi fossero prodotti da botteghe a conduzione familiare…)
    Ma penso che ci sia un problema di fondo, e ben altri interessi in gioco. L’industria agroalimentare, grazie alla PAC, oggi ottiene le materie prime a un prezzo inferiore del prezzo di costo. A un allevatore produrre un litro di latte costa quasi il doppio di quanto costa all’industria comprarglielo. Al tempo stesso i vincoli all’agricoltura forniscono alla stessa industria un veicolo propagandistico fortissimo: il fatto di vendere prodotti OGM free, in tempi in cui la cosa è molto in voga. Per la serie ci piace vincere facile… ;-)
    Quindi, purtroppo, non credo che siano in molti a voler cambiare questo stato di cose.

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